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Figli di Miniera

L'intervista a Franco Farci, Ex-Minatore

I temi dell'intervista a Franco Farci

  1. Franco Farci
  2. Antonio Congia
  3. Giampiero Pinna
  4. Sandro Mezzolani
  5. Ilio Salvadori
  6. Sandro Putzolu
  7. Tarcisio Agus
  8. Daverio Giovannetti
  9. Gianfranco Bottazzi
  10. Giampiero Pinna (2)
  11. Peppuccio e Angelo
  12. Alessandra Fantinel
  13. Franco Esu
  14. Ricordi sparsi dei minatori di Buggerru

Quando le miniere chiudono: il punto di vista del minatore (2)

A Montevecchio già da prima occuparono, e lì accettarono. Accettarono … il sindacato accettò, e loro … perché ormai la miniera … perché loro lavoravano tutti qui nell'iglesiente … e avevano accettato di chiudere Montevecchio. Poi li avevano trasferiti tutti qui nell'Iglesiente, sia quelli di Montevecchio che quelli di Gadoni, l'altra società sempre della stessa ENI. Quando nel 1992 il sindacato firmò per questi lavoratori per andare in mobilità, per nuove iniziative … perché a Guspini stava nascendo le Terre Cotte, perché ad Iglesias stava nascendo (?) … insomma, molti di questi lavoratori non è che l'avessero accettato, l'avevano subito, ed erano andati tutti in mobilità. Molti hanno trovato un'altra occupazione e molti sono rimasti alla fame, perché sono rimasti fuori fin quando hanno trovato un'altra collocazione. Perché la mobilità durava tre anni, se in questi tre anni non trovavi un'altra sistemazione, dovevi stare fuori.

E a noi, a questo territorio, ci avevano promesso a noi fluminesi l'albergo di Sant'Angelo nato da un'idea del 1991, in modo che questi ex minatori andavano a fare i camerieri lì. Però noi naturalmente non ci fidavamo. Non è perché non volevamo fare i camerieri, anche se c'erano delle difficoltà, però "Fatte prima l'albergo, poi chiudete la miniera". Adesso sto facendo un esempio, ma questo valeva per tutto … "Ci fatte un albergo, chiudete la miniera e noi andiamo a lavorare lì."

Se noi avevamo accettato la mobilità, che avevamo anche la lettera già emanata dalla società, di mobilità: "Bene, mobilità … nuove iniziative." Siccome, ripeto, la mobilità dura tre anni, poi sei fuori, poi saresti rimasto disoccupato altri sette anni. E questo, a noi, non ci andava bene, non ci è andato bene. E allora da quelle lettere … avevamo anche ricevuto le lettere … 300 … e allora l'indomani avevamo subito occupato tutti i cantieri. Avevamo minato tutte le gallerie, messo tutti i collegamenti … però avevamo un po' camuffato , però abbiamo tenuto l'esplosivo all'interno, ci eravamo messi nei cancelli e non poteva entrare nessuno. L'esplosivo ce lo avevamo davvero, 1 tn di esplosivo.

Questo nel '92. Abbiamo fatto due mesi di sciopero. E tramite l'assessore regionale che si era messo in mezzo con l'ENI, Battista Zurru di Gonnosfanadiga, avevamo fatto un accordo: che avrebbero ritirato tutte le lettere di mobilità e che si era continuato a lavorare. E poi si sarebbe visto negli anni successivi. Però sempre dicendo che non era più economico, che bisognava fare qualcosa …

(...)

Siamo rientrati a lavorare sino a febbraio dell'anno successivo. Nel febbraio dell'anno successivo L'ENI fanno una riunione a Roma e mette in liquidazione l'Agip Miniere. E arrivata questa comunicazione l'indomani ci siamo di nuovo richiusi in miniera. Questa occupazione è durata tre mesi.

  1. La solidarietà tra minatori
  2. Lo sfruttamento anteriore agli anni Sessanta
  3. La paura e il rischio sul lavoro
  4. Bora Bora e le miniere, la speranza e la realtà
  5. Gli anni ’70: la vendetta
  6. Gli anni Ottanta: la gestione ENI e il ruolo del sindacato all’interno delle miniere
  7. Gli anni Ottanta: la gestione ENI e il rampantismo sindacale
  8. Gli anni Ottanta: la gestione ENI e la lottizzazione in miniera
  9. Quando le miniere chiudono: il punto di vista del minatore (1)
  10. Quando le miniere chiudono: il punto di vista del minatore (2)
  11. Solidarietà e coinvolgimento dell’opinione pubblica
  12. Come si occupa una miniera
  13. I risultati dell’occupazione
  14. Isolamento e sconfitta
  15. Chiedevamo sviluppo, non assistenza
  16. Contento di non lavorare più in miniera

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