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Figli di Miniera

L'intervista a Giampiero Pinna, Ex- Consigliere Regionale

I temi dell'intervista a Giampiero Pinna

  1. Franco Farci
  2. Antonio Congia
  3. Giampiero Pinna
  4. Sandro Mezzolani
  5. Ilio Salvadori
  6. Sandro Putzolu
  7. Tarcisio Agus
  8. Daverio Giovannetti
  9. Gianfranco Bottazzi
  10. Giampiero Pinna (2)
  11. Peppuccio e Angelo
  12. Alessandra Fantinel
  13. Franco Esu
  14. Ricordi sparsi dei minatori di Buggerru

L’occupazione continua tra ritorsioni e manifestazione d’appoggio

Il quale [Parco] in base a questa norma [la norma istitutiva del Parco inserita nella legge finanziaria del 2001, ndr] doveva essere istituito con un decreto interministeriale. E a quel punto tutti pensavano che la battaglia fosse finita. In particolare quelli che mi stavano più vicini dal punto di vista politico, che non avevano guardato con molta, diciamo così, condivisione questa mia azione, essendo al di fuori di tutti gli schemi della battaglia politica [a cui] siamo abituati in Sardegna, e pensavano tutti che avremmo fatto il Natale a casa. E in realtà io, e anche i lavoratori, per la verità, abbiamo tenuto duro e abbiamo detto "no, nei nostri documenti abbiamo detto che usciamo dalla miniera una volta che il Parco è istituito e diventa operativo, una volta che i lavoratori sono stati assunti, una volta che sono arrivati i finanziamenti per avviare le opere di bonifica, le opere per il recupero di quell'immenso patrimonio che è in stato di disfacimento e di degrado pressoché totale". Per cui abbiamo, credo, creato molte delusioni, e noi ci siamo accollati l'onere di continuare questa battaglia che diventava sempre più esaltante ma anche sempre più dura. E così è stato, insomma.

Abbiamo proseguito, con alterne vicende, con momenti anche drammatici di questa lotta. Momenti anche in cui abbiamo conosciuto l'isolamento: delle istituzioni, dei sindacati. Fino, questo isolamento, a farlo diventare per noi tangibile con un atto, diciamo così, ritorsivo pesante. Perché, a un certo punto, decisero di staccarci la corrente elettrica, una cosa che non hanno mai fatto neanche le grandi multinazionali, come la Pertusola, che gestiva in modo privatistico, ovviamente, le miniere. Ma anche a quest'atto abbiamo reagito con molta determinazione e con molta dignità.

Anzi, quell'atto sconsiderato, ritorsivo, che non si era mai visto nella storia dell'occupazione delle miniere, rappresentò un po' la svolta nella lotta, in quanto la popolazione, la gente, le associazioni, la Chiesa, insomma tutti quelli che credevano nel Parco e che avevano sostenuto questa battaglia, avevano ritenuto veramente inaccettabile questo comportamento. Per cui da quel momento è ripresa con vigore l'iniziativa politica anche esterna alla miniera, e seppure sono state necessarie tantissime azioni e son dovuti trascorrere molti mesi ancora, comunque, fattostà, che nella seconda fase di questa lotta registrammo lo schieramento di ulteriori strati della società. Ricordo in modo particolare gli operatori della cultura, le compagnie teatrali, i musicisti perfino, insomma. Perché vennero a sostegno della nostra lotta dai Nomadi, agli Inti Illimani, alla Banda Osiris, a Piero Marras, che tenne un concerto nella piazza della città con 4.000 persone.

  1. La decisione di occupare Pozzo Sella
  2. Occupazione e manifestazioni di consenso del territorio
  3. L’occupazione continua tra ritorsioni e manifestazione d’appoggio
  4. Gli attestati di solidarietà alla lotta
  5. I risultati della battaglia di Pozzo Sella
  6. Il Parco secondo Giampiero Pinna
  7. L’esclusione dell’Igea dai lavori legati al Parco
  8. Quale ruolo all’Igea?
  9. La strategia della confusione adottata dalla Giunta di centrodestra
  10. Due strategie di sviluppo diverse

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