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Figli di Miniera

L'intervista a Sandro Putzolu, Ex direttore di varie miniere

I temi dell'intervista a Sandro Putzolu

  1. Franco Farci
  2. Antonio Congia
  3. Giampiero Pinna
  4. Sandro Mezzolani
  5. Ilio Salvadori
  6. Sandro Putzolu
  7. Tarcisio Agus
  8. Daverio Giovannetti
  9. Gianfranco Bottazzi
  10. Giampiero Pinna (2)
  11. Peppuccio e Angelo
  12. Alessandra Fantinel
  13. Franco Esu
  14. Ricordi sparsi dei minatori di Buggerru

Fine anni Settanta: le miniere a gestione Eni

Alla fine degli anni Settanta il settore delle Partecipazioni Statali comincia ad essere riorganizzato. In particolare il settore minerario che era gestito dalla società EGAM viene ristrutturato. L'EGAM viene sciolto, e tutte le attività dell'EGAM vengono distribuite tra le altre società di Stato. In particolare le miniere di ferro e tutte le attività siderurgiche vengono date all'Iri. Tutte le attività di tipo… dei metalli non ferrosi vengono passate all'Eni. In maniera tale che ciascun settore potesse essere riorganizzato non in un grande calderone, come era l'EGAM, ma per settori omogenei, e quindi che potessero essere fra loro sinergici.

L'Eni aveva il compito, per quanto riguarda le miniere metallifere, appunto di riorganizzare sia l'attività produttiva sia quella metallurgica, sia l'attività produttiva mineraria sia quella metallurgica, cioè di produzione del metallo. E crea per questo la società SAMIM.

La SAMIM opera praticamente dal 1978 fino all'87 con un grandissimo sforzo di modernizzazione del settore. Hanno modernizzato con grandi investimenti la metallurgia, soprattutto la metallurgia di Portovesme, creando degli impianti modernissimi. Un impianto di fusione del piombo con tecnologia russa e SNAM Progetti, e un impianti di elettrolisi dello zinco, quindi potenziando e praticamente raddoppiando la capacità dello stabilimento di Portovesme.

Allo stesso tempo ha cercato di potenziare l'attività produttiva sarda, anche se l'attività produttiva sarda, l'attività mineraria sarda, copriva esclusivamente il 10%, allora, della capacità produttiva dello stabilimento di Portovesme, che quindi era legato quasi esclusivamente agli approvvigionamenti dall'estero. Però si voleva, in qualche modo, mantenere questa realtà culturale in Sardegna. Perché praticamente le miniere che operavano nel Continente furono quasi tutte chiuse, eccetto la miniera di Raibl, in Friuli. E furono proprio potenziate le miniere sarde, con grandi progetti e con molti soldi spesi per poter rendere le attività tecnologicamente all'altezza.

Fu anche fatto un grande lavoro, diciamo così, di tipo sindacale. Perché la manodopera andava ridotta e andava riqualificata. Quindi c'è stato anche un grande periodo di lotte sindacali per poter riadeguare il personale alle esigenze delle miniere. Però si riuscì in qualche modo a riqualificare il personale e a portarlo a delle… a un numero che fosse adatto all'attività che si stava svolgendo. In particolare furono potenziate le miniere di Masua, le miniere di Monteponi. Furono fatti anche dei grandi lavori, dei test importanti nella miniera di Montevecchio, una miniera a cui io sono molto legato, perché ho passato diversi anni nel tentativo di farla ripartire, e vedere un pochino se la miniera potesse essere nuovamente produttiva. Poi dopo qualche anno abbiamo visto che non era possibile. Quindi la miniera di Montevecchio è stata una di quelle miniere che ha svolto esclusivamente una produttività, una produzione marginale, e con grande dispiacere poi è stata chiusa. Mentre l'attività vera e propria è rimasta nelle miniere dell'Iglesiente. In sostanza Masua e Nebida, Monteponi, San Giovanni e Campo Pisano.

  1. Fine anni Settanta: le miniere a gestione Eni
  2. Fine anni Ottanta: il tentativo di internazionalizzazione del settore minerario sardo
  3. Le motivazioni del disinteresse Eni rispetto alle miniere sarde
  4. La gestione Eni delle miniere
  5. Lo spirito di rivalsa dei lavoratori
  6. La chiusura definitiva della miniera di Monteponi: gli errori del sindacato
  7. Le miniere passano sotto la gestione regionale
  8. Chiusura della miniera e degrado
  9. Oltre l’industria mineraria: un’occasione persa

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