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Figli di Miniera

L'intervista a Sandro Putzolu, Ex direttore di varie miniere

I temi dell'intervista a Sandro Putzolu

  1. Franco Farci
  2. Antonio Congia
  3. Giampiero Pinna
  4. Sandro Mezzolani
  5. Ilio Salvadori
  6. Sandro Putzolu
  7. Tarcisio Agus
  8. Daverio Giovannetti
  9. Gianfranco Bottazzi
  10. Giampiero Pinna (2)
  11. Peppuccio e Angelo
  12. Alessandra Fantinel
  13. Franco Esu
  14. Ricordi sparsi dei minatori di Buggerru

La chiusura definitiva della miniera di Monteponi: gli errori del sindacato

La chiusura di una miniera è innanzitutto una cosa dolorosa, per tutti. Non solo per chi la dirige, ma soprattutto per chi ci lavora. Le motivazioni per la chiusura sono ovviamente di tipo economico. Quando proprio non si riesce più a sopportare la differenza tra costi e ricavi, si prende la decisione della chiusura. La prima cosa che ovviamente si fa è quella di comunicarlo ai lavoratori. La seconda cosa che si fa è quella di comunicarlo al Distretto Minerario, cioè al Corpo delle Miniere, cioè all'organo competente per la vigilanza sulle miniere. Ovviamente si prepara una relazione, si presentano i nuovi programmi della miniera in cui è previsto che la miniera chiuda. Voi saprete che per legge ogni anno ogni miniera deve presentare un programma di lavori con l'attività produttiva che viene svolta, e poi deve fare ovviamente un suo consuntivo. Quando si prende la decisione di chiudere ovviamente si deve comunicare …

Poi, ovviamente, non sempre, anzi, nel 99% dei casi i lavoratori non sono mai d'accordo sulla chiusura dell'attività. Questo perché… non tanto perché comporta la perdita del posto di lavoro, perché nella maggior parte dei casi sono sempre state offerte delle alternative. Magari non in attività sostitutive, perché questo è il grosso handicap di cui i sindacati si sono sempre lamentati, ma delle alternative anche in altre attività collaterali alle attività delle miniere. Per esempio nella chiusura di Monteponi l'attività che veniva offerta era quella della riabilitazione ambientale e della creazione e della valorizzazione dei siti minerari dimessi. Che era un'attività che oggi Igea sta svolgendo, e su cui sono impegnati praticamente tutti i lavoratori che erano impegnati prima nell'attività produttiva. Quindi non ci sono stati dei licenziamenti.

Ecco, piuttosto i lavoratori… quello che temevano, quindi non era quello di perdere il posto di lavoro, ma quello di cambiare tipo di lavoro, quello di non avere più la base sicura del minerale che esce da sottoterra. Loro ne hanno sempre fatto una questione di sicurezze di lavoro. Ecco, la riabilitazione ambientale era una cosa che per loro doveva finire rapidamente, e quindi non la consideravano una cosa sicura. Secondo me sbagliando, perché poi pian piano, siccome i tempi della riabilitazione, della valorizzazione dei siti minerari dimessi sono comunque lunghi, e tenendo conto dell'età dei lavoratori, bene o male io credo che in questa fase andranno tutti quanti in pensione avendo creato però qualcosa che poi i loro figli, i nostri figli potranno utilizzare in maniera più proficua, in maniera anche economica, ecco. Io mi sono sempre battuto per questo. Ho sempre avuto dei grandi scontri a livello sindacale proprio perché mi battevo per non buttare i soldi in attività produttive che non avevano senso, e ho sempre chiesto che venissero utilizzati questi quattrini per fare qualcosa che fosse per il futuro, costruttiva.

  1. Fine anni Settanta: le miniere a gestione Eni
  2. Fine anni Ottanta: il tentativo di internazionalizzazione del settore minerario sardo
  3. Le motivazioni del disinteresse Eni rispetto alle miniere sarde
  4. La gestione Eni delle miniere
  5. Lo spirito di rivalsa dei lavoratori
  6. La chiusura definitiva della miniera di Monteponi: gli errori del sindacato
  7. Le miniere passano sotto la gestione regionale
  8. Chiusura della miniera e degrado
  9. Oltre l’industria mineraria: un’occasione persa

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