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Figli di Miniera

L'intervista a Sandro Putzolu, Ex direttore di varie miniere

I temi dell'intervista a Sandro Putzolu

  1. Franco Farci
  2. Antonio Congia
  3. Giampiero Pinna
  4. Sandro Mezzolani
  5. Ilio Salvadori
  6. Sandro Putzolu
  7. Tarcisio Agus
  8. Daverio Giovannetti
  9. Gianfranco Bottazzi
  10. Giampiero Pinna (2)
  11. Peppuccio e Angelo
  12. Alessandra Fantinel
  13. Franco Esu
  14. Ricordi sparsi dei minatori di Buggerru

Le miniere passano sotto la gestione regionale

Quando l'Eni decise di abbandonare le miniere naturalmente ci fu una reazione da parte dei lavoratori piuttosto forte. Ci furono degli scioperi anche prolungati, per diversi mesi, con occupazione delle miniere, e questi scioperi portarono a trovare degli accordi con l'Eni e con la Regione per la formazione di una nuova società che gestisse il proseguimento dell'attività produttiva per il periodo necessario, e per cominciare i lavori di messa in sicurezza e riabilitazione delle miniere.

Questa società venne costituita, si chiamò Miniere Iglesiente, e cominciò ad essere operativa nel settembre del '93. Gli accordi prevedevano che l'attività produttiva proseguisse per circa un anno e mezzo. Tanto è vero che l'Eni dette a questa società le dotazioni finanziarie per proseguire l'attività produttiva per un anno e mezzo. Cioè, in sostanza, gli dette la disponibilità dei quattrini che servivano per coprire le perdite di gestione che era scontato che si dovessero avere. Non solo, ma gli dette anche la disponibilità per eseguire tutti i lavori di messa in sicurezza e per la chiusura dell'attività. Inoltre, la società aveva a disposizione anche delle disponibilità finanziarie da parte dello Stato, a valere sulla legge 204, per la valorizzazione dei siti minerari dimessi.

In ogni caso questi accordi in qualche modo non furono rispettati perché … i lavoratori ritennero che non fossero state rispettate le condizioni poste inizialmente, e cioè di condizionare la chiusura dell'attività alla creazione di attività sostitutive. Per cui l'attività produttiva venne proseguita… cioè, la Regione Sarda, l'Assessorato all'Industria accettò di finanziare ulteriormente l'attività produttiva per ulteriori due anni e mezzo, con una spessa di circa 12 miliardi l'anno.

Ecco, io devo dire sinceramente non sono mai stato molto favorevole a questa scelta, perché l'attività produttiva non serviva assolutamente a creare futuro, ma serviva soltanto a gestire il presente. Per noi serviva invece creare qualcosa che servisse per continuare a dare lavoro. Noi spendevamo 6 miliardi l'anno di energia elettrica per pompare l'acqua della miniera di Monteponi e buttarla in mare. E abbiamo proseguito così per molti anni oltre quelli che erano previsti. Io ho sempre avuto molti scontri con i lavoratori su questo punto, e continuo oggi a sostenere che… di avere avuto ragione. In ogni caso le cose avvennero in questi termini e si cominciò anche a fare quello che era previsto dagli accordi, cioè la messa in sicurezza e la riabilitazione.

  1. Fine anni Settanta: le miniere a gestione Eni
  2. Fine anni Ottanta: il tentativo di internazionalizzazione del settore minerario sardo
  3. Le motivazioni del disinteresse Eni rispetto alle miniere sarde
  4. La gestione Eni delle miniere
  5. Lo spirito di rivalsa dei lavoratori
  6. La chiusura definitiva della miniera di Monteponi: gli errori del sindacato
  7. Le miniere passano sotto la gestione regionale
  8. Chiusura della miniera e degrado
  9. Oltre l’industria mineraria: un’occasione persa

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