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Figli di Miniera

L'intervista a Sandro Putzolu, Ex direttore di varie miniere

I temi dell'intervista a Sandro Putzolu

  1. Franco Farci
  2. Antonio Congia
  3. Giampiero Pinna
  4. Sandro Mezzolani
  5. Ilio Salvadori
  6. Sandro Putzolu
  7. Tarcisio Agus
  8. Daverio Giovannetti
  9. Gianfranco Bottazzi
  10. Giampiero Pinna (2)
  11. Peppuccio e Angelo
  12. Alessandra Fantinel
  13. Franco Esu
  14. Ricordi sparsi dei minatori di Buggerru

Oltre l’industria mineraria: un’occasione persa

Una delle cose che nella fase di chiusura delle miniere non sono state fatte è quello di utilizzare la grande esperienza, la tecnologia, la professionalità di chi ha operato, per creare qualcosa di nuovo, che fosse basato anche soprattutto sulle miniere.

In realtà, in Germania quando sono state chiuse le miniere, perché la Germania è sempre stata una grande nazione mineraria, e soprattutto le miniere di carbone sono state chiuse nel periodo appunto del boom petrolifero una dopo l'altra, la Germania è stata capace di creare un'industria collaterale all'industria mineraria, cioè l'industria delle macchine da miniera, che oggi costituisce uno dei punti portanti della loro industria. E sono macchine che vende in tutto il mondo, che noi stessi abbiamo acquistato.

Ecco, noi quest'occasione l'abbiamo persa a partire da Montevecchio. Cioè, Montevecchio… a Montevecchio negli anni Cinquanta è stato praticamente inventato un macchinario che era l'autopala, la pala ad aria compressa, il cui brevetto è stato venduto all'Atlas Copco, e che l'Atlas Copco poi ha diffuso in tutto il mondo. Ed è stata una macchina che ha coperto il mercato dei mezzi minerari in tutto il mondo per oltre 15 anni. Ecco, noi non siamo stati capaci di creare in Sardegna questo, diciamo così, questa attività di servizio collaterale all'esperienza mineraria che ci avrebbe consentito probabilmente di proseguire tranquillamente nel nostro tipo di attività, e con il nostro tipo di esperienza.

Io ritengo che questo sviluppo non sia potuto avvenire perchè in Sardegna l'unica industria presente era l'industria mineraria. Cioè, non avevamo, come invece è avvenuto in Germania, un'industria di manifatture di macchinari, un'industria metallurgica, un'industria che potesse in qualche modo aiutare e assorbire e cercare di essere sinergica con questa industria. Cioè, per oltre 50 anni l'unica industria degna di questo nome in Sardegna era l'industria mineraria. Non c'era il substrato, probabilmente. Ma questo negli anni della Montevecchio. Negli anni più tardi forse invece c'era. È questo il punto. Cioè, nella zona di Portovesme c'erano già anche delle industrie di tipo manifatturiero che erano in grado di portare avanti determinati sviluppi. Tanto è vero che qualche piccolo tentativo c'è stato, ma che poi non ha avuto grande successo. Però ai tempo della Montevecchio si poteva capire, ecco, che l'avessero dato all'Atlas, anche se probabilmente con qualche piccolo sforzo avrebbero potuto fare di più. Ma nei tempi recenti si sarebbe potuto forse ovviare a questo inconveniente. Cioè, la Sardegna non era più… l'industria mineraria non era più in Sardegna l'unica industria possibile.

  1. Fine anni Settanta: le miniere a gestione Eni
  2. Fine anni Ottanta: il tentativo di internazionalizzazione del settore minerario sardo
  3. Le motivazioni del disinteresse Eni rispetto alle miniere sarde
  4. La gestione Eni delle miniere
  5. Lo spirito di rivalsa dei lavoratori
  6. La chiusura definitiva della miniera di Monteponi: gli errori del sindacato
  7. Le miniere passano sotto la gestione regionale
  8. Chiusura della miniera e degrado
  9. Oltre l’industria mineraria: un’occasione persa

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