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Figli di Miniera

L'intervista a Gianfranco Bottazzi, Preside della Facoltà di Scienze politiche di Cagliari

I temi dell'intervista a Gianfranco Bottazzi

  1. Franco Farci
  2. Antonio Congia
  3. Giampiero Pinna
  4. Sandro Mezzolani
  5. Ilio Salvadori
  6. Sandro Putzolu
  7. Tarcisio Agus
  8. Daverio Giovannetti
  9. Gianfranco Bottazzi
  10. Giampiero Pinna (2)
  11. Peppuccio e Angelo
  12. Alessandra Fantinel
  13. Franco Esu
  14. Ricordi sparsi dei minatori di Buggerru

Dopo la miniera nulla. La miniera come universo chiuso

Ma la miniera è un'attività che dal punto di vista della organizzazione del lavoro e dal punto di vista della cultura industriale è un'attività molto specifica, che potremmo chiamare protoindustriale, cioè quella che viene prima della fase di industrializzazione. Perché? Perché innanzi tutto ci sono, sì, grandi concentrazioni di persone, ma svolgono un'attività che è molto più simile, forzando un po' l'esempio, naturalmente, all'attività agricola che non all'attività industriale. È vero che si svolge sotto, che si svolge in condizioni di grande difficoltà e grande fatica, ma soprattutto nell'Ottocento e fino anche a una parte del Novecento l'attività mineraria è un'attività di fatica manuale, di fatica fisica. Laddove, soprattutto, la parcellizzazione, la divisione del lavoro, la frammentazione, che era tipica della fabbrica … della catena di montaggio, non poteva che arrivare a dei livelli molto limitati …: la squadra che opera nella miniera è una squadra in cui il rapporto di fiducia tra i componenti della squadra … è fondamentale. Perché ne va della sicurezza, naturalmente. Mentre invece, per esempio, nella fabbrica la squadra non esiste, ciascuno ha la sua mansione e passa il lavoro alla mansione successiva, nella catena di montaggio. E naturalmente questo fa sì che, per quanto ci sia una storia affascinante di relazioni industriali, di relazioni sindacali, di lotte, di solidarietà all'interno della miniera, [la miniera] si configura come un universo chiuso, cioè non riesce a trasferire nel resto della società quei valori della cultura industriale che sono tipici del processo di industrializzazione.

Se poi consideriamo, in particolare, la esperienza sarda, dove praticamente le miniere erano una sorta di universo chiuso, di company town, cioè di rete di rapporti che cominciava e finiva col posto di lavoro. In cui, tra l'altro i proprietari delle miniere controllavano tutto, dallo spaccio alla scuola… basta vedere ancora oggi come sono fatti questi paesi tipo Masua, Nebida, … proprio dal punto di vista visivo ci si rende conto che lì c'è una sorta di mano onnipotente che controllava ogni momento della vita sociale, non soltanto della vita lavorativa. Come dire, una sorta di comunità chiusa.

  1. Dopo la miniera nulla. La scarsità della popolazione
  2. Dopo la miniera nulla. La miniera come universo chiuso
  3. Dopo la miniera nulla. La deresponsabilizzazione dei lavoratori
  4. Dopo la miniera nulla. L'assenza della cultura del rischio
  5. La scarsitàà di popolazione si trasforma in risorsa per il turismo
  6. Il turismo come sistema moltiplicatore di attività economica e di reddito
  7. I pericoli della monocoltura turistica
  8. Le ragioni della tiepidezza nei confronti di un futuro turistico della Sardegna
  9. Il valore aggiunto rappresentato dal Parco geominerario
  10. I motivi della tiepidezza del mondo imprenditoriale rispetto all'idea del Parco

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