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(Miniere di Vallermosa - Villacidro)
Miniera di Sa Rutedda

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L'area montuosa che confina a nord con il lago di Montimannu (Villacidro), a sud con la valle di Gutturu Mannu (Vallermosa), ad est con S'Acqua Cotta (Villasor) ed a sud - ovest con l'area archeologica di Matzanni ospita delle piccole e poco conosciute miniere. In realtà questa vasta area che ricade nei comuni di Villacidro, Vallermosa, Villasor e Domusnovas è in parte interdetta al passaggio con automezzi in quanto gestita dall'Ente Foreste della Sardegna; risultano facilmente raggiungibili la miniera di Niu Crobu e le antiche ricerche minerarie di Su Filixi, Tuviois, Monte Caboni e Monte Idda, mentre la più nota miniera di Trempa Concalis - Sa Rutedda, ricade proprio all'interno del Complesso Forestale del Linas.

Premettiamo che di queste antiche attività minerarie rimane ben poco, soprattutto per quel che riguarda le strutture rimaste come ad esempio per l'antica miniera di Niu Crobu, che coltivava un prolungamento verso est della mineralizzazione di Monte Zippiri (Villasor, vedi scheda Miniera di Monte Zippiri).

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Forse le tracce più evidenti di attività mineraria si hanno in località Trempa Concalis - Monte Su Pauli dove rimangono pochi ruderi e qualche galleria della miniera di Sa Rutedda, presso l'omonimo rio. L'area mineraria è raggiungibile da Vallermosa, in direzione Gutturu Mannu per un tratto iniziale su strada asfaltata, poi una carrareccia conduce alla sbarra che delimita il complesso forestale (presso la dighetta di Sa Rutedda) e da quì è necessario proseguire a piedi.

La miniera di Sa Rutedda (o Sarutedda)

Il 4 luglio del 1947 venne accordato al Perito Minerario Antonio Melis il permesso di ricerca Sa Rutedda; tale permesso per minerali di piombo e zinco ricadeva in territorio di Villacidro e Vallermosa ed aveva un'estensione di 433 ettari.

Tale Antonio Melis descrivendo l'area reputava che fosse facilmente raggiungibile da una strada che poteva essere resa senza grandi difficoltà camionabile; inoltre riteneva di poter sfruttare l'acqua del rio Sa Rutedda per almeno 10 mesi l'anno e di poter derivare la linea elettrica ad Alta Tensione dalla vicina miniera di Monte Zippiri, distante in linea d'aria circa 4 km. Quindi secondo il Melis, le condizioni per iniziare un'attività mineraria in tale area erano favorevoli.

Il giacimento consisteva in 2 filoni di direzione NE - SW che si incrociavano a forbice con un angolo di 10°, ospitati all'interno degli scisti metamorfosati del Siluriano. La mineralizzazione era composta da solfuri di piombo, zinco, ferro e rame, e venne esplorata con un pozzetto posto sul greto del fiume e da qualche galleria. La genesi della mineralizzazione è ascrivibile alla fase idrotermale del ciclo magmatico ercinico.

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Nel 1948 vennero realizzate: una discenderia profonda 7,2 metri che raggiunse la mineralizzazione composta da quarzo con galena, blenda e calcopirite, altre 3 gallerie ed un pozzetto; in cantiere vi lavoravano 6 uomini (una guardia, un caposquadra e quattro operai); fu costruita anche la casetta del guardiano (dimensioni 6x5 m).

Nello stesso anno il Prof. Ing. Piero Zuffardi, per conto della Soc. Montevecchio descriveva lo stato dei lavori in tale miniera ed analizzando il giacimento non lo reputava economicamente sfruttabile. Questo fatto ci fa presupporre che la miniera di Sa Rutedda non fu mai tale, ma rimase un permesso di ricerca a cui non seguì mai una concessione mineraria, nonostante gli sforzi del permissionario nel dimostrare l'economicità del giacimento.

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I minerali di Sa Rutedda

Adularia, Barite, Ematite, Galena, Goethite, Jarosite, Marcasite, Muscovite, Pirite, quarzo, Sfalerite, Siderite.

Altre località minerarie limitrofe

Monte Niu Crobu (antica miniera presso Monte Zippiri, la cui unica testimonianza è data da un rudere occultato tra la macchia; era presente un imbocco oramai franato). Tale miniera faceva parte del grande permesso di ricerca chiamato Gutturu De Forru, che comprendeva anche i cantieri di Monte Idi, Monte Olioni, Bruncu su Giudeu, Zippireddu, Tabùa, Baracca e Piscina Sanguini.

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Tuviois (permesso di ricerca del primo decennio del '900 per minerali di Piombo e Zinco; le vene quarzose mineralizzate vennero ricercate con trincee e pozzetti; nei pressi sono presenti anche i ruderi del Castello di Tuviois).

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Pitzu Asimus (permesso di ricerca per minerali di piombo e zinco relativo al 1911; vi ci lavorava la Società G.B. Dessi & C.).

Su Filixi (permesso di ricerca del primo decennio del '900 per minerali di Piombo, Zinco, Rame e Ferro).

Monte Caboni (permesso di ricerca dal 1958 per minerali di Piombo, Zinco, e Bario accordato alla Soc. Edemsarda).

Monte Idda (esplorazioni degli anni '30 di un filone quarzoso con Bario e Ferro).

Serra is Ollastus (permesso di ricerca del 1880 per Galena argentifera, ossidi di Ferro e Bario).

Punta Corr'è Cerbu (permesso di ricerca accordato ai primi del '900 al Sig. Putzu di Vallermosa, per minerali di Piombo).


Bibliografia

STARA P., RIZZO R., TANCA G.A. "Iglesiente - Arburese, Miniere e Minerali, Vol 2" - Edizione associazione e gruppi mineralogici italiani.

FADDA ANTONIO FRANCO "Sardegna, guida ai tesori nascosti" - Cagliari, Ed. Coedisar, 1994.

SELLA QUINTINO "Relazione sulle condizioni dell'industria mineraria in Sardegna" 1871.

Archivio Massimiliano Carboni.

Archivio Documentale Miniera di Montevecchio "Atti e corrispondenze relative al Permesso Sa Rutedda (Vallermosa)", Agosto 1947.

Carta Geologica 1:25.000 Capo Pecora - Guspini, Foglio 224 - 225, 1971.

Carta Geologica della Sardegna 1:200.000, 1997.

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