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(Miniere di Sulcis)
Miniera di Terras Collu

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Terras de Collu: miniera accordata in concessione alla Società Timon-Varsi nel 1853 per una estensione totale di 400 ettari.In tempi recenti la Soc. Montevecchio-Monteponi si occupò dell'area.

La concessione del 1932 riunì le miniere di Terras Collu, acquistata dalla società Monteponi nel 1895, con quella di Culmine, concessa alla Monteponi nel 1889. La miniera di Terras de Collu è situata a SW del paese di Gonnesa e si estende per 519 ettari sullo stesso orizzonte eocenico che contiene gli strati di carbone denominato Carbone Sulcis coltivati nelle miniere della Società Carbonifera Sarda. Nella concessione Terras Collu pero' gli strati, trovandosi nella zona marginale della formazione, risultavano disturbati da faglie e stiramenti, che ne rendevano la coltivazione meno facile. La Società Monteponi fino al 1895 ha sempre organizzato le coltivazioni nel modo piu economico possibile per produrre i quantitativi di carbone che erano destinati ai forni della fonderia di piombo, a quelli di calcinazione delle calamine e alla limitata produzione di forza motrice a Monteponi. Successivamente la Società cercò di produrre carbone in maggiori quantità da destinare alla produzione di energia termoelettrica nella Centrale di Porto Vesme la quale, nel 1927 era passata dalla Società Elettrica Sarda alla Monteponi.

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Nel 1950 la miniera di Terras Collu produceva 36.000 tonnellate di carbone lavato, e si trovava su un ritmo di produzione di 4000 tonnellate al mese avendo in forza 330 operai fra interno ed esterno.

Il giacimento di Terras Collu era costituito da 6 strati la cui potenza, molto variabile, arrivava in certi punti a superare i 7-8 metri complessivi; qualche strato risultò potente fino a 2 metri, ma normalmente, escluso il primo strato non coltivabile, la potenza media era di 0,80 metri per strato (cioè, complessivamente su 4 metri (circa 5 ton/mq di carbone in posto di giacimento coltivabile).

Le coltivazioni non potevano essere realizzate col metodo dei tagli lunghi per forti produzioni. Negli strati piu bassi si ottenevano i migliori risultati col sistema degli "scrapers"; mediante gallerie a livello in direzione e rimonte, discenderie si tracciavano pannelli aventi 8-12 metri di larghezza e lunghezze variabili da 30 a 50 metri; questi pannelli venivano esauriti lasciando scoscendere il tetto. L'estrazione del carbone, in origine avveniva attraverso la galleria di ribasso alla quota 56 sul livello del mare, integrata da un piccolo pozzo per l'evacuazione degli sterili che non trovavano posto in miniera.

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Nel 1927, venne iniziato lo scavo di un pozzo denominato "Sartori", alla quota 114 slm. Tale scavo, sospeso nel 1928 e ripreso nel 1935, venne ultimato nel 1938. Il pozzo era completamente rivestito in muratura ed attrezzato con gabbie ed argano da 60. Nel 1950 fu prolungato fino alla quota di metri 5 sotto il livello del mare. Il carbone grezzo veniva lavato in un impianto gravimetrico capace di trattare 300 tonnellate al giorno. I silos del carbone lavato erano raccordati con la ferrovia privata Monteponi-Porto Vesme. L'impianto di compressione d'aria per la perforazione e per i piccoli argani e ventilatori dell'interno era costituito da quattro compressori alternativi della potenza complessiva di 230 HP.

Ora tutto il complesso di Pozzo Sartori è stato inglobato in un azienda agro/pastorale.


Questa pagina è stata realizzata anche grazie al prezioso aiuto di Roberto Camedda (archeominer.domus@tiscali.it).


Bibliografia

Centenario della Società Monteponi 1850-1950.

MEZZOLANI SANDRO e SIMONCINI ANDREA "Sardegna da Salvare. Storia, Paesaggi, Architetture delle Miniere" - VOL XIII. Nuoro, Ed.Archivio Fotografico Sardo, 2007.

SELLA QUINTINO "Relazione sulle condizioni dell'industria mineraria in Sardegna", 1871.

Carta Geologica 1:25.000 Iglesias, Foglio 233, 1938.

Carta Geologica della Sardegna 1:200.000, 1997.

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