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(Miniere di Sassarese)
Miniera di Borutta (Grotta Ulari)

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Le grandi grotte e caverne del Texas, dell'Arkansas, della Colombia, del Venezuela, delle Bahamas e delle Antille, di Cuba, della Turchia, dell'Egitto, dell'Ungheria, della Francia e della Spagna hanno sempre ospitato numerosissime colonie di pipistrelli che vi si riuniscono per passare l'inverno dopo essersi nutriti di insetti (quelli europei) o frutta, piccoli vertebrati e sangue (quelli non europei); tali grotte contengono anche le deiezioni prodotte (il guano) da queste colonie e si calcola che in alcune grotte il quantitatvo arrivi a centinaia di migliaia di tonnellate.

In Italia il guano è diffusissimo solamente nelle grotte della Sardegna ed è per questo che quando in passato veniva commercializzato prendeva il nome di Guano di Sardegna. In generale il guano di Pipistrello contiene azoto sia allo stato organico che ammoniacale e nitrico; contiene inoltre acidi fosforici e urici, ossidi e tante altre sostanze minerali come magnesio, ferro, alluminio, calcio, rame ecc. Tutte queste sostanze facevano del guano un ottimo concime in alternativa ai concimi chimici artificiali.

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Descrizione della Grotta

La grotta Sa Rocca Ulàri è posta nel pendio sottostante la chiesa di San Pietro di Sorres, in direzione Nord-Ovest rispetto alla chiesa, di fronte all'abitato di Borutta e presenta due ingressi. Partendo dal piazzale della chiesa di San Pietro di Sorres si segue un viottolo sulla sinistra che raggiunge l'antica strada di collegamento del paese con la chiesa; tale strada discende verso il paese in forte pendenza ed è scavata nella roccia calcarea.

Nel punto in cui l'antica strada incrocia il sentiero che consentiva il passaggio dei carri a buoi carichi di guano (detta la Via del Guano) è ubicato un rudere, che probabilmente è quello che rimane di un'antica funicolare per il sollevamento del guano.

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Dal rudere tramite un meraviglioso sentiero che attraversa folti alberi e profumate erbe, si discende per una cinquantina di metri e si raggiunge la base di un costone calcareo, dove si apre l'ingresso principale della grotta. L'ingresso secondario, non distante da quello principale è difficilmente visibile in quanto occultato da fitti cespugli di rovi. Entrambi gli ingressi sono stati chiusi mediante cancellate per preservare l'importante colonia di pipistrelli che abita la grotta.

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L'ingresso principale della grotta è imponente, largo 4 m e alto ben 10 m. La grotta è chiusa da un cancello che inizia con una galleria ascendente, in cui è presente una volta alta e un pavimento terroso. A circa 60 m dall'ingresso della grotta si trova un ripido scivolo e la galleria diviene più ampia, formando una spettacolare sala dalla volta molto alta in cui si concentra la colonia di pipistrelli. In questa sala il pavimento appare ricco di guano di pipistrelli.

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La grotta di Ulari è posta a quota 485 metri con una temperatura interna di 16,4°C ed è considerata una grotta nursery in quanto nella stagione calda viene utilizzata dai pipistrelli per partorire e allevare i piccoli formando colonie di migliaia di esemplari; altre grotte nursery sono: la grotta del Guano (Oliena), la grotta su Coloru (Laerru), la grotta dell'Inferno (Muros), la grotta Is Zuddas (Santadi) e poche altre.

Da uno studio sulla distribuzione dei pipistrelli nelle grotte della Sardegna si evince che la grotta di Ulari è popolata da ben 6 specie: Rhinolophus hipposideros, Rhinolophus ferrumequinum, Rhinolophus mehelyi, Miniopterus schreibersi, Myothis myotis/blythi e Myothis capaccinii (aggiungiamo che un pannello all'ingresso della grotta ne descrive le specie).

Storia del Sito Estrattivo

A Borutta nel calcare miocenico a 50 metri sotto la storica chiesa di San Pietro di Sorres è nota la grotta di Ulari dove dalla prima decade del '900 una non ben precisata ditta estraeva guano di pipistrello. Chiaramente la grotta di Ulari non può essere considerata come un sito minerario, ma la particolarità del materiale estratto rende questo sito uno fra i più particolari ed interessanti tra i siti estrattivi della Sardegna. Per tale motivo la grotta di Ulari è stata inserita fra i siti minerari della Carta delle Miniere della Sardegna.

Per quanto riguarda il nome del paese di Borutta, aggiungiamo che potrebbe derivare da "Gurutta", ovvero grotta, per la presenza della cavità di Ulàri da tempi remotissimi.

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Il terreno della grotta era composto da grandi quantità di feci di pipistrello che numerosi popolavano la grotta; ciò si evince anche guardando il segno del livello di guano rimasto sulle pareti della grotta. Le feci che formavano uno spesso banco, di colori bianco e marrone raggiungevano in alcuni punti lo spessore di 4 metri. Tali banchi di feci a contatto con le pareti calcaree della grotta formavano strati di fosfato tricalcico con calcite e silice:

Il fosfato tricalcico si formava per reazione del fosfato ammonico (o dell'acido fosforico) contenuto nel guano, con il carbonato di calcio delle pareti della grotta e l'acqua di infiltrazione della grotta.

Il materiale estratto dalla grotta si divideva in base al colore ed alla composizione in 4 categorie:

Argilloso (conteneva: 33,5% di acqua, 1,03 %di Azoto e 0,98% di acido fosforico).

Rossiccio (conteneva:24% di acqua, 1,87 %di Azoto e 13,63% di acido fosforico).

Bruniccio (conteneva:1,86 %di Azoto e 9,66-7,04 di acido fosforico).

Rossiccio ricco di carbonato (conteneva:28,75 di acqua, 1,95 %di Azoto e 5,92-19,84% di acido fosforico).

Notizie sull'estrazione del guano nella grotta di Borutta si hanno consultando la Relazione del servizio minerario dell'anno 1920, nel settore cave, dove viene data una breve descrizione del sito. La stessa relazione descrive le poche strutture che permettevano l'estrazione del materiale; per trasportare il guano venne costruita una funicolare a 2 vie mossa da una locomobile da 8 hp la quale serviva anche per mettere in funzione una polverizzatrice del guano seccato al sole.

Il guano quindi estratto e sollevato mediante funicolare veniva trasferito tramite i carri a buoi sul pianoro della chiesa, veniva lasciato al sole ad essiccare e poi veniva macinato prima di essere venduto.

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A distanza di tanto tempo, il passato estrattivo di Borutta è quasi del tutto scomparso e sconosciuto ai più; in questo bel territorio ricco di nuraghi e chiese citiamo la presenza di tante fornaci di pietra per la cottura della calce concentrate nei terreni tra Torralba e Borutta, che testimoniano il fatto che Borutta anticamente fosse importante per l'estrazione e produzione della calce nella regione del Meilogu.

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Altre estrazioni di Guano in Sardegna

Numerosi studi sono stati effettuati sulle colonie di pipistrelli che abitano le grotte della Sardegna, e chiaramente quelle che ospitavano le colonie più numerose erano anche quelle dove c'erano maggiori accumuli di guano; esso venne esportato già nell'800 e sfruttato come concime quando non esitevano ancora i concimi chimici artificiali.

Tra le grotte in cui veniva estratto il guano segnaliamo oltre alla grotta di Sa Rocca Ulari (Borutta), la grotta del Diavolo o dell'Inferno (Muros), la grotta di Monte Majore (Thiesi), la grotta Badde o Su Guanu (Pozzomaggiore), la grotta Tuva'e Mare (Mara) e poche altre.



Bibliografia

Archivio EMSA-Progemisa.

Rivista del servizio minerario: anno 1920.

AUTORI VARI "Bat guano and its fertilizing value" - University of Missuri - College of Agriculture Bulletin 180 - 1921.

SHAHACK GROSS R., BERNA F., PANAGIOTIS K., WEINER S. "Bat guano and preservation of archeological remains in cave sites" - Journal of Archaelogical Science 31 - 2004.

MUCEDDA M., MURITTU G., OPPES A., PIDINCHEDDA E. "Osservazioni sui Chirotteri troglofili della Sardegna" - Bollettino della Società sarda di scienze naturali, vol. 30 - 1994-5.

MUCEDDA M., GRAFITTI G. "L'antica estrazione di guano di pipistrello in alcune grotte della Sardegna" - Boll. Gruppo Speleologico Sassarese n.19, 2009.

PARIS G. "Su un nuovo guano di pistrelli trovato a Cagliari (Sardegna)" - Laboratorio di Chimica Agraria, Portici.

DE WAELE J. "The speleological bibliography of Sardinia (Italy)" - Dipartimente di Scienze della Terra di Cagliari.

Carta delle Miniere della Sardegna 1:450.000 - Edizioni Si.Me. 2012.

Carta Geologica della Sardegna 1:200.000, 1997.

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