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Miniera di Monte Arcosu

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Il Monte Arcosu è una importante montagna del massiccio del Sulcis alta 948 m. L'area del Monte Arcosu è una vasta oasi naturalistica del WWF Italia, che ricade principlamente nei comuni di Uta, Assemini e Siliqua. Fra le oasi naturalistiche del WWF è la più estesa in Italia, con 3600 ettari di superficie.

Dal punto di vista geologico è caratterizzato prevalentemente da rocce granitiche del Carbonifero e rocce metamorfiche paleozoiche; in particolare quest'ultime comprendono le metarenarie e le quarziti Cambro-Ordoviciane appartenenti alla Formazione delle Arenarie di San Vito.

Le principali mineralizzazioni si trovano al contatto tra i graniti e le metamorfiti e sono riconducibili alla fase pneumatolitica della consolidazione del granito.

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La Storia

L'intera area del Monte Arcosu fu interessata da ricerche minerarie anche di notevole importanza se si pensa alle miniere di ferro di San Leone - Gutturu Mannu e di uranio di Arcu su Linnarbu, situate a sud del complesso montuoso. Molte altre ricerche si concentrarono sulle pendici nord orientali di Monte Arcosu per la ricerca di solfuri di piombo, zinco, rame, ferro, rame e bario.

Nel 1907 erano stati accordati 2 permessi di ricerca nell'area di Monte Arcosu ai Sig.ri Pezzini; successivamente, nel 1916 i permessi furono riuniti con il nome di "Monte Arcosu I e II" ed accordati prima al Sig. A. Aresti, poi al Sig. L. Rodriguez e ancora al Sig. A. Sabin per piombo, argento, zinco, rame e molibdeno.

Nell'area ad est di Punta Nicola Tingiosu con il nome "Monte Arcosu" veniva rilasciato nel 1938 un permesso di ricerca al Sig. Fonte, poi trasferito alla Soc. Miniere di Monte Arcosu per minerali di ferro, piombo, zinco, rame e bario.

Nel 1940 veniva rilasciato il permesso "Monte Arcosu" alla Soc. Industrie Minerarie ed Elettriche di Genova per un estensione di 746 ettari. Furono progettati scavi per 4000 mc e 70 metri di gallerie; Nel contatto tra metamorfiti e graniti si ricercavano mineralizzazioni di frattura a ganga silicea con solfuri vari.

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Nel 1952 i Sig.ri Ivo Ena e Biagio Barile di Iglesias ottenevano il permesso "Monte Arcosu" nell'area ad Est di Punta Tingiosu; l'abitato più vicino era Grogastu.

In quest'area affioravano diverse mineralizzazioni:

1. Un filone-strato a magnetite ad Est di Posta de Fideli Eius de Sa Punta Arcosu.

2. Una fascia aplitica a molibdenite ad Est di Punta Nicola Tingiosu.

3. Filoni quarzosi a solfuri.

In quest'area erano state realizzate 1 o 2 gallerie e pozzetti.

Negli anni '78-79 la PROGEMISA chiese un permesso di ricerca per minerali radioattivi e solfuri vari in una vasta area di 9150 ettari.

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Anche la Soc. Fluorsarda nel 1974 ricercò solfuri vari in un'ampia area di 10.240 ettari a Nord del Canale di Gutturu Mannu. Vennero eseguiti rilievi, studi e prospezioni con lampada UV delle mineralizzazioni poste all'interno dell'aureola metamorfica indotta dal granito. Ci si concentrò sulle tactiti calciche (rocce metamorfiche di contatto) caratterizzate dalla paragenesi silicati + fluorite + magnetite + solfuri + scheelite. Dagli studi emersero tenori bassi di fluorite e scheelite, ma concentrati un orizzonti assai estesi.

Dal 1975 al 1982 fu rilasciato il permesso di ricerca Punta su Narboni alla Soc. Mineraria Silius per minerali di Bario. Nell'area che era stata oggetto di vecchi lavori mediante trincee, affiorava un filoncello di baritina lungo 35 metri a contatto con un filone di quarzite. Lo stesso filone proseguiva anche in zona Punta Giovanni Perdu. Vennero realizzate diverse trincee, ma gli esiti furono negativi.


Bibliografia

Archivio EMSA-Progemisa.

FADDA ANTONIO FRANCO "Sardegna, guida ai tesori nascosti" - Cagliari, Ed. Coedisar, 1994.

Carta Geologica della Sardegna 1:200.000, 1997.

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