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(Miniere di Salto di Gessa - Buggerru)
Miniera di Masua - Porto Flavia

Miniera di
Salto di Gessa - Buggerru

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La Storia

Il sito minerario di Masua era già conosciuto alla fine del '600, e ciò è testimoniato dalla presenza di scavi, gallerie e fornelli nella roccia calcarea per la ricerca del piombo e dell'argento.

In età moderna le prime ricerche furono eseguite da un sacerdote, Don Carlo Negretti, nel 1813. Nel 1857 il permesso di ricerca passò al Sig. P. Vacatello che lo cedette alla Società Anonima delle Miniere di Montesanto.

Nel 1862 l'Ing. A. Bonacossa costruì a valle delle gallerie una piccola fonderia, vennero abbandonati gli scavi antichi oramai improduttivi e avviata la coltivazione di nuovi ammassi di galena e calamina. Questo minerale veniva cernito e poi mandato ai crivelli per ottenere il piombo. I misti rimanenti venivano inviati alla fonderia. Attorno a quest'ultima sorsero le prime abitazioni degli operai, venne inoltre realizzata una laveria meccanica e costruito un molo per l'imbarco del minerale. Alla fine dell '800 la miniera di Masua risultava una fra le più importanti dell'isola, con oltre 700 addetti che lavoravano nei cantieri Parodi, Podestà e Calligaris. Il villaggio minerario sito sul ripido pendio di Punta Cortis disponeva di una scuola, di un ospedale, della chiesa, di laboratori e di altri servizi.

Agli inizi del '900 la Società Montesanto fu costretta a cedere la concessione alla Società Anonima delle miniere di Lanusei, ma il primo conflitto mondiale costrinse al fermo della produzione. Nel dopoguerra vennero eseguite delle ricerche anche nell'isolotto calcareo di Pan di Zucchero, ma si decide di continuare la coltivazione della grande massa Tacconis, ubicata entro i limiti della concessione di Montecani. Questa miniera come quella di Acquaresi e quella di Masua passarono nel 1922 alla Società belga Vieille Montagne e divennero un unico grande complesso minerario, collegate in sotterraneo dalla Galleria Lanusei.

Fu proprio durante la gestione della società belga che l'Ing. Vecelli ideò un sistema per abbattere i costi di trasporto e di imbarco del minerale; nasceva così Porto Flavia, ardita opera ingegneristica che permetteva di imbarcare sui piroscafi, tramite nastri trasportatori, il minerale immagazzinato nel sottosuolo. Infatti nella montagna posizionata di fronte al Pan di Zucchero vennero scavati 9 grandi silos, capaci di contenere 10.000 tonn. di minerale.

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Nonostante gli ammodernamenti, la crisi degli anni 30 colpì anche la miniera di Masua, che passò alla Società Piombo Zincifera Sarda; Masua divenne un polo per il trattamento del minerale, infatti nel 1952 venne costruito un moderno impianto di flottazione da 300 tonn. al giorno.

Con la gestione negli anni '70 da parte dell'AMMI venne intrapresa la coltivazione dei solfuri e degli ossidati della miniera di Acquaresi. Questi giacimenti erano collegati con l'impianto di trattamento di Masua tramite la moderna Galleria di carreggio, denominata Ornella, lunga 12 km. Questa consentiva di raggiungere i cantieri Marx e Scalittas e di trasportare ogni anno 500.00 tonn. di minerale. Durante la gestione dell'AMMI l'area mineraria risultava suddivisa in 6 concessioni amministrative: Enna Murta, Pala is Carrogas, Pubuxeddu, Montecani, Masua e Acquaresi.

Nel 1991 per ragioni economiche vennero chiusi i cantieri e gli impianti di trattamento della miniera.

L'enorme patrimonio minerario di tale territorio risulta ora gestito dall'IGEA, (Per info: 0781491300 - www.igeaspa.it). che permette la visita sia di Porto Flavia che del Museo delle Macchine da Miniera, entrambi incastonati in questo bellissimo paesaggio costiero.

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Il sito minerario di Porto Flavia prese il nome dalla primogenita del progettista, l'Ing. Vecelli e fu realizzata nel 1924 scavando nella montagna calcarea due gallerie sovrapposte intervallate da 9 silos. La galleria superiore veniva utilizzata per caricare i silos, mentre quella inferiore era dotata di un nastro trasportatore che imbarcava il minerale direttamente nella stiva dei piroscafi, utilizzando un braccio mobile.

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Posto frontalmente rispetto a Masua, l'isolotto di Pan di Zucchero, è un blocco bianco di calcare cambrico che è stato isolato dall'erosione. Anche su Pan di Zucchero sono evidenti gli scavi minerari che andavano a ricercare la prosecuzione verso il mare delle mineralizzazioni piombo zincifere dell'area. Qualche saggio minerario di pochi metri di lunghezza è ubicato sul lato sud di Pan di Zucchero; sul lato nord-est è invece posta una galleria. La sommità era raggiungibile attraverso una scala in legno di cui resta qualche elemento; inoltre era presente un argano a mano per il carico del minerale.

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Forse pochi sanno che i minatori che venivano inviati a lavorare sul Pan di Zucchero rischiavano di restare bloccati sull'isolotto per le avverse condizioni meteo, fino al miglioramento delle stesse; si racconta di minatori partiti per la mezza giornata e rimasti bloccati con pochi viveri per una settimana.

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La splendida costa che va da Masua fino a Cala Domestica, passando per Canalgrande, merita una visita in barca per ammirare le innumerevoli grotte (Grotta Azzurra, G. dei Contrabbandieri, G. delle Spigole, G. dei Pipistrelli, G. di Canalgrande) che si aprono sulle pareti calcaree e scistose a picco sul mare; merita inoltre la visione della stratigrafia degli strati scistosi e calcarei i quali hanno subito immani spinte tettoniche che in alcuni punti li hanno piegati e posti verticalmente.

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Il Museo delle Macchine da Miniera raccoglie una settantina di grandi macchine, oltre che svariate attrezzature e utensili minerari, a testimonianza dell'evoluzione industriale apportata dall'epopea mineraria in Sardegna.

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I minerali di Masua

Anglesite, Arsenopirite, Calcite, Cerussite, Emimorfite, Galena argentifera, Grenokite, Idrozincite, Sfalerite e Smithsonite.


Autopala gommata in funzione.

Autopala su rotaia in funzione.


Per info, escursioni, e gite in barca nella costa di Masua contatta anche l'Associazione Verdeazzurro PandiZucchero, attiva nel territorio.

Associazione VerdeAzzurro PandiZucchero.


Bibliografia

FADDA ANTONIO FRANCO "Sardegna, guida ai tesori nascosti" - Cagliari, Ed. Coedisar, 1994.

MEZZOLANI SANDRO e SIMONCINI ANDREA "Sardegna da Salvare. Storia, Paesaggi, Architetture delle Miniere" VOL XIII. Nuoro, Ed.Archivio Fotografico Sardo, 2007.

SELLA QUINTINO "Relazione sulle condizioni dell'industria mineraria in Sardegna" 1871.

Carta Geologica 1:25.000 I. di S. Pietro - Capo Sperone, Foglio 232-232b, 1933.

Carta Geologica della Sardegna 1:200.000, 1997

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