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(Miniere di Iglesias - Gonnesa)
Miniera di San Giorgio

Miniera di
Iglesias - Gonnesa

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La miniera di San Giorgio è ubicata sull'omonimo altipiano a Sud di Iglesias e a circa 2 km dal Villaggio Asproni della miniera di Seddas Moddizzis.

La Storia

Il giacimento della miniera di San Giorgio venne coltivato sin dall'antichità e ciò è testimoniato dalla presenza di antiche fosse pisane che si sviluppano per un centinaio di metri di profondità.

Nel 1968 venner richiesto un permesso di ricerca, con l'apertura del mercato delle Calamine, e nel 1871 la Società anonima delle miniere di Monteponi ottenne la concessione mineraria del sito; veniva coltivata una mineralizzazione piombo zincifera incassata nei calcari e nelle dolomie del Cambrico.

Nel 1870 venne costruito il Pozzo Santa Barbara, con annessa macchina a vapore da 40 cav. per l'estrazione del minerale dal sottosuolo.

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Tuttavia le produzioni non raggiunsero mai livelli elevati; nel 1880 vennero prodotte complessivamente 600 tonn. di galena e 900 tonn. di minerali zinciferi.

Il tout venant prodotto dalle coltivazioni delle colonne Gouin e Volta, da dove si estrassero circa 425 tonnellate di galena contenente fino a 80 grammi di argento per quintale, veniva estratto tramite il livello Franel che si spingeva in sotterraneo, sino al pozzo Santa Barbara e successivamente al pozzo Speranza.

Il livello Franel era intestato npn lontano dalla Laveria Mameli dove poi, il tout venant veniva trattato.

Nel '900 venivano coltivate le masse Sanna (Cant. Crepaccia, Bottaro, Trombe), Antonio (liv. Sartori), Speranza (Racca, Leo), Atzori, Fais Gomais, Santa Barbara, Porrixedda, Punta Porceddu.

La massa Sanna veniva coltivata a cielo aperto e la mineralizzazione era composta, nella parte alta da ossidi di zinco con poco piombo, mentre nella parte più bassa prevalevano solfuri e ossidati.

Le mineralizzazioni nell'area di San Giorgio erano fondamentalmente di 4 tipi:

uno costituito da vene di galena al contatto tra calcari, scisti e calcescisti (zona Pozzo speranza);

una costituita da ammassi piombo-zinciferi prevalentemente ossidati nelle zone alte (Regione sanna);

un'altra formata da giacimenti calaminari di superficie che diedero luogo a grandi scavi (Regione Aritzo);

i vecchi scavi Pisani costituiti da vene di galena argentifera tra le dolomie e le arenarie.

Dal 1962 al '68 la miniera passò alla Soc. Monteponi-Montevecchio per la ricerca di minerali di ferro, ma le mineralizzazioni si rivelarono antieconomiche.

Con la rinuncia della Soc. Monteponi-Montevecchio la miniera passò temporaneamente alla SOGERSA (1974), prima della chiusura definitiva.

Il Pozzo Santa Barbara

La struttura che caratterizza maggiormente tale miniera è sicuramente il Pozzo di estrazione Santa Barbara, altrimenti chiamato Sa Macchina Beccia (in sardo la Macchina Vecchia). Questo suggestivo edificio presentandosi simile ad un castello medioevale, attira enormemente l'attenzione del visitatore; purtroppo l'intera struttura risulta abbandonata e meriterebbe altra sorte visto il fascino che ricopre.

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I minerali di San Giorgio

Galena Argentifera, Jamesonite, Zinkenite.


Bibliografia

Archivio EMSA- Progemisa.

FADDA ANTONIO FRANCO "Sardegna, guida ai tesori nascosti" - Cagliari, Ed. Coedisar, 1994.

MEZZOLANI SANDRO e SIMONCINI ANDREA "Sardegna da Salvare. Storia, Paesaggi, Architetture delle Miniere" VOL XIII. Nuoro, Ed.Archivio Fotografico Sardo, 2007.

SELLA QUINTINO "Relazione sulle condizioni dell'industria mineraria in Sardegna" 1871.

Carta Geologica 1:25.000, Foglio 233 Iglesias, 1938.

Carta Geologica della Sardegna 1:200.000, 1997

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