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(Miniere di Nurra)
Miniera di Canaglia

Miniera di
Nurra

  1. Fluminimaggiore
  2. Gonnosfanadiga-Villacidro
  3. Sardegna centrale
  4. Monte Narba (San Vito-Muravera)
  5. Salto di Quirra - Gerrei
  6. Nurra (Alghero) e Planargia
  7. San Vito - Villaputzu
  8. Rio Ollastu (Burcei)
  9. Arburese (Arbus)
  10. Iglesias-Gonnesa
  11. Iglesias-Marganai (Domusnovas)
  12. Monte Arci (Pau)
  13. Sulcis (alto e basso)
  14. Salto di Gessa (Buggerru)
  15. Barbagia - Alto Sarcidano
  16. Gerrei - Parteolla
  17. Monte Albo (Lula)
  18. Silius
  19. Ogliastra
  20. Orani - Nuorese
  21. Sassarese
  22. La Maddalena - Gallura
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La miniera è raggiungibile da più strade asfaltate, fra le quali segnaliamo; quella principale in direzione Porto Torres – Canaglia, e quella secondaria che attraversa la frazione di Palmadula a Nord di Alghero.

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La Storia

Il sito è caratterizzato dalla presenza di enormi discariche di minerale, scavi a cielo aperto in cui si raccolgono le acque piovane e da particolari strutture minerarie quali ad es: il vecchio impianto di torrefazione dei minerali ferrosi, il pozzo di estrazione denominato Riccardo, gli edifici del piccolo villaggio e la chiesetta di Santa Barbara.

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I giacimenti ferrosi della Nurra vennero individuati già nel 1741 da Carlo Gustavo Mandel (concessionario generale delle miniere sarde) e Cristian Bose esperto fonditore tedesco, durante una loro visita in Sardegna.

Nel 1870 la Società Correboi ricercò minerali ferrosi ad una decina di km dalla miniera dell'Argentiera, ma solo ai primi del '900 questi giacimenti vennero presi in considerazione; fu grazie agli studi dell'Ing. Michele Taricco, il quale individuò 4 siti principali: Monte Canaglia, Bainzu Melinu, Monte Trudda e ovile La Colti.

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Nel 1912 venne affidata la concessione alla Società Toscana Industrie Agricole, la quale costruì una linea ferroviaria privata che consentiva il trasporto del minerale nelle banchine di ponte romano a Porto Torres.

Nel 1917 la miniera fu acquisita dall'ILVA (Società Siderurgica Italiana) fino al 1927, anno in cui la concessione passò alla Società Concessionaria delle miniere dell'Elba. Dopo il secondo conflitto mondiale la miniera fu acquisita dalla Ferromin (consociata Finsider) che costruì un nuovo impianto di torrefazione ed il pozzo di estrazione Riccardo, permettendo un netto incremento dei livelli produttivi. Nonostante gli ingenti investimenti, il ridursi delle riserve di minerale costrinse la miniera alla chiusura, era il 1964.

La concessione venne revocata nel 1967.

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La Geologia

Il giacimento composto da ammassi di silicati e carbonati di ferro è ospitato nel complesso metamorfico ercinico che affiora nella Nurra; di questo complesso fanno parte sia rocce magmatiche intrusive (i gabbri del siluriano) ed effusive (meta vulcaniti acide dell'ordoviciano) che rocce metamorfiche scistose (metarenarie e filladi dell'ordoviciano).

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I minerali di Canaglia

Anatasio, Cervanite, Chamosite, Cronstedtite, Ematite, Goethite, Limonite, Magnetite, Melanterite, Quarzo, Siderite, Thuringite.

Altre piccole coltivazioni

Monte Rosso (o Monte Trudda) - minerali di ferro.

Monte Forte - minerali di ferro.

La Colti - minerali di ferro.

Rocchi di San Nicola - minerali di antimonio e piombo.

Altre concessioni/esplorazioni della Nurra citate da Quintino Sella

Monte Allegru, Stentaridda, e Su Lacu (Sassari).

Nieddazzu e Baiuzzottu (Porto Torres).

Punta Chirigonis, Sas Covas e Terra Segada (Bosa).


Visita il Sito sulla miniera di Canaglia (www.monteferrocanaglia.it)



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Bibliografia

MEZZOLANI SANDRO e SIMONCINI ANDREA "Sardegna da Salvare. Storia, Paesaggi, Architetture delle Miniere" VOL XIII. Nuoro, Ed.Archivio Fotografico Sardo, 2007.

FADDA ANTONIO FRANCO "Sardegna, guida ai tesori nascosti" - Cagliari, Ed. Coedisar, 1994.

SELLA QUINTINO "Relazione sulle condizioni dell'industria mineraria in Sardegna" 1871.

Carta Geologica 1:25.000, Foglio 179, Porto Torres, 1959.

Carta Geologica della Sardegna 1:200.000, 1997.

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