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Alberto Ferrero Conte de La Marmora

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Alberto Ferrero conte Della Marmora

(Nasce a Torino il 7 Aprile 1789 - Muore a Torino il 18 maggio 1863).

Alberto Ferrero conte Della Marmora nacque a Torino il 7 aprile del 1789 dal marchese Celestino Ferrero della Marmora e Raffaella Argentero di Bersezio, che diedero alla luce sedici figli. Alberto fu educato in principio privatamente fino all'età di 17 anni, quando entrò nella Scuola Imperiale Militare di Fontainebleu dove approfondì, oltre all'arte della guerra, i primi la geodesia, la matematica, la geografia e le scienze della Terra.

Divenuto sottotenente e in seguito capitano, partecipò a diverse campagne militari. Con la caduta di Napoleone e il ritorno dei Savoia a Torino nel 1814 entrò a far parte dell'esercito piemontese.

A partire dal 1819 compì una lunga serie di viaggi in Sardegna. Giunto la prima volta nell'Isola in compagnia del naturalista danese Jacob Keyser per dedicarsi alla caccia e alle ricerche ornitologiche, ne percepì le ricchezze storiche e naturalistiche a cui avrebbe dedicato le sue ricerche.

Nel decennio successivo all’esperienza del viaggio si unì quella del confino a cui La Marmora fu obbligato perché accusato di coinvolgimento nei moti carbonari. Essendo stato dispensato dal servizio militare poté però dedicarsi pienamente allo studio naturalistico della Sardegna iniziando a svolgere la serie delle operazioni necessarie a stendere una carta dell’Isola e a darne una descrizione completa sotto l’aspetto geologico.

In quegli anni fu impegnato in numerose escursioni scientifiche, a cui talvolta partecipavano altre personalità, come il botanico Giuseppe Moris, oltre ai collaboratori più stretti di La Marmora per le ricerche geologiche e i rilievi trigonometrici e geodetici, Carlo de Candia ed Ezio De Vecchi. Inoltre, si avvalse dei dati raccolti per l'elaborazione di una carta nautica da W.H. Smyth, ufficiale della marina britannica. La Carta della Sardegna vide la luce a Parigi nel 1845 dopo quattordici anni di rilievi topografici e studi trigonometrici.

La Marmora fu presto reintegrato in servizio e destinato, a partire dal 1825, allo Stato Maggiore presso il Viceré. Tra il 1825 e il 1826, mentre proseguiva la propria carriera militare, si occupò della redazione dei risultati delle sue ricerche, recandosi più volte a Parigi dove, nel 1826, vide la luce la prima edizione della prima parte del suo "Voyage en Sardaigne" col titolo "Voyage en Sardaigne de 1819 à 1825 ou Description Statistique, Physique Et Politique De Cette Île, Avec Des Recherches Sur Ses Productions Naturelles Et Ses Antiquités".

Questo primo volume, concepito come introduzione all'opera, venne rivisto e ripubblicato nel 1839. Nel 1840 venne pubblicata la seconda parte, dedicata alle antichità e all'archeologia. Del 1857 è invece la terza parte dell'opera, pubblicata in due volumi e dedicata alla geologia e alla paleontologia dell'Isola; al suo interno sono inoltre contenuti i preziosi contributi di Meneghini e di Bornemann.

Ognuna di queste parti era accompagnata da un Atlas (atlante). In più, La Marmora curò una raccolta di minerali sardi in triplice copia che venne esposta nei musei di Cagliari e Torino, nonché al Jardin des plantes di Parigi.

"L’Itinéraire de l'île de Sardaigne", che costisce la quarta parte del Voyage, fu realizzato come "guida" della Sardegna e «dedicato in special modo a quanti desiderino conoscere la Sardegna in tutti i suoi aspetti, anche al di fuori dei dettagli prettamente scientifici»: l'opera, pubblicata in due volumi, fu stampata a Torino nel 1860.

Nel 1831 fu richiamato a Torino, tuttavia continuò a tornare in Sardegna sia per coltivare i suoi interessi scientifici sia per attività politiche e militari. Tra gli incarichi più delicati, che attirarono su di lui maggiori critiche, vi è quello di Commissario per la Sardegna, conferitogli all’indomani degli eventi del 1848 e convertito in quello di Comandante generale una volta sedati i disordini nell’Isola. Egli rientrò nel 1850 a Torino come senatore ma presto fu richiamato in Sardegna, dove continuò a recarsi fino al 1857, anno della sua ultima visita nell’Isola.

Ammalato da tempo di gotta, morì a Torino il 18 maggio 1863.

Tra i suoi scritti molti sono quelli dedicati alla Sardegna. Oltre ai già citati, si trovano altre pubblicazioni che riflettono i diversi interessi e occupazioni del La Marmora, come il "Catalogue raisonné et systematique des échantillons dont se composent les trois collecrions géologiques des roches de l’île de Sardaigne" (1857) o le "Parole sulla classificazione geologica del combustibile di Gonnesa" (1851), dedicati alla geologia, la memoria "Sopra alcune antichità sarde" (1850) e la "Lettera a Pietro Martini sulle nuove pergamene di Arborea", su temi storici e archeologici, o ancora le "Questioni marittime sulla Sardegna" (1850) e gli "Schiarimenti sopra il taglio di centomila alberi di quercia" (1849).

Un manoscritto sugli itinerari nell’isola fu donato da La Marmora nel 1759 all’amico Giovanni Spano, che fu anche curatore della traduzione italiana dell’Itinéraire, il quale a sua volta lo donò alla Biblioteca universitaria. Una parte delle collezioni geologiche e mineralogiche realizzate dal naturalista piemontese sono tuttora custodite presso il Museo Domenico Lovisato dell’Università di Cagliari.


Questa scheda è stata realizzata grazie al contributo ed alle ricerche del Prof. Paolo Amat di San Filippo.

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