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Carlo Baudi di Vesme

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Carlo Baudi di Vesme

(Nasce a Cuneo il 23 Luglio del 1805 - Muore a Torino il 4 Marzo 1877).

Nacque a Cuneo il 23 luglio del 1805 dal nobile Michele Benedetto e da Ottavia Maria Caissotti di Chiusano.

A Torino Carlo Baudi di Vesme frequentò le scuole dei gesuiti, dove gli furono insegnate le lingue classiche e quelle europee, in particolar modo il tedesco.

Si laureò in giurisprudenza il 10 giugno del 1830 e proseguì gli studi entrando come volontario in uno degli uffici generali dello Stato destinati ad avviare i giovani laureati alla magistratura o alla carriera amministrativa.

Presto però i suoi interessi storici, filologici prevalsero e lo spinsero a partecipare al concorso che l'Accademia delle Scienze di Torino, su proposta di Cesare Balbo, nel 1833 aveva bandito per uno studio sulle Vicende della proprietà in Italia dalla caduta dell'Impero Romano fino al feudalesimo.

Nel 1941 acquistò in Sardegna un terreno demaniale, in località "Cucurru de Forru", di circa 517 ettari, in cui progettava di realizzare una tenuta agricola, che potesse essere di esempio ai coltivatori sardi.

I frequenti viaggi in Sardegna gli permisero di approfondire i problemi isolani; per tale motivo fu invitato da Carlo Alberto a scrivere una memoria pubblicata nel 1848 con il titolo: Considerazioni politiche ed economiche sulla Sardegna; In tale memoria il Baudi di Vesme riteneva che la vera fonte di ricchezza per la Sardegna fosse l'industria mineraria, che però, a suo parere, era mal sfruttata.

Fu eletto deputato per la prima, la seconda e la quarta legislatura del parlamento subalpino fino a che, il 2 novembre del 1850, venne chiamato al Senato per i suoi meriti di studioso.

Nel luglio del 1850, cedendo in cambio di azioni un suo fondo presso Iglesias, entrò a far parte della società di capitali liguri e piemontesi per lo sfruttamento della miniera di piombo argentifero di Monteponi.

Il Baudi di Vesme assunse con entusiasmo il nuovo ruolo di industriale minerario e nel 1852 entrò a far parte di una commissione che provvedesse all'ispezione dei lavori e suggerisse i provvedimenti più adatti.

Nel 1855, dopo mal riuscite imprese e perdite di capitale, il Baudi di Vesme ritornò in Sardegna insieme con il socio C. Margosio, costituendo una commissione direttiva, e riuscendo a presentare ai soci un utile lordo di 816.030 lire, rispetto al capitale sociale di 600.000 lire.

Quando nel 1961 la direzione della miniera di Monteponi fu affidata, al giovane ed intraprendente ingegnere Adolfo Pellegrini, il Baudi di Vesme assunse la presidenza della miniera; da questo momento la Società di Monteponi cominciò ad ampliarsi, grazie al suo coraggioso appoggio ad opere indubbiamente nuove nella tecnica mineraria di quegli anni.

Si ingrandirono gli scavi, si sperimentarono nuovi impianti di trattamento del minerale, si iniziò a trattare le calamine di Is Cungiaus, si costruì il Pozzo vittorio Emanuele II e per ideazione stessa del Baudi, una ferrovia privata per il trasporto e l'imbarco a Is Canneddas (Porto Vesme) dei minerali. La località prescelta per ospitare il porto era denominata Is Canneddas e fu chiamata Porto Vesme in onore dell'ideatore di quel porto (l'allora presidente della Società di Monteponi).

Nel 1872 venne iniziato lo scavo del Pozzo Sella che doveva ospitare un terzo impianto di eduzione delle acque e garantire il lo scavo dei giacimenti profondi della miniera; purtroppo questo progetto non portò ai risultati sperati, per tale obiettivo bisognerà attendere infatti il faraonico progetto della galleria di eduzione Umberto I nel 1889.

Nel 1876 il Baudi di Vesme supportò il progetto dell'ing Ferraris per la realizzazione della fonderia dello zinco a Monteponi.

Gli ultimi anni furono spesi dal Baudi per cercare di ottenere dallo Stato, avvicinandosi il termine della cessazione contrattuale, la vendita della miniera, mediante l'innovazione della legislazione mineraria in favore della proprietà privata.

Nel 1865 il Baudi ritrovò fra le carte dell'Archivio comunale di Iglesias il famoso Breve di Villa di Chiesa, un codice che comprendeva lo statuto della città, negli ultimi anni della dominazione pisana e nei primi di quella aragonese, che illustrava il modo con cui Pisa reggeva i propri domini d'oltre mare, oltre alla regolamentazione dell'industria mineraria del luogo nel Medioevo; Fu proprio il Baudi ad intuirne l'importanza ed a prepararne una edizione critica con ricco corredo di note, introduzioni, commenti e documenti allegati che fu pubblicata postuma.

Il Baudi di Vesme morì a Torino il 4 marzo 1877, dopo aver sofferto a lungo di problemi di circolazione.


Dati: La Metallurgia in Sardegna - Giovanni Roalndi - 1971.

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