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Anselmo Roux

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Anselmo Roux

(Nasce a Torino il 5 Agosto del 1845 – Muore a Tortolì il 26 Giugno del 1899).

Anselmo Roux era figlio di un tipografo, Lorenzo, e compì a Torino i suoi studi laureandosi in ingegneria ferroviaria al Politecnico.

Nel 1869 accettò di lavorare in Sardegna per conto della Società Monteponi con l'incarico di sovrintendere gli studi sulla fattibilità e realizzazione del tratto ferroviario Monteponi – Porto Vesme che la società mineraria intendeva realizzare per l'abbattimento dei costi di trasporto e la velocizzazione delle spedizioni del minerale.

Durante il lavoro di realizzazione dell'opera, che comportò oltre all'esproprio dei terreni anche lo studio delle loro caratteristiche, Anselmo Roux valutò l'estensione del giacimento di carbone di Bacu Abis e la sua rilevanza economica nel campo dei trasporti e dei macchinari industriali.

Elaborò un progetto ambizioso teso all'incremento e continuità dell'estrazione del minerale, prevedendo anche la bonifica dei terreni che nel 1871 furono fortemente danneggiati da un disastroso passaggio di cavallette.

Raccolse tra i familiari e amici il capitale e fondò la Società Anonima proprietaria delle Miniere di carbone di Bacu Abis in Sardegna con associata la Compagnia Generale delle Miniere, con sede legale a Torino.

Con Atto del Notaio Domenico Battagliotti di Avigliana del 21 Aprile 1873 acquisì la concessione di Ubaldo Millo e Vincenzo Montani, proprietari della Società Tirsi-Po, già operante nell'estrazione del carbone di Bacu Abis.

Il 24 Luglio dello stesso anno ottenne l'approvazione del suo statuto (Decreto Regio).

La presidenza della nuova società fu affidata a Carlo Paventa della Compagnia Generale delle Miniere, mentre il Roux tenne la gerenza e la gestione operativa.

Roux iniziò la sua attività con grande entusiasmo fra tante difficoltà, come dimostrò la Relazione Parlamentare di inchiesta in cui Quintino Sella evidenziò che i soli combustibili fossili coltivati nel Regno di Sardegna si trovassero nel bacino di Gonnesa, stimato in quel periodo in circa 50 Kmq, che a causa della loro qualità ordinaria venivano utilizzati solo da clienti isolani.

La crisi economica che investì numerose industrie sarde inoltre, interruppe la richiesta del carbone di Bacu Abis, mentre fu difficile trovare nuovi clienti oltremare perchè gli altri produttori di lignite cercavano in ogni modo di disincentivare il consumo di carbone sulcitano.

Durante la sua gestione dovette inoltre affrontare altri problemi: Chiese la regolare delimitazione del giacimento carbonifero di Bacu Abis e la dichiarazione di pubblica utilità per i 400 ettari della sua concessione incontrando l'opposizione di alcuni proprietari terrieri che non accettarono l'esproprio dei loro possedimenti. Fu costretto a rivolgersi al Prefetto di Iglesias e al Regio Corpo delle Miniere che gli riconobbe la delimitazione richiesta.

Anche il Comune di Gonnesa fece causa al direttore della Soc. Bacu Abis per l'inquinamento di un fiume denominato Rio Peddis. A ciò si aggiunse il contenzioso con la Soc. Monteponi che lo citò in giudizio chiedendo un risarcimento per la mancata consegna della 1500 tonnellate settimanali pattuite e la fermata di una pompa che educeva le acque dalle gallerie e quindi per il mancato guadagno per il prodotto non venduto.

Spesso la Soc.Bacu Abis era costretta a svendere il prodotto estratto a mediatori con pochi scrupoli pur di incassare, mentre la Soc. Monteponi, pretendeva dal Roux prezzi inferiori a quelli di mercato e posticipi nei pagamenti. Tutte queste difficoltà comportarono una notevole perdita di denaro alla quale, il Roux fece fronte, ricorrendo al credito e a prestiti di usurai.

Il direttore si ingegnò a trovare soluzioni innovative al fine di incrementare la produzione di carbone:

Apportò notevoli miglioramenti facendo costruire una polveriera, strade, ponti, canali. Si scavarono le gallerie Marchese, Napoli, Torino e Roma e i pozzi Santa Rosa, Ardy, Quattro venti, Marchese, Napoli, Torino e Roma, una strada ferroviaria, scambi e piattaforme per agevolare il lavoro. Dotò le gallerie di ferrovie e fece costruire a sue spese una nuova strada per Portovesme con un impianto di congiunzione tra la miniera e la ferrovia per un trasporto più veloce. Ideò un metodo meno dispendioso di estrazione in “superficie” attraverso lo scavo di ampie e profonde trincee per produrre rapidamente una maggiore quantità di carbone. Incanalò il “Rio Bacu Abis” sotto i piazzali, evitando il ristagno delle acque e realizzò una galleria di scolo, la Galleria Torino, per il loro deflusso, riducendo cosi i rischi di contrazione e diffusione di malattie polmonari e della malaria, consentendo agli operai di lavorare all'asciutto e senza alcuna interruzione stagionale. Utilizzò il materiale sterile per riempire le gallerie esaurite riducendo cosi il pericolo di frane.

L'incremento della produzione passata da 6 – 7 tonnellate giornaliere del 1872 a 17 – 18 nel 1888, permise di soddisfare le richieste dei privati, di liberarsi dai debiti, di avviare un'impresa agricola con orto, vigneti e allevamento di bestiame.

Fu un precursore del ripristino ambientale, impiantò coltivazioni di viti nei gradini in cui l'estrazione era esaurita.

Investì e apportò interessanti migliorie alle attività del suolo quali: L'impiego di nuovi strumenti agricoli importati dal Piemonte, la costruzione di una casa colonica, di magazzini, di stalle, scuderie, fienili, letamai, tinaggio con lavatoio, cisterne, un pollaio per i quali ottenne un prestigioso premio dal Ministero dell'Agricoltura.

Apri a Bacu Abis un forno per il pane e una cantina per vendere le produzioni agricole a prezzi competitivi. Fece costruire fabbricati in grado di ospitare fino a 450 lavoratori e un ospedale, realizzò un forno per laterizi e uno per la calce.

Nel 1853 fece costruire una laveria che però non riuscì a soddisfare la produzione, perciò nel 1896 ne realizzò un'altra più ampia e dotata di macchinari più moderni con annessa una fabbrica di agglomerati. Sfruttò i residui della lavorazione del carbone per produrre mattonelle piriche da utilizzare nelle ferrovie isolane, aprendo un piccolo opificio nel 1884.

L'attività estrattiva subì però dei rallentamenti. Nel 1887 i lavoratori della miniera erano solamente 15 contro i 300 di qualche anno prima.

Nel 1882, Anselmo Roux partecipò al concorso indetto dal ministro Berti, in data 24 Settembre, che prevedeva un premio di Lire 10.000 per la migliore esplorazione di lignite nel biennio 1883 – 1884.

La Commissione valutatrice non premiò nessuno dei 17 concorrenti perchè valutò la quantità e non la qualità del prodotto estratto. L'obbiettivo del concorso era mirato alla ricerca e garantire la fornitura alla Regia Marina. A difesa del prodotto isolano intervennero, nel 1889, il deputato Giampietro e il Ministro Miceli. Il deputato richiamò l'attenzione del Parlamento sull'importanza del ferro e del carbone per lo sviluppo delle industrie nazionali e incitò il Governo a valorizzare quello nazionale, nel 1888 il carbone estero venne acquistato a 23 Lire la tonnellata per un totale di spesa di 80 milioni dell'epoca, l'anno successivo la spesa si portò a 110 milioni.

Il Ministro, rifacendosi ai risultati ottenuti da una Commissione di tecnici competenti, dichiarò che la lignite della Penisola era di scarso pregio rispetto a quella sarda e in particolare a quella di Bacu Abis, notevolmente superiore.

La sua creatività non conobbe limiti: Nei suoi progetti ci fu anche la costruzione di una ferrovia che avrebbe collegato Bacu Abis e le sue altre concessioni di Terras Collu, Caput Acquas, Cortoghiana, con Portobotte; costruì inoltre un impianto elettrico per distribuire la corrente alle miniere adiacenti e illuminare Iglesias e Gonnesa.

Purtroppo il Roux non riuscì a portare a termine tutti questi programmi e morì il 26 Giugno 1899 per malaria a Tortolì, dove aveva acquistato una miniera di piombo argentifero.

Tutto il lavoro di Roux fu contraccambiato dal rispetto, dalla dedizione degli operai che lo ricordarono come un Direttore interessato alla salute dei lavoratori oltre che al suo naturale tornaconto; L'amministrazione Comunale di Gonnesa rivendicò il diritto di ospitare la salma, finanziò il monumento funebre realizzato dallo scultore Giuseppe Sartorio, ancora oggi visitabile nel cimitero di Gonnesa e a ricordo gli intitolò una via della cittadina.

Gli eredi del patrimonio Roux furono la moglie, Elisabetta Mosenzo che sposò in chiesa a Gonnesa, la figlia Luigia e Lorenzo entrambi nati a Bacu Abis.

Alla morte del Roux le miniere passarono prima al figlio Lorenzo (1902), poi al fratello Luigi (1909) ed infine all'avvocato Ferruccio Sorcinellio (1912). dal 1925 la gestione passò alla Soc. Montevecchio-Monteponi.


Dati: Bacu Abis, storia e racconti di vita – Associazione Culturale Bacu Abis – Fantinel – Lampis – Magari – Pala Calì – Edizioni Sulcis - 2011.

Il giacimento carbonifero del Sulcis – Vitale Piga - Carbonia, 1938, Roma, 1938.

Le Miniere di Carbònia in Resoconti dell'Associazione Mineraria Sarda - F. Cori - Iglesias, 1948.

Terra del carbone - Valerio Tonini - Modena, Guanda Editore, 1943.

Ricerca e trascrizioni – Roberto Camedda per Gruppo Archeologia Mineraria Sardegna - GAMS.


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