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Adolfo Pellegrini

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ADOLFO PELLEGRINI

(Nasce a Torino, il 28 Gennaio del 1838 – Muore a Torino, il 29 Ottobre del 1904).

Adolfo Pellegrini nacque a Torino da Henry, un agiato commerciante e Pauline Caffarel; aveva anche tre sorelle e un fratello: Emma, sposata con il banchiere di origine svizzera Karl Mylius, Clementina, moglie dell'ingegnere Carlo Eynard, Julie, detta Lilli, traduttrice, e il fratello, Davide, banchiere.

Dopo aver studiato al Politecnico di Torino, si laureò nel 1838 presso l’École des Mines et Chaussées di Parigi in ingegneria civile e architettura. Tornato in Piemonte, collaborò alla costruzione delle linee ferroviarie Novara-Borgomanero e San Remo-Ventimiglia.

A 23 anni, l'8 Ottobre del 1861 giunse a Monteponi.

Con lui ha inizio l'azione per organizzare tecnicamente la miniera che costituirà la base per i successivi sviluppi. Egli diede inizio a iniziative volte al potenziamento della capacità produttiva, introducendo a Monteponi il sistema dei cottimi per i 1000 operai che già erano impiegati nella miniera; di questi, circa 700 erano bergamaschi e nel periodo estivo acausadel pericolo di malaria, rientravano in continente.

L'introduzione del nuovo sistema spiacque ai bergamaschi che minacciarono il rientro in massa anticipato ai loro paesi, alcuni giunsero a citare in tribunale la Società. Col tempo l'innovazione diede i frutti; la produzione di galena che era di 400 tonnellate alla fine del 1862 passò a 600 tonnellate. Successivamente la produzione aumentò ancora.

Nel 1867 si produssero 1000 tonnellate e gli operai che in un primo tempo diffidavano del nuovo sistema si convinsero che le nuove tariffe e le misure dei compensi erano equi e quindi vantaggiosi.

Costante era anche l'aumento della percentuale degli operai sardi; Nel 1865 rappresentavano già il 75% e Pellegrini aumentò anche le loro paghe che fino ad allora erano sempre state molto inferiori a quelle dei continentali.

Anche l'attrezzatura tecnica fu oggetto delle attenzioni del nuovo direttore: Migliorò il rifornimento del legname d'armamento e riprese con strumenti migliori il lavoro dei rilievi in miniera. Furono migliorate le strade e ampliate le ferrovie all'interno delle gallerie.

Nel 1863 fu iniziato il ribasso Vesme e il pozzo principale, a cui si diede il nome di Vittorio Emanuele II che alla fine del 1866 raggiungeva la quota 114 s/m. La Società disponeva di una laveria a San Real che produceva circa 30 tonnellate al mese di galena. Nel 1857 era stata acquistata quella meccanica di Funtana Coperta, ma nel complesso erano lontane da soddisfare le esigenze del lavoro.

Nel periodo della della direzione del Pellegrini si moltiplicarono le laverie, inoltre nel 1867, fu smantellata quella di Funtana Coperta e si trasportarono i crivelli in 2 stabilimenti nuovi cui si diede il nome di Nicolay e Villamarina; nel 1874 si progettò una nuova laveria meccanica terminata l'anno successivo.

Nel 1865 l'Ing. Eyquem trovava a Buggerru la calamina di cui sino a allora si era ignorato il valore, il Pellegrini che era in relazione con Eyquem, in quanto consulente della Monteponi, cominciò ad esplorare gli affioramenti e alla fine dello stesso anno localizzò una vasta zona coltivabile anche a Monteponi (Cungiaus).

Nel 1865 si terminarono inoltre i lavori del palazzo della direzione “Bellavista”, costruito su progetto dell'ingegnere.

Nel 1867 Pellegrini entrò in trattativa con una società francese per la vendita del minerale per un quantitativo di 1000 tonnellate al mese. Dalla corrispondenza dell'Ing. Pellegrini con la Direzione a Torino si rileva con quale energia e con quale capacità egli organizzò la coltivazione del nuovo minerale e superò difficoltà veramente notevoli. Non era semplice produrre 1000 tonnellate di minerale, trasportarlo e imbarcarlo; l'improvviso aumento del volume dei trasporti doveva necessariamente presentare complicazioni. Nonostante ciò, a due mesi dalla formulazione del programma di produzione, il Pellegrini comunicava telegraficamente a Torino di aver pronte 3000 tonnellate di calamina cruda.

Nel Aprile del 1868 acquisì la miniera di San Giorgio tramite l'Ing. Leone Gouin che era il direttore e il 28 Aprile scriveva a Torino: “I lavori sono incaminati su larga scala, una buona compagnia di minatori prese l'appalto di rettificare il gran pozzo per Lire 2000. Cinque compagnie di 12 sardi lavorano alla calamina e 40 manovali allo spianamento del terreno su cui sorgeranno i forni, uno dai quali era già stato tracciato in attesa del perfezionamento del passaggio della miniera". Dopo 8 mesi San Giorgio produceva 500 tonnellate di calamina calcinata al mese.

Il 10 Gennaio del 1868 Pellegrini chiedeva il permesso per ricerche di calamina a Vigna Tanas, mentre il giorno precedente aveva firmato il compromesso per l'acquisto del permesso di Campo Pisano e il 12 Gennaio 1868 firmava l'atto e pagava 17.000 Lire per il possesso di quel giacimento che poi doveva rivelarsi uno dei più ricchi d'Italia.

La produzione di calamina procedette a ritmo forzato. Nel Maggio 1869 erano in funzione 13 forni di calcinazione. Nella campagna 1868-69 se ne produssero 500 tonnellate oltre a 14.400 tonnellate di galena. Sempre nel 1868, praticamente nello spazio di 10 mesi, nella miniera di Monteponi erano stati scavati 3332 metri di galleria e 128 metri di pozzi con l'impiego di 22 tonnellate di polvere da mina e abbattuti circa 28.000 metri cubi di roccia per la coltivazione del minerale all'interno all'interno della miniera, mentre, nello stesso anno, negli scavi esterni per calamine, erano stato abbatuti circa 86.000 metri cubi di monte.

Nel Marzo 1868 in una lettera di ringraziamento indirizzata all'Ing. Fètis, direttore delle Miniere e Fonderie Eiscweiter, per aver eseguito a Liegi il collaudo della macchina d'estrazione del Pozzo Vittorio Emanuele, scriveva: "Sono molto occupato per i forti impegni di consegne di calamine, devo spingere la produzione, credo che vi siano poche miniere in Europa che possano produrre quanto produciamo noi". Si dovevano convogliare più di 2000 tonnellate mensili fra galena e calamina e inoltre, effettuare con regolarità il trasporto delle terze alle laverie e delle calamine crude ai forni di calcinazione.

Gli imbarchi avvenivano nelle spiagge di Fontanamare e Portoscuso, sommariamente attrezzate per il carico su barche a vela che successivamente, a Carloforte trasferivano il minerale su bastimenti a vapore o grossi velieri.

La strada Monteponi-Gonnesa-Portoscuso e la diramazione per Fontanamare erano impraticabili nel periodo invernale e in tempi normali frequentatissima da carri che trasportavano vettovaglie e minerale anche dalla altre miniere; A volte si contavano piu di duecento carri.

Il tema relativo ai trasporti per l'Ing. Pellegrini assumeva preponderanza assoluta. Acquistava buoi con carri nei paesi interni della Sardegna e ordinava alla fabbrica Diatto di Torino dei carrettoni capaci di circa due tonnellate. Faceva arrivare decine di muli e li chiedeva robusti per l'eccessiva durezza del lavoro, fino a 54 km di percorso al giorno che determinavano una elevata mortalità dei quadrupedi.

I trasporti venivano eseguiti direttamente dalla Monteponi nei periodi in cui le imprese specializzate non bastavano a smaltire l'intero traffico o come accadeva spesso, sospendevano i trasporti e instauravano liti per il mancato accordo sulle tariffe.

Le gravissime difficoltà di trasporto indussero il Pellegrini e il conte Baudi di Vesme a pensare alla costruzione di una ferrovia fino al mare a spese della Società. Come porto d'imbarco la scelta cadde sull'insenatura delle Cannelle a Portoscuso, sulla quale si erano già fatti studi di fattibilità dallo stesso Vesme e dal Nicolay nei primi anni di avviamento della Monteponi.

Un ingegnere appositamente assunto, Eynard, preparò il progetto sotto la guida del Pellegrini e fece il tracciamento della ferrovia nel Gennaio del 1870. I lavori di costruzione ebbero inizio il 26 Aprile dello stesso anno; a Dicembre giunsero tre locomotive costruite in Inghilterra dalla Canada Works, mentre nella primavera del 1871 vennero messe in opera le rotaie sul tronco Gonnesa-Cannelle e in una lettera del Pellegrini del 29 Giugno 1871 viene citato per la prima volta la località di Porto Vesme.

Nell'Agosto del 1871 la ferrovia iniziò il regolare servizio.

A Monteponi intanto giunse la macchina di estrazione per il Pozzo Vittorio Emanuele, ordinata alla Fabbrica Marcellis di Liegi nel 1867 mentre l'Ing. Stiglitz terminava il fabbricato per l'alloggiamento.

Il 6 Luglio 1869, la signora Pellegrini fungeva da madrina alla nuova macchina, la metteva in moto e l'ingegnere inviò a Torino un entusiastico telegramma: “Inaugurata macchina a vapore con intervento Autorità di Iglesias – Risultato mirabile - Battaglia, Albasini, Cattaneo e Racca, scesero sino a Cavour risalendo in tre minuti – Viva Monteponi".

Il primo Marzo di quello stesso anno, 1869, Quintino Sella stava compiendo in Sardegna un'inchiesta parlamentare accompagnato dai deputati De Pretis e Macchi e l'ingegner Pellegrini ebbe possibilità di parlare a lungo con l'illustre statista indicandone i vari problemi; il Sella inoltre fu invitato a partecipare alla festa di Santa Barbara che ogni anno i minatori della Monteponi usavano festeggiare e che ebbe luogo l'undici Maggio.

Anche per la risoluzione del problema dell'eduzione delle acque, l'Ing. Pellegrini, dette la sua opera dal quale però non ebbe grandi soddisfazioni. Egli fu il primo ingegnere al quale toccò fare l'amara constatazione che a una certa quota l'acqua impediva l'approfondimento dei lavori. Tale considerazione ebbe luogo gradatamente nel biennio intercorso fra la fine del 1867 e del 1869.

Il 6 Gennaio del 1870 Pellegrini comunicava alla sede di Torino – "Sotto il nostro centro attuale di produzione l'acqua esiste ovunque, per la presente campagna ciò non porta incaglio alla produzione ma per l'anno venturo andrebbe male se immediatamente non provvediamo. Oggi stesso scrivo a Liegi a Marcellis dandogli tutti i dati onde poter avere un calcolo immediato delle spesa di una pompa della forza di 130 cavalli e ve lo sottometterò per l'approvazione d'urgenza della spesa".

Il 21 Marzo arrivò la risposta da Liegi; la Fabbrica Marcellis preventivava un costo per la pompa pari a Lire 50.000 e consegna in tre mesi e mezzo. La pompa fu ordinata, ma per supplire agli otto mesi necessari per la costruzione, Marcellis il 30 Maggio tramite telegramma offrì, nel frattempo, due piccole pompe a vapore che Pellegrini accettò il 2 Aprile e il 24 Maggio; il tutto venne spedito da Anversa.

Il 30 Giugno le pompe furono montate e messe in marcia nel fondo del pozzo Vittorio Emanuele. Il ripiego non poteva dare risultati apprezzabili in quanto i 4 litri al secondo che venivano sollevati non risolvevano il problema e nel Febbraio 1871 le coltivazioni sotto il livello Cavour dovettero arrestarsi.

Finalmente l'8 Luglio 1871 venne montata e collaudata la pompa Marcellis che permise di abbassare il livello idrostatico delle acque.

Alla fine di Gennaio del 1872 mise in prova all'esterno, azionandole con vapore a 3 atmosfere, 3 perforatrici Burleigh che avrebbe voluto utilizzare per un più rapido approfondimento dei pozzi; egli ordinò un compressore d'aria Burleigh, il primo giunto a Monteponi, azionato a vapore, ed era suo programma di far funzionare oltre alle perforatrici, delle piccole pompe ad aria compressa in sostituzione di quelle che si tenevano in fondo al pozzo e che richiedevano 12 uomini nelle 24 ore. Questa applicazione dell'aria compressa anticipava di mezzo secolo l'impiego di questo mezzo di trasmissione di energia motrice che oggi è tanto largamente diffusa.

Per tutto il 1872 e il 1873 continuò il lavoro di approfondimento del pozzo Vittorio Emanuele. Il 21 Marzo 1874 al fondo dei primi 20 metri della galleria del livello Sella le mine aprirono uno spacco dal quale l'acqua proruppe tanto abbondantemente da superare la potenza della pompa, che da quel giorno non potè più asciugare il pozzo. Pellegrini fece ordinare altre due pompe, ciascuna da 500 cavalli da installarsi in un pozzo apposito al quale sarebbe stato dato il nome di Quintino Sella.

Egli fece iniziare lo scavo dall'esterno nel Maggio 1872 e contemporaneamente lo scavo venne iniziato anche dai livelli San Severino, Vesme e Cavour. L'ultima comunicazione tra i vari tronchi avvenne il 12 Giugno del 1873, mentre a Cagliari venivano scaricate le due nuove pompe, con un peso complessivo di 600 tonnellate.

Con lavoro febbrile durante la seconda metà del 1873 e per tutto il 1874 venne costruito il fabbricato e compiuto il lavoro di trasporto e montaggio delle pompe e il 30 Dicembre vennero collaudate. Per l'inaugurazione ufficiale sarebbe dovuto venire a Monteponi Quintino Sella, ma la malattia di un figlio, lo impedì e l'inaugurazione non fu mai fatta.

Nel Gennaio del 1875, una delle due pompe marciò con interruzioni dovute a deficienza di carbone. Dopo 20 giorni, appena ripreso l'approfondimento del pozzo, l'acqua aumentò fortemente e fu necessario mettere in marcia entrambe le pompe. Ciò nonostante non solo non si asciugò il pozzo ma, risentendo delle piogge, il livello si sollevò di qualche centimetro.

Visti questi fallimenti, lentamente, iniziò ad affievolirsi nell'ingegner Pellegrini, la speranza di riuscire a vincere le acque di Monteponi.

Negli stessi anni in cui veniva ultimato il grandioso impianto di pompe, il Pellegrini organizzò un altro importante lavoro per la vita della miniera: la costruzione del secondo tronco della ferrovia che doveva essere completata congiungendo Gonnesa a Monteponi.

I lavori che, iniziati in Giugno, avevano languito nell'estate per i vuoti creati dalle febbri fra gli operai e i tecnici, vennero iniziati in grande stile nel Novembre del 1874 con più di 500 operai, malgrado le frequenti interruzioni provocate dalle pioggie eccezionale dell'inverno 1874 – 1875, che si protrassero fino alla fine della primavera.

Ancora nell'estate, il 3 e il 9 di Giugno si ebbero piogge torrenziali che causarono frequenti frane.

Contemporaneamente si condusse la costruzione del grande piano inclinato che superando i 100 metri di dislivello, collegava la stazione con il piazzale Nicolay della miniera alla quota 206, permettendo il transito dei vagoni ferroviari.

Altre opere tornano ad onore dell'ingegner Pellegrini e sarebbe lungo ricordarle tutte.

Tra le più notevoli, oltre quelle già citate, l'acquedotto di Monteponi.

Pellegrini fino dai primi anni aveva preso in considerazione la possibilità e la convenienza di utilizzare il combustibile sardo. Nel 1872 in previsione anche del quantitativo di carbone che l'esercizio dell'impianto di eduzione avrebbe richiesto, il 25 Marzo, rese noto alla Società la necessità di assicurarsi una miniera di lignite; infatti il 7 Novembre del 1872, acquistò la miniera di Fontanamare, constatando l'esistenza di uno strato di un metro di potenza che avrebbe potuto soddisfare tutto il fabbisogno di Monteponi. Organizzò la coltivazione e dopo un mese la miniera diede una produzione di 10 tonnellate al giorno poi ulteriormente incrementate.

Nel Dicembre del 1872, partecipò a una riunione dei promotori dove si proponeva l'acquisto di 2400 ettari di permessi di ricerca per lignite nel territorio di Serbariu, esprimendo la sua fiducia su quel giacimento allora appena intuito, che si dimostrò così importante negli anni a seguire.

Nel 1865 inoltre, fece costruire una polveriera gestita dallo Stato in un terreno molto prossimo alla miniera onde avere un facile rifornimento di esplosivi.

Nel Novembre del 1871 iniziò l'uso su larga scala della dinamite per i lavori nell'acqua o in posti molto umidi sperimentandone la convenienza. Si noti che Nobel aveva realizzato la prima nitroglicerina da mina nel 1863 e solo nel 1867 l'aveva resa meno pericolosa miscelandola con Kieselgur, creando così la dinamite che si diffuse in Italia nel 1868-69 e anche in questo frangente fu tra i primi nell'adozione e nell'impiego dei nuovi trovati.

Nella sua larga visione dell'avvenire della miniera e della Società, il Pellegrini che si rivelò sempre un ottimo ingegnere, volle che i fabbricati, sia industriali che per altri usi, fossero ben costruiti e con notevole rispetto dell'estetica.

Per edificare la sede della direzione e per l'abitazione dei dirigenti acquistò, nel 1864, un terreno e iniziò nell'autunno del 1865 la costruzione degli edifici. L'anno seguente il palazzo fu battezzato Bellavista in quanto la sua posizione dominava la valle fra Iglesias e San Giovanni.

L'ingegnere rivelò in ogni sua azione una grande capacità organizzativa sostenuta da un carattere eccezionalmente energico. La sua personalità era tale da conferirgli un prestigio che certamente costituì una sorta di fascino e non solo sugli operai, tanto che gli fu possibile affermarsi subito a Monteponi nonostante la giovanissima età.

Per valutare secondo il merito la sua opera, bisogna tener conto delle difficoltà ambientali con le quali egli dovette allora misurarsi: La malaria in quei tempi costituiva un vero flagello; Le maestranze locali non ancora bene addestrate ai lavori minerari, le maestranze continentali, capaci ma di difficile governo. L'incidenza sfavorevole sull'organizzazione generale della lunga riduzione estiva dei lavori. Il colera che infierì nel 1867, i lunghi periodi di siccità, le piogge invernali a carattere torrenziale, la viabilità insufficiente, le difficoltà di imbarco dei minerali con l'enorme difficoltà dell'eduzione delle acque, influirono certamente, se non nella fibra e nel carattere di Pellegrini, perlomeno minarono i suoi progetti per l'avvenire. Anche la sua condizione famigliare lo consigliava a portare i figli in un ambiente migliore per la loro istruzione e nel 1875, dopo 14 anni spesi al servizio della Società, diede le sue dimissioni e il 5 Luglio 1875 scriveva all'Amministrazione a Torino: ”Questa è l'ultima lettera che io Vi indirizzo quale Direttore delle Vostre Miniere, non mi rimane che ringraziarVi pella fiducia che sempre mi dimostraste in questi 14 anni ora trascorsi. Lascio tutte le cose in perfetto stato, approvvigionamenti d'olio, carbone ed altri generi per circa sei mesi. Inoltre feci contratto pella provvista della polvere da mina, pell'olio di cotone, pel legname grezzo da galleria pell'entrante campagna, facilitando cosi al mio successore il regolare provvedimento dei generi più indispensabili della Miniera. Ieri giunse il vapore belga David Verbin con tutto il materiale pel piano inclinato e i pezzi di macchine di ricambio delle pompe. I lavori ferroviari sono a buon punto e tre sole trincee sono da ultimare. Vi saluto distintamente. Ing. A. Pellegrini.".

Nominato consigliere comunale di Iglesias, promosse la fondazione della scuola per minatori e dell’ospedale civile della città, e progettò la ferrovia di collegamento al mare.

Fu uno degli organizzatori della Mostra Internazionale di Torino del 1898 dove la Società di Monteponi ricevette un diploma d'onore quale riconoscimento come migliore industria estrattiva nazionale.

Il 4 Novembre del 1865 sposò a Torino Anastasia Pauline Turin-Arvierino, figlia di un banchiere di origine valdese trasferito ad Alessandria d’Egitto, dalla quale ebbe 4 figli: Maurizio (1866) pittore, Valentina (1868), Massimo (1871) ingegnere ed Enrico (1880).

Tornato in Piemonte, promosse la costruzione della linea Pinerolo – Torre Pellice, ricoprì ruoli direttivi nelle Società ferroviarie Canavesana e del Biellese, fu presidente della Società Calce e Cementi di Casale Monferrato, dove fondò una società di previdenza tra gli operai. Fu consigliere comunale della città di Torino, fu altresì insignito dei titoli di commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e dell’Ordine della Corona d’Italia. Fu vice presidente dell’Istituto Artigianelli Valdesi, dove istituì una borsa di studio a suo nome, e fu membro dei consigli di amministrazione di vari enti benefici torinesi.

Adolfo Pellegrini morì a Torino il 29 ottobre del 1904.


Dati:

Società di Monteponi – 1850 – 1950.

Le commandeur Adolphe Pellegrini, in «L’Écho des Vallées», n. 46, 11 novembre 1904.

Adolfo Pellegrini, in «L’Avvisatore alpino», n. 46, 11 novembre 1904.

Adolfo Pellegrini, in «L’Italia Evangelica», n 47, 19 novembre 1904.

Comm. Adolfo Pellegrini, in «La sentinella valdese», n 12, dicembre 1904.


Ricerca e trascrizioni – Roberto Camedda per Gruppo Archeologia Mineraria Sardegna (Gruppo Facebook).

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