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Giobatta Angelo Lambert

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GIOBATTA ANGELO LAMBERT

(Muore a Genova il 4 marzo del 1914).

Il nome di questo pioniere dell'industria sulcitana è forse il meno conosciuto, anche perchè fu personaggio schivo, più dedito alle scienze minerarie che alla partecipazione pubblica e per tanti anni impegnato ad organizzare e dirigere il grande programma minerario di Ingurtosu e Gennamari; eppure questo ingegnere genovese fu certamente, per l'opera svolta, meritevole di essere annoverato tra i grandi protagonisti dell'epopea industriale dell'ottocento minerario.

Lambert, di famiglia ligure con ascendenze francesi, si era laureato giovanissimo (primo del suo corso) alla Regia Scuola d'applicazione del Valentino ("...In questa prima scuola creata dalla rivoluzione italiana da cui tutti uscimmo pieni di illusioni e di speranze nell'avvenire...."), ricorderà il suo collega e amico Giorgio Asproni (jr) ed attratto dalla vocazione mineraria, s'era recato in Francia per specializzarsi alla scuola di Parigi nell'Arte Mineraria.

Lambert tornò fresco di studi e desideroso d'affermazione, per trovare impiego nel 1874, appena ventiquatrenne, al Reale Corpo delle Miniere con prima destinazione al Distretto di Iglesias, allora, senza dubbio, il più importante del giovane Regno. Nell'Ottobre del 1880, ammaliato dal grande sviluppo che si andava registrando nell'industria mineraria privata, decise di lasciare il Corpo delle Miniere per assumere l'incarico di direttore gerente della Società di Monte Santo a quel tempo in mano a un gruppo di azionisti genovesi suoi conterranei e concessionaria delle miniere piombo-argentifere di Masua, Barrasciutta e Malacalzetta.

Angelo Lambert, cosi fu conosciuto nel Sulcis, in quanto il prenome Giobatta, chiaro segnale delle sue origini genovesi, fu molto spesso ignorato, divenne ben presto, per la riconosciuta competenza, la consolidata esperienza e l'apprezzato suo equilibrio, un punto di riferimento indispensabile per chiunque si occupasse o decidesse di occuparsi di affari minerari.

Del Grande Direttore minerario aveva per comune testimonianza tutte le doti: Il grande carisma, l'esemplare scienza tecnica, le capacità di comando e convincimento, il decisionismo intelligente e sicuro, ed ancora, il carattere forte ed energico accompagnato da un'intelligente umanità di sentimenti, oltre all'equilibrio e il buon senso del vero uomo.

Dalle sue origini genovesi aveva tratto le valenze più significative del carattere di quei cittadini: Le capacità di adattamento alle situazioni più difficili, il saper vivere lontano dalla Lanterna, la grande attenzione ai conti e risultati economici, il religioso rispetto per le leggi dell'economia e per le logiche del profitto capitalistico ed infine lo spirito e la pazienza dei pionieri e dei colonizzatori. Dalla Società di Monte Santo trasmigrò presso le miniere della "United Mines (poi entrate nel portafoglio della famiglia Brassey), divenendo ben presto il vero "Vicerè" sardo di quel gruppo di capitalisti inglesi, oltrechè il progettista e l'artefice della loro formidabile espansione industriale.

Fu quindi per Lord Brassey, il più valido degli alter ego nella cura degli affari delle sue Società di Gennamari-Ingurtosu e di Pertusola. Del Lord inglese lo si ritiene quindi più che consigliere, amico, più che consulente, consocio, più che collaboratore, ispiratore.

Narrano le storie di miniera, che Angelo Lambert fosse stato, con le sue capacità multiformi e grande carisma, l'iniziatore e il codificatore, tra l'altro, di quel codice di direzione a cui poi tutti i suoi colleghi si sarebbero uniformati, seppur con risultati spesso difformi.

Tra i direttori minerari era ritenuto il più qualificato e preparato, tant'è che quando fu nell'Iglesiente la Commissione Parlamentare per l'inchiesta sulle miniere e sul lavoro minerario, fu l'ingegner Lambert ad essere designato portavoce degli esercenti, difendendo strenuamente l'industria fatta bersaglio di accuse che egli riteneva ingiuste e ingiustificate. E infatti alle fatiche della vita in miniera, aveva sempre voluto aggiungere anche la più viva attenzione ai gravi problemi sociali che comportava un industria cosi atipica come quella mineraria. "...Non vi è per cosi dire regolamento o disposizione legislativa emanata nell'ultimo ventennio sull'industria mineraria ...", dirà commemorando il suo collega l'Ingegner Ferraris, "... che non porti le tracce del suo lavoro diretto ad attenuare le disposizioni nocive all'industria e a correggere evidenti errori legislativi..."; era infatti, per giudizio unanime, uno di quella ristretta falange di uomini dotati di ingegno organizzatore e di iniziativa, sempre pronto a sacrificarsi per la collettività.

Fanatico della disciplina e dell'ordine, aveva ancor più "gerarchizzato" la forza lavoro secondo i modelli in uso nell'esercito inglese, seguendo in questo le istruzioni del suo capo e nei villaggi di Ingurtosu o di Gennamari si racconta che agisse con l'autorità ed i compiti di un vero e proprio "governatore" civile, anche in questo seguendo i consigli di Lord Brassey che era stato lungamente nelle colonie inglesi del Sud Africa come amministratore civile; in quegli anni ai direttori di miniera infatti spettavano compiti difficili e complessi.

Occorre ricordare che i grandi giacimenti calaminari di Malfidano, come quelli piombiferi di Gennamari o di Ingurtosu, ricadevano in zone deserte, lontane da ogni centro abitato, ed organizzarne lo sfruttamento utilizzando centinaia o migliaia di uomini, comportava non solo mettere su un efficiente sistema produttivo (tracciare gallerie, approfondire pozzi, installare laverie, tracciare strade, organizzare trasporti per l'inoltro del minerale ecc), ma soprattutto creare dal nulla villaggi dove alloggiare e luoghi dove far vivere i minatori con le loro famiglie.

Non era, per i tempi di allora, compito facile. Occorreva pensare a tutto: dai vettovagliamenti alla ricerca ed alla distribuzione delle cose più essenziali per la vita e la sopravivenza, come l'acqua e il pane. Occorreva provvedere alle cose più elementari, dai panni per ricoprirsi alle medicine per curarsi di comunità che a volte superavano tre-quattromila residenti. Nei paesi era difficile allora, ottenere qualcosa che fosse acquisibile o commerciabile; si trattava per la verità, di minuscoli villaggi rurali d'estrema povertà, dove l'unica economia esistente rimaneva quella dell'autoproduzione per la sopravvivenza del proprio nucleo familiare.

Lambert fu, per queste esigenze un vero mago, attento ad ogni aspetto organizzativo, aveva costruito a fianco del suo staff tecnico, un vero e proprio servizio di governatorato civile che si occupava di ogni problema attinente la vita degli operai, dall'assegnamento delle casa all'approvvigionamento delle cantine, dall'assunzione del medico alla predisposizione dell'ospedale, dall'istruzione al divertimento fino a divenire anche conciliatore di liti ed amministratore di giustizia nelle tante vicende malavitose che spesso funestavano quegli ambienti "di confine" con la civiltà.

Per diverse testimonianze, la vita sociale in quei villaggi, certamente per la contemporanea presenza di minatori sardi, bergamaschi, veneti, toscani e francesi, era, tra l'altro ben più evoluta e moderna, quasi continentale o europea per consuetudini e libertà nei comportamenti, sia per gli uomini che per le donne, di quelle della Sardegna tradizionale.

Buggerru ad esempio, veniva additata nel gergo comune come la "Piccola Parigi", per la vita e i costumi da "belle epoque"che la contraddistinsero in quegli anni d'inizio Secolo. Si diffidava infatti dal prendere a servizio domestiche d'Ingurtosu o di Buggerru, in quanto, a giudizio di tanti erano "mera ispiritosas e pibirudas", il che, nel linguaggio comune, significava per quei tempi delle ragazze troppo libere e indipendenti.

Angelo Lambert lascerà la direzione delle miniere sarde e i disagi che comportava quell'incarico nel 1908, quando s'avviava ormai alla sessantina e anche la salute non l'accompagnava più. Ad Ingurtosu lo sostituirà il figlio Giacomo, anch'egli valente ingegnere minerario, ma alla Sardegna mineraria continuerà ad essere legato a doppio filo, sia per le consulenze prestate alla società di Lord Brassey, del quale rimase sempre il più fido e ascoltato dei consiglieri, sia ancora per gli incarichi svolti presso la Società di Lanusei e in quella di Correboi.

La morte, dopo lunga malattia, lo coglierà nella sua Genova, all'ombra della Lanterna, il 4 Marzo 1914. Testimonierà ancora l'ingegnere Asproni, l'amico suo di 40 anni di lavoro comune, "...non nascondo le lagrime....", disse egli che aveva fama da duro e freddo nei sentimenti e nelle emozioni, ".....che Lambert fu un uomo giusto e che ben spese la vita e sia nostro orgoglio dire averla Egli spesa in opere alle nostre comuni, affinchè la sua famiglia trovi nel nostro cordoglio se non un lenimento per il grande dolore, una qualche dolcezza nel sapere quanto affetto, quanta stima Egli abbia tra noi suscitato....".


Questa pagina è stata realizzata grazie al prezioso aiuto di Roberto Camedda, amministratore del Gruppo Facebook GAMS (Gruppo Archeologia Mineraria Sardegna).

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