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Livio Cambi

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LIVIO CAMBI

(Nasce ad Ancora, 1885 – Muore a Guastalla, 1968).

Livio Cambi è uno dei chimici italiani più importanti; egli nasce ad Ancona e frequenta nella sua città l’Istituto Tecnico. Una volta diplomato, nel 1902, si iscrive alla facoltà di chimica dell’Università di Bologna dove ha per maestro Giacomo Ciamician; con lui Cambi diventa prima studente “interno” e poi si laurea nel 1906, a soli 21 anni. Su indicazione di Ciamician, Cambi vince la medaglia d’oro per il migliore laureato dell’anno.

La necessità di disporre in Italia di zinco elettrolitico durante la prima guerra mondiale, indusse il trentenne Livio Cambi, che godeva di chiara fama nel campo della chimica organica, a dedicarsi ai problemi della chimica inorganica e dell’elettrochimica connessa alla produzione di quel metallo.

Nel 1916, all’epoca del suo impianto pilota di Milano (successivamente messo in pratica a Monteponi), fu in atto una rincorsa, ai successi degli operatori americani che stavano realizzando oltre oceano la nuovissima industria dello zinco elettrolitico. Nello spazio di dieci mesi, dal 1° Novembre all’ 11 Settembre del 1915, erano infatti sorti nel Nord America i primi tre stabilimenti al mondo per la produzione dello zinco elettrolitico: Anaconda (USA) capace di 10 tonn/giorno, Trail (Canada) capace di 60 tonn/giorno; Great Falls (USA) capace di 100 tonn/giorno.

Per 18 mesi Livio Cambi si dedicò, a Porta Volta, alla soluzione dei due problemi, affini ma diversi, dell’estrazione dello zinco elettrolitico dalle blende di Val Cavargna (Como) e dalle calamine di Gorno (Bergamo); poi gli studi furono estesi alle Blende di Vallauria (Cuneo) e alle calamine sarde di Campo Pisano.

Alla fine del 1918 Cambi aveva predisposto due progetti di impianti: uno sperimentale per le calamine sarde ed uno industriale per le blende piemontesi di Vallauria. Il primo, cui la Monteponi pose subito mano presso la sua fonderia di zinco di Vado Ligure, aveva una capacità di mezza tonnellata al giorno, mentre il secondo, destinato alla società Elettro Mineraria di Genova, era previsto per 3.500 tonnellate annue di metallo.

Le incertezze che seguirono alla fine della guerra, pur vittoriosa, rallentarono la costruzione dell’impianto sperimentale di Vado Ligure, ma non contrastarono la realizzazione dello stabilimento di San Dalmazzo di Tenda. Fu così che il 21 Luglio 1821 Cambi estrasse il primo zinco elettrolitico dalle celle del suo impianto, unico in Europa, riuscendo a superare tutte le difficoltà che avevano fermato non pochi scienziati e tecnici europei.

Dopo la laurea il giovane restò due anni a Bologna, come assistente nell’Istituto di Chimica Generale, poi si trasferì a Firenze con Angelo Angeli, un altro allievo di Ciamician che fu poi nominato direttore dell’Istituto di Chimica Farmaceutica dell’ateneo della città toscana. A Firenze Cambi restò un anno, poi si trasferì ancora, a Milano, presso il Laboratorio di Elettrochimica dove restò fino al 1917. Qui realizzò una grande attività di ricerca, soprattutto nell’ambito della chimica inorganica e dell’elettrochimica. Il suo sguardo fu rivolto soprattutto alle applicazioni industriali.

Nel 1917 diventa direttore della Scuola-Laboratorio di Chimica Industriale della Società d’Incoraggiamento d’Arti e Mestieri di via S. Marta a Milano, dove restò fino al 1922, quando si trasferì a Pavia come professore straordinario di Chimica Industriale.

Il 28 agosto 1924 viene riconosciuta l’Università di Milano, il cui fondatore e primo rettore, Luigi Mangiagalli, chiama Livio Cambi per istituire il primo corso di laurea italiano di Chimica Industriale. Cambi restò alla direzione dell’Istituto fino al 1960 e mantenne l'incarico di preside della Facoltà di Scienze.

L'intento di Cambi non solo fu quello di realizzare una grande scuola di chimica industriale in Italia, ma anche quello di migliorare le tecnologie industriali. Grazie a questo suo impegno ed essendo membro del Partito fascista, nel 1939 ottenne un importante incarico politico, cioè fu nominato rappresentante del partito nella Corporazione della siderurgia e della metallurgia.

Quasi tutti i chimici di un certo rilievo aderirono al fascismo, più per opportunismo che per convinzione. Solo due, tra loro si distinsero: Michele Giua, tra i pochi a opporsi al regime e a finire per questo in galera; Livio Cambi, che aderì al fascismo con entusiasmo, convinto che il governo di Mussolini avrebbe ammodernato il paese. Il suo impegno fu totale anche durante la guerra, a servizio dell’Asse italo-tedesco.

Cambi fu uno scienziato e tecnologo di eccezionale versatilità nel campo chimico. Si può dire che egli fu il vero antesignano della figura del chimico industriale in Italia perché seppe fare confluire le conoscenze di base nel campo inorganico, metallurgico e organico nell'applicazione industriale.


Questa pagina è stata realizzata grazie al prezioso aiuto di Roberto Camedda, amministratore del Gruppo Facebook GAMS (Gruppo Archeologia Mineraria Sardegna).

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