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Storia mineraria della Sardegna

La gestione del Cav. Belly (1762 – 1791)

I capitoli

Dopo la definitiva estromissione degli eredi del Mandell dall'impresa mineraria, in seguito alla sentenza definitiva della Reale Udienza che condannava il defunto console svedese, il governo sabaudo optò per un maggior coinvolgimento statale nelle attività minerarie dell'isola. Le miniere, che spettavano di diritto al Regio Patrimonio, potevano essere concesse ai privati, escluse quelle particolarmente ricche in argento. Per tutte si stabilì che i lavori dovevano essere fatti a regola d'arte, seguiti da un Capo Minatore controllato da un perito del Regno. La galena doveva essere venduta alla fonderia di Villacidro, anch'essa patrimonio statale; solamente gli scavi più lontani furono autorizzati sia all'esportazione sia a dotarsi di fonderia propria. I concessionari potevano, previo il dovuto indennizzo, tagliare legna, aprire nuove strade o deviare corsi d'acqua; alla scadenza dei diritti tutto sarebbe ritornato al Regio Patrimonio.

In questo periodo i lavori si concentrarono nell'Arburese e nell'Iglesiente. Tentativi ci furono nel Sarrabus (Monte Narba) e in Ogliastra nel territorio di Villagrande Strisaili, dove per un breve periodo si lavorò attorno ad alcune interessanti mineralizzazioni ferrose.

A sovrintendere alle miniere sarde in questo periodo troviamo il sottotenente cav. Belly. Questi si adoperò a una generale riorganizzazione dei lavori minerari, e si occupò prevalentemente della gestione diretta della fonderia di Villacidro. Studiò la realizzazione di una nuova struttura nei pressi di Domusnovas che incrementasse lo sviluppo minerario della zona di Iglesias.

I prodotti della fonderia veniva venduto in loco ai fabbricanti di stoviglie e allo stabilimento di pallini da caccia di Cagliari. Il resto veniva esportato verso il mercato di Marsiglia.

Un'altra iniziativa del Belly fu l'utilizzo nei lavori minerari di un gruppo di forzati detenuti nel penitenziario di Villafranca nei pressi di Nizza. Il sovrintendente pensava così di risparmiare sui costi della manodopera (la paga assegnata a un carcerato ammontava al 40% rispetto al salario di un lavoratore libero), ma non aveva tenuto nel debito conto la scarsa resa di una manodopera poco o nulla specializzata, né i costi di sorveglianza.

Il bilancio complessivo dell'operato del Belly, che concluse il suo incarico nel 1791, fu ampiamente negativo, con risultati peggiori di quelli ottenuti dal Mandell.

  1. La Sardegna sotto i Savoia
  2. La concessione generale ai Nieddu e Durante
  3. La concessione generale a Carl Gustav Mandell
  4. La seconda metà del Settecento
  5. La gestione dell’avvocato Mameli (1759-1762)
  6. La gestione del Cav. Belly (1762 – 1791)
  7. Anni Trenta dell’Ottocento: le proposte dell’Ingegner Mameli

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