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Miniera di Seddas Moddizzis - Villaggio Asproni: sintesi storica

Le storie

..:Miniera di Seddas Moddizis - il villaggio Asproni

..:Miniera di Seddas Moddizis - la laveria

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La miniera di Seddas Moddizzis era stata in passato oggetto di grandi lavori ma, a differenza delle limitrofe San Giovanni e San Giorgio, vi scarseggiava la galena argentifera. La scoperta delle calamine di Buggerru, portò una particolare attenzione su questo minerale, presente in molte miniere dell'isola. Nel settembre del 1868 un gruppo di piccoli imprenditori e possidenti costituì la Societą di Seddas Moddizzis, il cui scopo era quello di esplorare un vasto territorio a sud del Monte San Giovanni. A questa venne rilasciata la concessione, per un'area di soli 177 ettari, giugno del 1870, dopo una lunga controversia scatenata dall'ing. Gian Luca de Katt, possessore su queste colline di numerosi permessi di ricerca, il quale aveva cercato inutilmente di far valere i suoi diritti sui minerali di zinco presenti nella zona.

Nei primi anni, pochi minatori recuperarono la calamina precedentemente estratta in occasione di lavori precedenti, che avevano come unico oggetto i minerali di piombo e argento. La svolta venne impressa con l'arrivo dell'ing. Asproni che, dal 1885, provvide alla costruzione di una nuova strada adatta al transito dei carri e di due forni di calcinazione, rimanendo egli stesso stupito per la ricchezza del sottosuolo; in pochi anni infatti vennero estratti oltre 100 mila tonnellate di calamina, dalle trincee Cicilloni e Belgrano e dalla galleria Santa Barbara. Il minerale venne trattato interamente nella laveria idrogravimetrica, costruita nel 1893, nella località di Serra Scoris.

In qualità di responsabile tecnico della miniera, l'Asproni decise di assorbire, tra il 1905 e il 1911, l'intero pacchetto azionario della società, ottenendo nel 1930 anche la concessione perpetua della miniera.

Oltre duecento tra minatori e donne addette alla cernita operavano nella miniera, i cui risultati miglioravano di anno in anno grazie alla conduzione attenta delle coltivazioni.

L'opera del concessionario non si limitò ai soli lavori in galleria; infatti, per trarre il massimo profitto dalle sue vaste proprietà, edificò delle case coloniche, affidando a suoi dipendenti la coltivazione della terra e il taglio dei boschi, e potendo così sommare agli introiti della miniera i ricavi della vendita del legname e di altri prodotti agricoli. La conduzione fin troppo attenta da parte dell'Asproni si rivelò, con il passare degli anni, motivo di accesi scontri con i funzionari del Corpo Miniere, che lamentavano numerose e gravi inadempienze. Alla miniera spettava, infatti, il triste primato degli infortuni in galleria, tanto da essere comunemente chiamata "la miniera dei mutilati".

Il momento più difficile si presentò al concessionario che, ormai novantenne, si rivolse nel 1934 all'allora capo del governo Benito Mussolini, per rivendicare quei finanziamenti che ad altre società erano spettati, in occasione della nota crisi degli anni Trenta, ed invece a lui non riconosciuti per via dei pareri negativi espressi dai funzionari statali. Infatti le condizioni della miniera erano pessime, come scrisse nella sua relazione il capo dell'Ufficio Miniere, l'ing Gerbella. Buona parte della laveria era costituita ancora da vecchi macchinari d'occasione, dal funzionamento completamente disarmonico, nel quale si inseriva il vecchissimo generatore di forza motrice utilizzato 80 anni prima nella miniera di piombo di Gibbas, presso Villaputzu. Nel sottosuolo invece mancavano quelle opere indispensabile per la tutela dei lavoratori, mentre pochissimo si era fatto per il miglioramento della viabilità interna, con poche gallerie servite da binari, e ancora lontanissima pareva la possibilità di estendere alla miniera i benefici dell'elettrificazione.

Il funzionario terminava il lungo elenco di mancanze, duramente contestato dall'Asproni, ricordando col dovuto rispetto che quest'ultimo aveva ormai un età troppo avanzata per la conduzione di una moderna miniera, proponendone quindi l'allontanamento.

Giorgio Asproni e la sua figura, destinata a rimanere tra i ricordi di quel tempo, avvolta da un alone romantico e contraddittorio, si spense due anni dopo nella bella villa al centro di quel villaggio da lui costruito alcuni decenni prima.

Negli anni successivi alla scomparsa dell'importante personaggio, Seddas Moddizzis cambiò radicalmente, favorita da considerevoli contributi statali, che permisero la costruzione di un impianto di flottazione e l'elettrificazione di molti servizi, tra i quali il pozzo interno San Filippo. I lavori di ricerca dimostrarono la presenza d'ingenti depositi di barite, un minerale ancora poco utilizzato ma destinato ad assumere un ruolo nell'industria petrolifera; ma vennero individuati anche giacimenti della più preziosa blenda.

Gli anni Cinquanta non riservavano buone aspettative per molti centri estrattivi, nonostante il momento favorevole del mercato nazionale, protetto da barriere doganali, ma in ritardo dal punto di vista tecnologico e finanziario. Seddas in particolare, si trovò nelle peggiori condizioni per affrontare tale periodo. Nonostante tutto nel 1950 iniziò il progressivo controllo della miniera da parte della Società di Monteponi, attraverso l'acquisizione delle quote degli eredi Asproni, operazione conclusasi nove anni più tardi, quando si completò l'operazione di acquisto della miniera, con l'appianamento dei suoi numerosi debiti.

Durante questa fase l'attività nella miniera procedette spedita, e con la coltivazione dell'ammasso mineralizzato denominato Vacca, e con la riorganizzazione dei trasporti interni, grazie all'impiego di locomotori elettrici facenti capo al pozzo San Filippo. La novità più importante fu la realizzazione del nuovo impianto di flottazione, per il quale si eresse un grande edificio in cemento armato in sostituzione della vecchia struttura muraria ottocentesca. Dopo qualche anno la gestione della miniera si fece sempre più difficile dal punto di vista economico e sociale, in considerazione dei diversi scioperi da parte del personale, preoccupato dalla prospettiva di un distacco del gruppo Monteponi-Montevecchio. Nel marzo del 1960, infatti, la concessione venne intestata alla Società Metalsulcis, Miniere Metallifere Sulcitane, della quale era responsabile tecnico l'ing. Musio, che negli anni seguenti iniziò un lavoro di ricerca per l'esplorazione della porzione orientale dell'anello metallifero dell'Iglesiente, ricadente nell'area di Seddas, limitandosi alla coltivazione della porzione bassa dell'ammasso Vacca, da molti anni ricco in minerali blendosi, ma in evidente stato di esaurimento.

I lavori vennero inseriti in un progetto del 1962, che portò al collegamento sotterraneo delle principali concessioni operanti attorno a Iglesias, col nuovo impianto di flottazione nella miniera di Campo Pisano, tramite una lunga galleria di carreggio, destinata a raggiungere anche la parte bassa del pozzo San Filippo.

L'entrata in servizio di quest'impianto rese inutile quello di Seddas, che venne fermato dal 1963, per esser smontato e quindi definitivamente abbandonato.

Negli ultimi anni di attività delle miniere dell'Iglesiente la miniera di Seddas Moddizis era compresa nel grande sistema che faceva capo a Campo Pisano; mentre all'esterno, fin da allora, tutto giaceva in abbandono, dagli impianti al villaggio Asproni. È, infine, nel settembre del 2004 l'acquisto del villaggio da parte di un privato di Iglesias. Recentemente (2017) un'associazione del territorio sta cercando di ripulire e valorizzare il villaggio minerario.


Bibliografia essenziale

Questa storia č tratta dal libro di SANDRO MEZZOLANI e ANDREA SIMONCINI - Sardegna da salvare. Paesaggi e architteture delle miniere, Editrice Archivio Fotografico Sardo, Nuoro 1993

Notizie sulla miniera potete trovarle anche in ANTONIO FRANCESCO FADDA - Siti minerari in Sardegna - Coedisar, Cagliari 1997

MARIA CARLA CORDA - Giorgio Asproni, un pioniere dell'Industria mineraria Sarda - Editoriale Documenta, 2009.

QUINTINO SELLA - Atti della commissione di inchiesta sulle condizioni dell'industria mineraria nell''Isola di Sardegna - Edizioni Ilisso, 1999.

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