il logo di www.minieredisardegna.it

Miniera di Fenugu Sibiri: sintesi storica

Le storie

..:Miniera di Fenugu Sibiri


La miniera fu data in concessione all'ingegnere francese Emile Jacob e al sign. Vittorio Baron, con decreto del 17 gennaio 1876. La concessione prevedeva l'estrazione di minerali di nichelio e cobalto. La miniera non fu mai molto produttiva, anzi, a dire dell'ingegnere capo del Distretto minerario di Iglesias

la miniera di Fenugu Sibiri è sempre stata pochissimo produttiva, anzi è stata quasi sempre inattiva.

L'affermazione data al 1907 e si pone in un contesto di cui parleremo in seguito. Alla improduttività della miniera si dovette probabilmente aggiungere la cattiva congiuntura che negli anni Ottanta e Novanta del secolo XIX aveva colpito l'industria mineraria e l'economia europea in generale, e che determinò il fallimento delle società meno solide.

Fattostà che lo Jacob (che nel mentre era stato nominato dal Baron procuratore per gli affari riguardanti Sibiri) tenta subito di liberarsi della concessione. Infatti nel 1884, a sua volta, nomina l'ing. francese Leone Goüin (un personaggio inserito in molti affari ruotanti attorno alle miniere della zona, ma soprattutto del Sarrabus) proprio procuratore con l'incarico di vendere la concessione di Fenugu Sibiri. L'affare è concluso in pochi mesi, tanto è vero che nel luglio dello stesso anno la miniera passa alla Società la Fluminese. Nel giro di pochi anni, però, tale società fallisce: infatti, nel giugno del 1890 è posta in liquidazione e la miniera di Fenugu Sibiri retrocede al vecchio proprietario, gravata tuttavia dei diritti che su di essa accampano gli eredi Goüin.

Ma l'instancabile ingegnere non si perde d'animo, e nel 1892 tenta di nuovo di vendere la concessione, e a tal fine nomina suo procuratore il sign. Paolo Pellegrandi. Nello stesso periodo gli eredi del Baron rinunciano a tutti i diritti sulla concessione.

In tutto questo periodo, come abbiamo messo subito in risalto, la miniera è praticamente inattiva e in completo stato di abbandono. La situazione arriva a un punto tale che nel 1901 lo Jacob riceve dal Ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio un decreto ingiuntivo a riprendere i lavori entro un anno, pena la revoca della concessione. Tuttavia, il nostro protagonista doveva avere buone e utili conoscenze, dal momento che i lavori non furono ripresi, senza che questo significasse l'attuazione del decreto. Il verbale di un sopralluogo eseguito da un ingegnere del Distretto minerario di Iglesias nel dicembre del 1905, mette in risalto lo stato di abbandono in cui versano le strutture minerarie sia interne che esterne.

Nel 1906 lo Jacob, che ormai risiede a Cagliari, fa un ultimo tentativo di sottrarsi alla minaccia sempre più pressante di revoca della concessione. Stipula, infatti, un contratto con un avvocato francese, tale Paolo Guinebertiere, a cui cede in affitto per un anno la miniera di Fenugu Sibiri perché vi effettui delle ricerche minerarie. Questa mossa è tesa a guadagnare tempo: le ricerche, infatti, sarebbero quelle attività minerarie che con insistenza sempre maggiore gli vengono ingiunte.

L'anno successivo Jacob richiede l'estensione della concessione della miniera di Fenugu Sibiri anche per i minerali di piombo, zinco, rame, bismuto, arsenico e argento. Per ottenere tale estensione era necessario aver attuato i famosi lavori di ricerca che provassero l'esistenza di tali minerali. Ma questi lavori pare non siano mai stati attuati, se è vero che l'ingegnere capo del Distretto minerario di Iglesias dà parere negativo alla richiesta, con la motivazione che la miniera era stata e continuava a essere tuttora inattiva. Ormai il nostro scaltro ingegnere era con le spalle al muro.

Ma evidentemente il tempo intercorso dal primo decreto di ingiunzione del 1901 al 1907 non lo aveva visto inattivo nei suoi tentativi di liberarsi con profitto della miniera. Nel 1908, infatti, riesce a vendere finalmente la concessione. L'acquirente è la Società Anonima Malfidano, solida società francese proprietaria delle miniere di Buggerru. Il 29 maggio 1908 avviene la firma del contratto presso il notaio Giuseppe Sulis di Cagliari, stipulato tra il nostro Jacob, l'ing. Carlo Floris Thorel in rappresentanza degli eredi Goüin, e l'ing. Acchille Georgiades (si, proprio quel Georgiades che ebbe un ruolo di primo piano nell'eccidio di Buggerru avvenuto quattro anni prima; per una vivida descrizione dei fatti si vedano le pagine relative nel romanzo di Giuseppe Dessì Paese d'ombre) direttore e procuratore generale della Malfidano. Il contratto impegnava la società francese a versare 5 franchi all'anno (del resto si faceva tutto tra francesi, o no!?) per ogni tonnellata di minerale povero estratto (piombo, zinco, rame, arsenico o altro); 15 franchi all'anno erano dovuti invece per ogni tonnellata di minerale ricco (nichelio, cobalto, bismuto e argento). Il versamento doveva avvenire semestralmente. Il 75% spettava allo Jacob, il restante 25% all'ingegner Floris Thorel, a suo fratello Francesco (anch'egli ingegnere) e agli eredi Goüin. Da questo momento in poi lo Jacob esce definitivamente dalla storia di Fenugu Sibiri.

Da quanto abbiamo detto risulta chiaro che la vicenda di Fenugu Sibiri fino a questo momento è da inserire nel più vasto fenomeno che interessò il settore minerario della Sardegna sud occidentale negli anni '60 - '80 del secolo XIX. In questo periodo la regione fu ispezionata in lungo e in largo alla ricerca di giacimenti. In genere si trattava di ingegneri con accentuato senso degli affari che classificavano i maggiori giacimenti, acquistavano quelli più ricchi per gestirli in proprio o in compartecipazione con aziende nazionali o estere. Oppure, spesso li cedevano dopo aver avviato la produzione, ricavandone lauti guadagni. Uno di questi era l'ing. Goüin già incontrato. Il nostro Jacob sembra essere una figura minore di questo mondo di ingegneri-affaristi. Chiare sono le sue relazioni con la Malfidano. Suo padre, anch'egli ingegnere (c'era da dubitarne!?), risiedeva a Buggerru (in quel tempo chiamata "la piccola Parigi") e presumibilmente era alle dipendenze della stessa Malfidano.

Più in generale, per inquadrare ancor più tutta la vicenda, la storia della nostra piccola miniera si inserisce nella politica delle grandi potenze europee tesa a diversificare e controllare le fonti di energia e materie prime.

Nell'Europa dei nascenti imperialismi la diversificazione delle fonti di approvigionamento diventò una strada obbligata quando le miniere del Nord (della Svezia e del Belgio, soprattutto) si impoverirono e il capitale tedesco cercò di trarre profitto dalla situazione per controllare il mercato. Sardegna e Spagna costituirono dunque per un certo tempo la "nuova frontiera" degli imprenditori minerari del Nord Europa, favorendo quell'intenso sviluppo dell'industria di piombo e dello zinco che caratterizzò il ventennio 1860-1880. (Gianfranco Tore - Gli imprenditori minerari dell'Ottocento).

Volete un dato ulteriore a conferma di quanto detto e citato? Eccolo: prima di arrivare in Sardegna nel 1894 lo Jacob era residente in Spagna. I documenti non fanno capire a fare cosa, ma è lecito pensare che anche lì lo abbia portato qualche affare legato al settore minerario.

Ma continuiamo la nostra storia. Dunque, ora Fenugu Sibiri è in mano alla Malfidano. I nuovi proprietari si danno subito da fare, iniziano i lavori, nominano il direttore di tali lavori (il sign. Ippolito Grimal) e il sorvegliante (il sign. Garau Sisinnio), assumono gli operai. Quanti? Non è dato sapere con certezza. È sicuro, però, che nel 1928 gli operai fossero cinque, compreso il sorvegliante, ma a questa data la miniera già versava in gravi difficoltà. Gli edifici per gli operai, ancora visibili, proverebbero, tuttavia, che gli operai non furono mai molti, una decina o qualcuno di più. La Malfidano fa anche qualche investimento, gli edifici che rimangono attualmente risalgono, infatti, presumibilmente a quel periodo. Compie delle ricerche che si rivelano fruttuose, tant'è vero che nel 1914 richiede l'autorizzazione (accordata) a estendere la concessione per l'estrazione di piombo. Scava altre gallerie più a nord lungo il corso del rio Nurazzonu. Insomma, forse per la prima volta nella sua breve storia Fenugu Sibiri, grazie ai giusti investimenti, diventa una miniera produttiva.

Ma tutto ciò dura poco. Già nel 1925 la miniera risulta abbandonata. Tuttavia, la Malfidano non doveva aver perso tutte le speranze, perché nel 1929 richiede e ottiene la concessione perpetua. Ma nel '33 è costretta ad abbandonare e chiede l'accettazione da parte del ministero delle Corporazioni della dichiarazione di rinuncia alla concessione. Nel dare il suo parere favorevole all'accettazione l'Ingegnere Capo del Distretto minerario di Iglesias pone la richiesta della Malfidano all'interno di un contesto generale che comprende una difficoltà generalizzata dell'industria estrattiva europea, la particolare situazione di difficoltà in cui versa la Malfidano, e l'oggettiva sfavorevole ubicazione della miniera che aumenta i costi di produzione. Il 29 aprile del 1935 il ministero delle Corporazioni, con un proprio decreto, accetta la dichiarazione di rinuncia alla concessione di Fenugu Sibiri da parte della Malfidano.

Infine, una serie di documenti sparsi sembrano indicare che negli anni seguenti nella miniera di Fenugu Sibiri si sia impegnata anche la Montevecchio. A quest'ultimo periodo risale probabilmente il piccolo impianto di macinazione del grezzo che si affaccia sulla carrareccia di accesso ai cantieri.


Questa breve storia si basa sulla documentazione presente presso gli archivi del Corpo delle Miniere in Iglesias.

Il testo è stato realizzato (analisi della documentazione e stesura del testo) da Sandro Arcais. Se volete utilizzare parte o tutto il testo, dategliene comunicazione e indicatelo come autore.

Questa pagina è stata visitata 3391 volte

Arburese ]

Fluminimaggiore ]

Gonnosfanadiga ]

—> Fenugu Sibiri

Iglesias-Gonnesa ]

Monte Narba ]

Nurra ]

Rio Ollastu ]

Salto di Quirra - Gerrei ]

San Vito - Villaputzu ]

home -- mappa -- chi siamo -- contatti
le miniere -- il parco -- la storia -- link
le interviste -- i minierabondi -- precauzioni
libri e miniere