Giampiero Pinna (2)
Ultimo presidente dell’Ente Minerario Sardo, ha fatto parte del Consiglio Regionale nella legislatura 1999-2004. Protagonista della lunga occupazione del Pozzo Sella [link a un sito esterno] tra il 2000 e il 2001, ha fatto della istituzione del Parco Geominerario della Sardegna uno dei punti fermi della sua lotta politica. La seconda intervista a Giampiero Pinna ha prevalentemente un taglio storico, e traccia un quadro del contesto in cui, negli anni Settanta, avviene la scelta di rilanciare il settore minerario sardo, piuttosto che pensare alla sua riconversione. Non manca un accenno al Parco e alle sue problematiche attuali.
Il declino del settore minerario sardo alla fine degli anni Sessanta
Il declino delle miniere โฆ metallifere รจ iniziata agli inizi degli anni Sessanta. Perchรฉ dopo il boom degli anni Cinquanta, che era soprattutto legato alla guerra di Corea, alla forte rivalutazione del prezzo del piomboโฆ poi agli inizi degli anni Sessanta la crisi รจ arrivata inesorabile. Quindi sono state chiuse diverse miniere in quel periodo. Per esempio, l’Argentiera รจ stata chiusa in quel periodo, la stessa miniera di Monte Narba. Diverse miniere sono state chiuse in quel periodo, le altre erano controllate ancora da societร private: dalla Pertusola le miniere di San Giovanni e di Arenas e di Buggerru, che erano le principali miniere della Pertusola; le altre miniere erano della Montecatiniโฆ
(โฆ)
In giro per il mondo le ricerche cominciavano a mettere in evidenza nuovi giacimenti, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, di grandissime dimensioni, a tenori piรน elevati, con quantitativi piรน alti, tra l’altro a costi piรน bassi di estrazione perchรจ partivano dalla superficie. (โฆ) Si sono cominciati a far sentire i segni non tanto delle difficoltร contingenti quanto delle difficoltร strutturali del comparto metallifero.
E tutto รจ arrivato a una conclusione drammatica, che รจ stato l’epilogo della fine di una fase economica di quelle miniere con la fuoriuscita della Pertusola โฆ nel 1968, con la Pertusola che ha deciso praticamente di mollare tutto, e la Regione sarda che a quel punto aveva maturato l’idea di costituire un ente regionale per gestire le miniere. Ma inizialmente l’Ente Minerario avrebbe dovuto fare attivitร di assistenza e di promozione, in realtร poi la situazione รจ precipitata, la Pertusola se n’รจ andata, e l’Ente Minerario appena costituito ha dato vita alla Piombo Zincifera Sarda per gestire tutte le miniere di piombo zinco e argento della Pertusola.
(โฆ)
E subito dopo sono state le miniere, le grosse miniere gestite dalla Montecatini โฆ in cui รจ iniziata la grave crisi, anche quella irreversibile, per cui lo Stato ha deciso di costituire una societร pubblica, in contemporanea anche lรฌ alla nascita dell’Egam (Ente gestione aziende minerarie), che รจ del 1971, e l’Egam come primo atto, un po’ come ha fatto l’Ente minerario sardo nel 1968, โฆ ha costituito la societร Sogersa per gestire le miniere di Monteponi e Montevecchio.
La spinta per un rilancio del settore nella prima metร degli anni Settanta
Allora c’era la convinzione che la razionalizzazione dell’attivitร potesse portare ancora ad allungare la vita di queste miniere. Per razionalizzazione si intendevano diverse cose. Intanto il fatto che i privati facevano grossi utili e quindi lo Stato poteva anche accontentarsi di farne di meno o di fare pareggio. Sono successi dei fatti anche significativi allora per cui c’รจ stato agli inizi degli anni Settanta una grande scoperta โฆ di uno dei giacimenti piรน grandi nella storia delle miniere metallifere dell’Iglesiente, che รจ il giacimento “Marx” ad Acquaresi. Quelle concessioni erano gestite dall’Ammi Sarda, allora. E questo giacimento aveva suscitato un grandissimoโฆ aperto prospettive, aperto speranze โฆ In tutti gli anni Settanta fino agli inizi degli anni Ottanta la coltivazione di questo giacimento contribuรฌ ad allungare la prospettiva e la speranza che queste miniere potessero salvarsi. Nel senso che i sindacati e molti docenti universitari dicevano “bisogna ampliare le ricerche, bisogna andare in profonditร , le potenzialitร sono ancora enormi; la scoperta del giacimento Marx ad Acquaresi dimostra che ancora c’รจ molto da scoprire”.
(โฆ)
ร stata fatta una legge per la ricerca mineraria, nella convinzione che facendo un grosso programma di ricerca si potessero trovare grossi nuovi giacimenti. E poi nel ’74 la Conferenza Mineraria Nazionale aveva aperto un’altra prospettiva, che poi era stata recepita anche dal Piano di Rinascita, che era โฆ l’idea secondo cui queste miniere potessero salvarsi dal punto di vista economico, anche, in un ciclo integrato che doveva essere minerario metallurgico e manifatturiero. La cosiddetta verticalizzazione delle miniere, che doveva consentire di recuperare economicitร alle miniere in una gestione integrata che doveva arrivare sino alla produzione del metallo e alla lavorazione dei prodotti.
In realtร anche questo si rivelรฒ un grande fallimento, perchรจ vennero costruiti grandi impianti metallurgici di base, ma l’attivitร manifatturiera non รจ mai, non si รจ riusciti mai a farla decollare. Per cui nessuno in Sardegna ha fatto mai quello che sono riusciti a fare le popolazioni neolitiche sul Monte Arci, per parlare dei minatori di 8.000 anni fa, quando loro erano stati capaci di estrarre l’ossidiana, di lavorarla, e commercializzarla come prodotto finito in tutto il Mediterraneo. (โฆ) E la stessa cosa hanno fatto le popolazioni nuragiche, perchรฉ sono arrivate anche loro al prodotto finito. I bronzetti nuragici sono anche loro un prodotto manifatturiero dell’attivitร mineraria e metallurgica.
Le miniere sarde non hanno creato imprenditori sardi
Perchรฉ i neolitici e i nuragici erano Sardi, e quindi quell’attivitร nasceva dalle mani e anche dalla testa di quelle popolazioni locali. Tutti gli altri che, a partire dall’era industriale, si sono alternati a gestire queste miniere, ad eccezione di Giovanni Antonio Sanna, che fu il primo imprenditore sardo, poi non ce ne fu un altro (e Asproni, Giorgio Asproni, in parte), tutti gli altri furono imprenditori che venivano da fuori della Sardegna. E quindi quando il cuore e la testa non sono sardiโฆ รจ un po’ la fine che sta facendo la chimica in Sardegna, insomma.
E questo รจ il grosso difetto, perchรฉ queste miniere, che hanno fatto nascere la civiltร industriale in Sardegna e hanno contribuito a far nascere la civiltร industriale nel nostro paese, non รจ stata capace di generare un sistema imprenditoriale locale. Questo purtroppo a consuntivo รจ la drammatica constatazione che dobbiamo fare. E proprio in queste aree che per prime hanno conosciuto l’industrializzazione, che sono state crocevia di incontro tra le civiltร nordeuropee e mediterranee, di fatto non siamo stati capaci in questo periodo storico a diventare noi imprenditori.
Siamo stati capaci, grazie anche all’intuizione di Quintino Sella, di avere degli ottimi tecnici minerari, con la Scuola mineraria, poi con la facoltร di ingegneria dell’Universitร di Cagliari fondata dal prof. Carta. E perรฒ insomma questi tecnici non si sono mai trasformati in imprenditori. Questa รจ la realtร .
L’intervento dello Stato degli anni Settanta e il caso Giasoli
Lo stato, intanto, รจ dovuto intervenire proprio perchรฉ c’erano tensioni sociali enormi, nel senso che allora il settore minerario contava ancora cinque-seimila addetti, e quindi โฆ se fossero stati messi sulla strada quei lavoratori i territori minerari avrebbero avuto un tracollo drammatico, insomma, e quindi lo stato, convinto anche di fare attivitร imprenditoriale, in realtร ha svolto una grande funzione di carattere sociale.
Questo perรฒ ha portato tutti in inganno, e dicoโฆ si puรฒ dire tutti, tecnici anche, i sindacati, i partiti politici, le universitร , in questa sorta di autoconvincimento che andando verso una verticalizzazione del settore si sarebbe salvato tutto. In realtร poi i fatti hanno dimostrato che questa รจ stata una pia illusione. E ripercorrendo un po’ questa storia bisogna dire che Giasoli, il primo presidente dell’Egam, aveva ragione quando nel 1971, venendo in Sardegna, aveva sostenuto che bisognava pensare al dopominiera, nella riconversione, che quelle miniere ormai si stavano avviando a una morte inesorabile, insomma. E Giasoli, in piazza del Municipio ad Iglesias fu fatto volare sopra la piazza piena di manifestanti, proprio per questa sua affermazione. (โฆ)
Giasoli era il primo presidente dell’Egam, “si era permesso” di dire che bisognava pensare ad altro, e si era presentato ad una manifestazione che c’eraโฆ a incontrare i sindacati, a una manifestazione che c’era in piazza del Municipio ad Iglesias, e i dimostranti l’avevanoโฆ non gli avevano fatto del male, ma, insomma, l’avevano fatto volare in aria, e invece di camminare a piedi per fare un tratto per andare [al municipio, ndr] era passato sopra le mani di tutti i dimostranti cheโฆ
Lui, insomma, ebbe il coraggio e anche l’intuizione di fareโฆ perchรฉ poi gli altri non รจ che in malafede dicessero che quella strada fosse sbagliata. Erano convinti che, anche sulla scia di alcune cose fuorvianti, tipo la scoperta del giacimento Marx [ad Acquaresi, ndr], che si potesse ancora scoprire dei giacimenti e che nella verticalizzazione si potesse trovare il bandolo della matassa di queste diseconomie del settore minerario della Sardegna.
[Giasoli] evidentemente fa un’analisi economica, e capisce probabilmente cheโฆ lo stato, intanto non puรฒ intervenire nelle attivitร manifatturiere che sono quelle che recuperano il maggior valore aggiunto. Potevano fare grandi impianti facendo grossi investimenti dello stato, come รจ stato fatto con l’Ammi Sarda che ha costruito l’impianto di Portovesme, l’impianto metallurgico di Portovesme, e l’altro invece รจ rimasto una pia illusione, quello della verticalizzazione, del settore manifatturiero. Non so che elementi avesse lui per affermare queste cose, in realtร รจ l’unico che ci ha azzeccato, insomma, a consuntivo, dopo trent’anni da quelle affermazioni.
E perรฒ, insomma, c’era ancora un gruppo di tecnici che ancoraโฆ l’Istituto minerario ancora lavorava a pieno regime, (โฆ) l’Universitร di Cagliari, la facoltร di Ingegneria era arrivata al suo massimo splendore, perchรฉ era una delle universitร piรน importanti al mondo, allora, come facoltร di ingegneria mineraria.
Chiusura delle miniere e provvedimenti per la riconversione del settore
Soltanto alla fine degli anni Ottanta, con l’esaurimento del giacimento Marx, con Monteponi che scontava un sacco di difficoltร dal punto di vista economico, con questo grande investimento che รจ stato una cosa demenziale, anche poi a consuntivo bisogna dirlo, del grande impianto di eduzione di Monteponi, che non ha risolto nessun problema, si รจ rivelato uno sperpero di denaro pubblico e basta. Soltanto alla fine degli anni Ottanta e all’inizio degli anni Novanta si รจ cominciato a prendere coscienza, con molte difficoltร e con molto ritardo e con poca convinzione che il settore minerario aveva bisogno di un intervento per la riconversione.
E allora nel 1990 รจ nata la legge 221 voluta dai parlamentari sardi (โฆ) per la prima volta viene introdotto il concetto delle attivitร sostitutive, e quindi il finanziamento di attivitร alternative a quelle delle miniere. E tutti insomma arrivammo a questa legge convinti di avere ottenuto un risultato, ma in realtร c’erano le remore mentali dovute ai vent’anni passati con le Partecipazioni Statali, per cui anche i lavoratori e di conseguenza anche i sindacati non erano disponibili aโฆ o non avevano mai mostrato nessuna disponibilitร a rinunciare al posto fisso pubblico per andare in nuove avventure imprenditoriali generate come si voleva dai privati.
E quindi non si รจ lavorato secondo me con grande convinzione per queste iniziative sostitutive, e in realtร dall’altra parte c’era un sistema manageriale che aveva la pressione di ridurre il personale delle miniere, perchรฉ per lo stato diventavano costi molto consistenti. E allora abbiamo toccato con mano, in tutto quel periodo un meccanismo diciamo un po’ scellerato e irresponsabile della calata di tutta una serie di imprenditori o di pseudoimprenditori, che rincorrevano piรน i contributi a fondo perduto della 221, piuttosto che iniziative economiche davvero valide. E quindi tutto quello che รจ nato senza un radicamento nel territorio รจ finito.
Chiusura delle miniere e provvedimenti per la riconversione del settore
Soltanto alla fine degli anni Ottanta, con l’esaurimento del giacimento Marx, con Monteponi che scontava un sacco di difficoltร dal punto di vista economico, con questo grande investimento che รจ stato una cosa demenziale, anche poi a consuntivo bisogna dirlo, del grande impianto di eduzione di Monteponi, che non ha risolto nessun problema, si รจ rivelato uno sperpero di denaro pubblico e basta. Soltanto alla fine degli anni Ottanta e all’inizio degli anni Novanta si รจ cominciato a prendere coscienza, con molte difficoltร e con molto ritardo e con poca convinzione che il settore minerario aveva bisogno di un intervento per la riconversione.
E allora nel 1990 รจ nata la legge 221 voluta dai parlamentari sardi (โฆ) per la prima volta viene introdotto il concetto delle attivitร sostitutive, e quindi il finanziamento di attivitร alternative a quelle delle miniere. E tutti insomma arrivammo a questa legge convinti di avere ottenuto un risultato, ma in realtร c’erano le remore mentali dovute ai vent’anni passati con le Partecipazioni Statali, per cui anche i lavoratori e di conseguenza anche i sindacati non erano disponibili aโฆ o non avevano mai mostrato nessuna disponibilitร a rinunciare al posto fisso pubblico per andare in nuove avventure imprenditoriali generate come si voleva dai privati.
E quindi non si รจ lavorato secondo me con grande convinzione per queste iniziative sostitutive, e in realtร dall’altra parte c’era un sistema manageriale che aveva la pressione di ridurre il personale delle miniere, perchรฉ per lo stato diventavano costi molto consistenti. E allora abbiamo toccato con mano, in tutto quel periodo un meccanismo diciamo un po’ scellerato e irresponsabile della calata di tutta una serie di imprenditori o di pseudoimprenditori, che rincorrevano piรน i contributi a fondo perduto della 221, piuttosto che iniziative economiche davvero valide. E quindi tutto quello che รจ nato senza un radicamento nel territorio รจ finito.
La verticalizzazione del settore minerario: la metallurgia
Alla fine degli anni Settanta รจ andata avanti la fase metallurgica, anche con l’ammodernamento progressivo di questo polo metallurgico di Portovesme, soprattutto quello piombo e zinco. Sono state fatte scelte positive anche dal punto di vista tecnologico, tant’รจ che poi le privatizzazioni degli anni Novanta, della seconda metร degli anni Novanta, hanno portato queste grosse imprese internazionali, queste multinazionali a gestire gli impianti, e li stanno gestendo anche con risultati soddisfacenti dal punto di vista economico.
E comunque questo che รจ un sistema produttivo da difendere con le unghie e con i denti, perchรฉ occupa e dร lavoro a circa otto mila persone, bisogna comunque prendere coscienza che non รจ quella prospettiva di sostenibilitร a cui noi pensiamo, cioรจ di far nascere attivitร economiche che soddisfino le esigenze delle generazioni presenti e nello stesso tempo non compromette le prospettive delle generazioni future. Questo cosa significa: che noi dobbiamo fare attivitร che abbiano una prospettiva generazionale. E questa prospettiva non ce l’hanno gli impianti metallurgici di Portovesme, che hanno portato inizialmente tanto inquinamento, compromesso dal punto di vista ambientale quel territorio e quel sito. E questo รจ il prezzo che bisogna pagare, purtroppo.
Perรฒ, รจ un’attivitร che comunque รจ limitata nel tempo, nel senso che Portovesme, nel giro dei prossimi dieci o vent’anni, se tutto va bene, non ci sarร piรน nulla. Perchรฉ queste multinazionali ovviamente avendo come unico obiettivo quello di conseguire il maggior reddito possibile nei settori nei quali intervengono, non ci impiegano molto a decidere di spostare un impianto in Irlanda perchรฉ il costo dell’energia รจ piรน basso del nostro. Oppure a spostarlo in un paese in via di sviluppo perchรฉ i vincoli ambientali sono piรน limitati dei nostri.
Allora anche quel settore che oggi purtroppo dobbiamo difendere, perchรฉ porta nel territorio redditi per quasi 500 miliardi, non รจ il settore sul quale dobbiamo investire per il futuro. Per il futuro dobbiamo investire su questo grande patrimonio storico, culturale, ambientale, paesaggistico di cui disponiamo, insomma, e che fortunatamente ci รจ riconosciuto di valore internazionale, dunque la nostra prospettiva รจ quella non di far venire le scuole a visitare i musei minerari (anche le nostre scuole, perchรฉ quello deve rappresentare un elemento di trasmissione di quella storia e di quella cultura per i nostri giovani scolari, studenti, eccetera) ma il nostro obiettivo deve essere quello di intercettare i grandi flussi turistici internazionali che girano il mondo proprio alla ricerca delle peculiaritร culturali, identitarie, dei paesaggi, delle storie particolari, e noi di queste ne abbiamo in abbondanza. Per cui dobbiamo cercare di fare di tutto per valorizzare questo nostro patrimonio che sarร un valore tra dieci anni ma anche tra un paio di secoli.
Le miniere di carbone del Sulcis tra Enel ed Eni
Il sistema pubblico โฆ interviene [nelle miniere di carbone del Sulcis, ndr] all’inizio degli anni Sessanta, quando la Carbosarda e le miniere di carbone sono passate alla gestione dell’Enel. Quando l’Enel ha abbandonato, hanno chiuso le miniere nel 1971, e soltanto nel 1976 รจ ripartita la grande battaglia per riattivare le miniere carbonifere. A quel punto รจ intervenuto l’Eni, รจ intervenuto lo Stato con le Partecipazioni Statali, con la prospettiva appunto di estrarre questo carbone e venderlo all’Enel. Perchรฉ a partire dalla crisi petrolifera, dalla crisi energetica del 1973, รจ ritornato il convincimento โฆ che questa grande risorsa energetica locale dovesse essere sfruttata e poteva avere margini di competitivitร sul petrolio, che allora aveva avuto delle impennate paurose cosรฌ come รจ avvenuto recentemente. E con questa impennata di oggi il carbone ritorna ad acquistare probabilmente una prospettiva.
Il problema รจ che questi grandi investimenti che ha fatto l’Eni poi non erano collegati a un sistema certo di produzione elettrica: tutto doveva essere venduto all’Enel, ma l’Enel non voleva sentirne. E comunque โฆ seppure continua a costruire centrali elettriche da far marciare a carbone, c’รจ da dire che costa meno e rende di piรน il carbone polacco o quello sudafricano, e l’Enel si approvvigiona da questi tipi di carbone, che sono meno inquinanti e hanno anche in parte un potere calorifero piรน alto.
Lโintervento della Regione nel settore carbonifero e la prospettiva della gassificazione
L’intervento della Regione รจ stata una scelta sicuramente sbagliata, ma in parte inevitabile, perchรฉ l’Eni che controllava la miniera di carbone, che aveva fatto grossi investimenti per quasi 700 miliardi nelle strutture di ammodernamento della miniera, a un certo punto con l’avanzare delle privatizzazioni ha concentrato il suo business nel settore petrolifero e nel gas, e ha attuato la politica di dismissioni di tutte le attivitร minerarie, compresa la Carbosulcis.
Tanto piรน che in quel periodo, stiamo parlando del 1994-95-96, non c’era nessuna prospettiva immediata di utilizzare il carbone. L’unica cosa che nacque in quel periodo, dal 1992-93, fu l’idea di poter insediare per valorizzare il carbone sulcis una tecnologia pulita che ovviasse ai problemi di inquinamento generati dal carbone sulcis, e quindi l’avanzare delle tecnologie di gassificazione nel mondo ha fatto mettere in piedi questo progetto, che รจ stato deciso dal governo Berlusconi nel ’94, con l’assenso di tutti โฆ ed รจ nato quel decreto legge che prevedeva il bando internazionale per affidare alle imprese private la miniera e l’impianto di gassificazione.
Quella prospettiva della gassificazione ha tenuto il sistema bloccato per anni e anni con la gente in cassa integrazione, fin tanto che, eravamo nel periodo in cui intanto l’Eni stava abbandonando tutte le miniere e con quella prospettiva in piedi di quel bando internazionale, praticamente l’Eni decise di uscire e la Regione fu costretta a intervenire. E siamo nel 1997.
Io che ero presidente dell’Ente Minerario allora, da un giorno all’altro ho appreso dalla televisione, non me l’aveva comunicato la Regione che controllava l’Ente Minerario, dalla televisione avevo appreso che l’Ente Minerario doveva subentrare all’Eni nel controllo delle azioni della Carbosulcis. E quindi dal giorno dopo mi ero dovuto occupare della Carbosulcis, mettere nuovi amministratori, e tutto quello che ne รจ venuto.
Successivamente poi questo progetto di gassificazione, con la Carbosulcis in capo alla Regione, รจ praticamente fallito perchรฉ le banche non dettero il cosiddetto giudizio di bancabilitร del progetto, per cui tutto รจ finito.
Le motivazioni clientelari della costituzione dellโAti Ifra
La storia della nascita del Parco Geominerario, come sa, รจ comunque, che lo vogliano o no gli amici e i nemici, รจ legata al fatto che io li ho costretti a fare la legge, li ho costretti aโฆ io assieme agli altri lavoratori, a fare il decreto, a stanziare i soldi per le bonifiche. E quando tutti i risultati erano conseguiti, purtroppo ho dovuto ancora fare una battaglia di sette mesi sottoterra per tentare di contrastare questa scelta scellerata che ha portato solo disastri, che รจ stata quella di coinvolgere le imprese pugliesi.
Ecco, imprese pugliesi, poi una societร sarda che io chiamo di comodo perchรฉ รจ stata scelta, non ha vinto nessun appalto, ma รจ stata scelta. Una societร che non avevaโฆ che era una societร fantasma, allora. Che รจ stata scelta, imposta a queste societร pugliesi per fare un raggruppamento di imprese. Ma su questa societร sarda si sono concentrate le attenzioni, i sostegni conniventi di molte forze politiche, prima di tutto del centro destra, ma qualcuna anche del centro sinistra, e comunque anche del sindacato.
E io ho dovuto riprendere l’occupazione nel mese di giugno del 2001 contro questa decisione scellerata. Allora si poteva anche sbagliare perchรจ tutti dicevano “basta il pubblico, deve essere il privato. Non l’Igea, ma il privato”. Efficienzaโฆ Insomma, a distanza di tre anni di consuntivo, un disastro totale. ร stato creato un altro carrozzone clientelare che ha raddoppiato i costi per lo Stato e la Regione, nel senso che sono stati costituiti staff tecnici-amministrativi che non esistevano, e i nostri tecnici-amministrativi di Igea sono pagati senza far niente. ร stato un serbatoio nel quale oltreโฆ con la scusa di assumere gli lsu, in questi pseudo staff tecnici-amministrativi hanno assunto i generi degli assessori โฆ i parenti dei funzionari che dovevano controllare l’Ati Ifra (dei funzionari regionali), i parenti dei sindacalisti. Questo รจ l’Ati Ifra: un grande bluff che soltanto adesso ci stanno mettendoโฆ qualcuno comincia a dirmi (finalmente) “avevi ragione. Bisogna ovviare a questa scelta disastrosa”.
Le funzioni del Consorzio del Parco
E allora la grande responsabilitร ora ce l’ha il Consorzio del Parco, che tra i suoi compiti istitutivi ha quello di stimolare la crescita di un nuovo tessuto produttivo legato alla valorizzazione di queste risorse, in particolare al sistema ambientale, al sistema culturale, al sistema museale, deve far nascere un’industria del turismo che sia effettivamente capace di raccogliere tutto l’interesse che รจ concentrata sul parco minerario, non solo in Sardegna, ma in Italia e nel mondo.
Prima di tutto facendo una seria promozione territoriale, un marketing territoriale che riesca a portare questi territori all’attenzione di questi operatori. E poi stimolare gli imprenditori, prima di tutto i locali, prima di tutto i locali, a cogliere le occasioni che il settore turistico puรฒ offrire. Nel settore della ricettivitร , nel settore dell’intrattenimento dei turisti.
E poi l’altro aspetto di grande rilevanza (questo non significa che noi escludiamo, o che io escluda gli imprenditori turistici che possono venire da fuori) questo immenso patrimonio immobiliare che noi abbiamo, che รจ fatto di villaggi minerari abbandonati, molte volte vicino alla costa, altre volte all’interno, e sono i volumi che dobbiamo recuperare, prima ancora che costruire villaggi turistici, con le stesse tipologie, con le stesse linee architettoniche, con le tipologie architettoniche originarie, possono andare anche in mano ai privati, purchรฉ appunto se ne conservino i tratti architettonici di questi edifici.
(โฆ)
Il problema รจ che questi cinque anni sono passati inutilmente da questo punto di vista, perchรฉ il centro destra che governava la regione ha fatto una procedura di cessione del patrimonio immobiliare tutta concentrata sui bandi internazionali. Nella speranza non riuscita, fallita, di far venire qui Barrak come voleva Pili, o di far venire chissร quale grande imprenditore, in realtร questa scelta non ha avuto successo, e nel contempo รจ stata sacrificato il grande interesse che stava nascendo negli operatori locali, piccoli, medi, microimprese, cooperative, giovani, che si sono visti preclusi la possibilitร di acquisire un rudere e ristrutturarlo per farci un punto di ristoro, un piccolo alberghetto, eccetera eccetera.
Questa รจ la cosa che deve essere invertita, e il Consorzio del Parco ha il dovere, assieme alla promozione territoriale, di favorire questoโฆ il Consorzio del Parco e la Regione. Prima di tutto consentendo a quegli operatori locali di poter acquisire una parte di questo patrimonio immobiliare, non escludendo che ci possano essere anche degli imprenditori che vengono da fuori, ma prima di tutto bisogna favorire i locali. E poi quello che deve fare il Consorzio del Parco col sostegno della Regione, รจ di cogliere tutto il sistema economico che puรฒ svilupparsi in modo integrato col settore del turismo. Quindi dall’artigianato all’agricoltura di qualitร , agli allevamenti di qualitร , alla pesca, perchรฉ in questo territorio, per esempio abbiamo una grande marineria, una delle piรน numerose della Sardegna, che puรณ trarre vantaggi dalla presenza dell’attivitร turistica, a tutti gli altri settori, per esempio anche quello della forestazione produttiva, perchรฉ l’attivitร mineraria nell’ultimo secolo e mezzo ci ha riconsegnato un territorio che รจ devastato anche dal punto di vista della cancellazione di gran parte della copertura vegetale.