Nel 1930 le Società Montevecchio e Monteponi fondarono la Società Italiana del Piombo , investendo enormi capitali per la costruzione della Fonderia di San Gavino. In quegli anni fu realizzata una nuova centrale di eduzione a 60 metri sotto il livello del mare, ed il nuova sezione di flottazione a fianco della Laveria Mameli. Gli anni dopo il 1945, fine del secondo conflitto mondiale, la miniera di Monteponi fu interessata da lavori di ristrutturazione.

 

Il periodo post bellico permise la ripresa della coltivazione grazie al rialzo de prezzo di piombo e zinco, ma costrinse la Società ad approfondire i cantieri sotterranei spingendosi sotto il livello -60. Nel 1956 grazie all’ausilio di 3 pompe fu possibile abbassare il livello idrostatico e quindi coltivare i cantieri di Monsignore, Santa Barbara, Albasini e San Marco. Si presentarono però nuovi problemi: il primo causato dal fatto che il minerale di piombo e zinco in profondità risultava più povero, infatti dai solfuri, coltivati in superficie si passava agli ossidati presenti in profondità. Un secondo problema era legato all’aumento del prezzo dell’energia elettrica.

La Fonderia di San Gavino, inaugurata nel 1932, è una delle fabbriche più grandi della regione e per decenni ha attratto lavoratori da ogni angolo della Sardegna. La sua progettazione iniziò due anni prima, quando i dirigenti della Monteponi e della Montevecchio, due miniere storiche, si accordarono per fondare la “Società Italiana del Piombo”. La scelta ricadde su San Gavino perché dotato di una stazione ferroviaria e perché paludosa, in modo da non sottrarre terreni fertili.
Nella Fonderia di San Gavino M.le, progettata dall’Ing. Rolandi e ing. Giordano venivano trattati i mercantili di piombo e zinco che arrivavano dagli impianti di trattamento di levante e ponente di Montevecchio.
Il 10 Giugno 1932 venne colato il primo piombo ed ebbe inizio un viaggio affascinante: la Fonderia divenne un elemento distintivo del paesaggio, con il suo camino alto ben 108 metri. Lo stabilimento dopo la seconda guerra mondiale si specializzò nella produzione di pallini da caccia.
Il BISMUTO
Nei mercantili di zinco e piombo provenienti dalle laverie di Montevecchio restava uno 0,0003 % di Bismuto nella blenda e 0,001 % nella Galena. Dal processo di raffinazione elettrolitica del piombo per estrarre l’argento si ottenevano come sottoprodotti, scorie di antimonio e di bismuto.
L’estrazione del bismuto da tali scorie constava di 3 fasi:
La prima prevedeva la fusione delle scorie bismutifere con la pirite (per solforare il rame), per ottenere piombo bismutifero, metalline cuprifere e scorie di antimonio.
Prima della seconda fase il piombo bismutifero veniva rifuso in una caldaia da 30 ton. e nella seconda fase si estraevano il rame, ’argento dal piombo bismutifero (con 50% di Bi) ottenendo ancora leghe di piombo-bismuto e schiume di rame e leghe di argento. Ultimata la disargentazione in caldaia restava una lega Bi-Pb contenente zinco e piccole quantità di antimonio e arsenico.
La terza fase prevedeva la clorazione della lega di piombo-bismuto per ottenere finalmente bismuto metallo e cloruro di piombo. L’eliminazione dello zinco e del piombo veniva effettuato trasformando questi elementi in cloruri, insufflando cloro gassoso nella caldaia, all’interno del bagno metallico fuso a 600 °C che alla fine del processo dava il caratteristico colore iridescente.
Alla fine di tutte le operazioni si colava il bismuto metallo in lingotti da 10 kg.
 Il 7 febbraio 1975 la storica ciminiera alta più di cento metri crollò improvvisamente, causando una riduzione dell’attività lavorativa.
A partire dagli anni settanta lo stabilimento entrò in crisi assieme ad altri impianti Nazionali fino a decretarne la chiusura nel 2009.

Inaugurato ufficialmente il 20 Aprile 2013 per volere dell’Amministrazione Comunale, il Museo e Centro di documentazione deve il suo nome alla storia dell’antica fonderia di Villacidro e della moderna fonderia di San Gavino Monreale. Il museo nasce da un finanziamento del 2002 con fondi POR Sardegna 2000/2006, attraverso un intervento denominato “da San Silvano a San Gavino Monreale”, legato alle attività del Parco Storico Letterario Giuseppe Dessì, di cui San Gavino Monreale fa parte

MUSEO DUE FONDERIE

Inaugurato ufficialmente il 20 Aprile 2013 per volere dell’Amministrazione Comunale, il Museo e Centro di documentazione deve il suo nome alla storia dell’antica fonderia di Villacidro e della moderna fonderia di San Gavino Monreale. Il museo nasce da un finanziamento del 2002 con fondi POR Sardegna 2000/2006, attraverso un intervento denominato “da San Silvano a San Gavino Monreale”, legato alle attività del Parco Storico Letterario Giuseppe Dessì, di cui San Gavino Monreale fa parte.

Gestore: Comune di San Gavino Monreale.

Museo DUE FONDERIE : via Montevecchio (ex Magazzino Ferroviario) 2, San Gavino Monreale.

Apertura: lunedì e giovedì dalle ore 9:00 alle ore 12:00, mercoledì dalle ore 15:00 alle ore 18:00 oppure su prenotazione.

Numeri telefonici di contatto: 07093749205 (rete fissa); 3666262792 (rete mobile).

 

Bibliografia

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