L’area di Domusnovas comprendeva circa 120.000 tonnellate di scorie preindustriali (comprese le scorie di Villamassargia). Il documento più antico che parla di queste discariche antiche è un rapporto dell’ingegnere Belly, datato 1760, nel quale egli afferma di aver riconosciuto lungo un ruscello, i resti di nove fonderie.
I test effettuati sulle scorie diedero percentuali di piombo variabile tra il 12 e il 15%, con 7 – 9 grammi di argento per 100 kg (rif. M. Fabre, 1860). L’ing. Fabre riconobbe sul campo l’esistenza di strati di terra vegetale che separavano i cumuli di scorie sottostanti, quasi a formare unità stratigrafiche ben distinte, che egli interpretò come fasi temporali alternate di deposizione di scorie e quindi di attività fusoria. Analizzando la composizione dei diversi strati di scorie, tra l’altro ricchi in argento, comparati le galene argentifere locali, portarono l’ing. Fabre a ipotizzare che, sia nel periodo Romano, ma anche nel periodo Pisano e Spagnolo, Domusnovas fosse il principale centro fusorio dell’intero distretto iglesiente, dove confluivano anche le galene più ricche del settore di Fluminimaggiore, mediante un’antica strada carrabile tra Spirito Santo (Antas) e Domusnovas.
Le scorie di Villamassargia (circa 20000 tonnellate), dispersa nei dintorni del paese, furono associate dal Fabre al gruppo di Domusnovas; per l’assenza di fiumi perenni, Fabre considerò Villamassargia un centro secondario di fabbricazione (forse stagionale). Il contenuto medio di queste scorie era allora del 13% in piombo e da 6 a 7 grammi di argento ogni 100 chilogrammi.
L’Ing. Fabre daterà queste scorie tra la fine del XIII secolo e la metà del XIV secolo, assegnandole quindi al periodo Pisano e Spagnolo.
La Storia della Fonderia di Domusnovas
Secondo la descrizione di Quintino Sella nel suo più celebre saggio, l’antica fonderia di Domusnovas era ubicata sulle sponde di due confluenti del rio Cixerri, cioè il rio Canonica e il rio S’Acqua Arruta.
Questa fonderia venne costruita nel 1858, in contemporanea con quella di Fluminimaggiore per trattare i minerali poveri di piombo, che non era conveniente trasferire nelle fonderie liguri o europee. Inizialmente si prese a fondere le scorie di trattamento abbandonate dai Romani e dai Pisani, ricche in piombo e argento; successivamente esaurite queste si iniziò a fondere i minerali di seconda e terza qualità delle miniere limitrofe. La fonderia fu costruita da una Società di italiana e francese e passò poi ad Enrico Serpieri di Cagliari già proprietario della fonderia di Fluminimaggiore.
Le scorie antiche erano trattate in forni a manica, alimentate da coke proveniente dall’estero o da carbone di legna delle foreste di Domusnovas. Il vento era invece prodotto da una macchina soffiante, mossa da una turbina con acqua del rio S’Acqua Arruta, successivamente sostituita da una macchina a vapore da 12 cavalli vapore.
Quando si iniziarono a fondere i minerali piombiferi di seconda e terza qualità , miscelati con le scorie, vennero installati i forni a riverbero.
Nella fonderia erano presenti 9 forni a a manica, 1 forno a riverbero per la torrefazione ed agglomerazione del minerale, 2 trombe cilindriche soffianti mosse da turbine e da macchine a vapore; inoltre era presente una laveria che preparava le scorie ed i minerali da trattare.
Nella fonderia di Domusnovas vi lavoravano soltanto operai sardi, i quali soffrivano meno gli effetti dei vapori e delle polveri piombifere. La retribuzione giornaliera della manodopera era così suddivisa:
- Fonditori: 2,75 lire.
- Caricatori: 2,12 lire.
- Manovali: 1,35 lire.
- Provveditori di scorie e carbone: 2,25 lire.
- Lavatori e lavatrici: 1,30 lire.
Il minerale trattato nella fonderia di Domusnovas, veniva trasportato a Cagliari per essere imbarcato; il costo gravante sul trasporto fino al punto di imbarco era di 10 lire per ogni tonnellata di minerale.
Ora dell’antica fonderia di Domusnovas rimangono solo pochi ruderi, ubicati alla periferia sud del paese lungo la strada che conduce a Villamassargia; è facile reperire in tali terreni le scorie di fusione dei minerali. Presso la fonderia era presente anche la Villa del Serpieri, di cui rimangano i ruderi all’interno di una proprietà privata.
Probabilmente un tale luogo così importante nell’industria del passato meriterebbe ben’altra attenzione.