Metalla: la “città” delle miniere della Sardinia romana (di Mattia Sanna Montanelli)
La storiografia per lungo tempo si è interrogata su quale tra le subregioni minerarie della Sardegna antica ospitasse quella località ubicata “presso le miniere sarde” (εἰς μέταλλον Σαρδονίας) che, precedentemente alla pace voluta dall’imperatore Costantino, fu teatro dei primi drammatici contatti tra l’Isola e il cristianesimo. Il riferimento si inserisce nel racconto delle vicende del diacono e futuro papa Callisto, condannato ad metalla nelle miniere sarde insieme ad altri cristiani e con questi liberato a seguito dell’intercessione presso Commodo della cristiana Marcia, concubina dello stesso imperatore. Ancora meno chiare, sono le notizie secondo le quali il vescovo (di Roma) Ponziano ed il presbitero Ippolito furono deportati in un’insula nociva (o Bucina) in Sardegna intorno al 235.
Metalla e la damnatio ad metalla nella provincia romana Sardinia
Gli studi fin qui condotti sembrerebbero accreditare maggiormente l’area del c.d. “anello metallifero” nel settore montano dell’Iglesiente, tra Iglesias, Buggerru e Fluminimaggiore, anche per via di un quadro indiziario che si mostra più ricco rispetto ad altri distretti.
Un primo e immediato indizio è da sempre considerato il riferimento contenuto nell’Itinerarium Antonini che certifica l’esistenza, lungo l’iter a Tibulas Sulcis, di una statio, cioè una di stazione di sosta, denominata Metalla, situata tra Sulci (a sud) e Neapolis (a nord), a una distanza di XXX miglia da ciascuno dei due centri. Anche se non è possibile istituire una sicura associazione tra il luogo di detenzione dei tre papi e la statio di Metalla, questo dato ha comunque costituito il punto di partenza per una lunga tradizione di studi volta a identificarne la localizzazione. In base alle distanze fornite dal documento, tale stazione andrebbe ricercata entro un areale relativamente ampio, il cui baricentro può essere collocato nell’area dello svincolo della SP84 verso il Tempio di Antas a Fluminimaggiore.
La difficoltà di ricondurre Metalla a un sito univoco ha prodotto diverse proposte di localizzazione, che convergono nel riconoscere il ruolo centrale dell’area montana dell’Iglesiente. Negli anni, tuttavia, non sono mancati anche elementi di fantasia che, pur privi di qualunque riscontro storico, hanno alimentato un forte senso di mistero intorno a questa “capitale mineraria”. Paradossalmente, i dati emersi dalla ricerca archeologica sono stati talvolta messi in secondo piano a favore di interpretazioni più suggestive che fondate, privilegiando la costruzione narrativa rispetto all’evidenza documentaria.
Cosa sappiamo delle varie Metalla del mondo romano.
Occorre notare che il termine Metalla, plurale del sostantivo latino metallum (“miniera”, “luogo di estrazione”), non è attestato esclusivamente in Sardegna. Nel lessico dell’amministrazione romana, dalla Spagna alla Romania, esso designa più frequentemente distretti minerari e complessi estrattivi, con piccoli insediamenti direttivi, da interpretare non necessariamente come delle realtà urbane. In contesti di questo tipo è frequente la presenza di dotazioni minime legate alla viabilità (tabernae, thermae), spazi destinati alla gestione amministrativa di territori (che già dal I secolo d.C., rientrano stabilmente tra le proprietà imperiali), aree di lavorazione dei minerali (localizzate sempre in prossimità di risorse idriche), e – nel caso di esecuzione di pene come la damnatio ad metalla – anche di dispositivi di controllo e coercizione, quali presidi militari e sistemi viari facilmente difendibili e manutenzionatili.
In estrema sintesi, coerentemente con i sistemi analoghi documentati nel mondo romano, la Metalla sarda (intesa come distretto) sembra interpretabile come un sistema policentrico, articolato in poli funzionali distinti e complementari, con un centro direttivo individuabile nella omonima statio menzionata dall’Itinerarium Antonini.
Le evidenze materiali della Metalla sarda
Anche per un quadro relativamente corposo delle evidenze materiali restituite dal territorio, l’identificazione della stazione di Metalla in Sardegna non ha trovato per molto tempo consensi unanimi. Tuttavia, tenendo conto delle esperienze registrate in tutto il mondo romano, è comunque possibile offrire delle interpretazioni piuttosto affidabili sul ruolo dei diversi contesti rilevati sul territorio:
- Grugua-Buggerru. L’insediamento di Grugua si colloca in una piccola valle posta in posizione elevata all’interno del sistema montano dell’Iglesiente, in un’area ricca di risorse idriche e strettamente connessa alla principale viabilità preindustriale del distretto. Prima delle trasformazioni determinate dall’industrializzazione ottocentesca, il collegamento tra l’area di Monte San Pietro–Iglesias e la valle di San Nicolò, presso Buggerru, doveva infatti svilupparsi lungo un tracciato di crinale o di spartiacque: una soluzione non solo più protetta, ma anche più stabile e più agevole da mantenere rispetto ai percorsi di fondovalle. Tale assetto è suggerito sia dalla cartografia storica del territorio, già discussa in Sanna Montanelli 2015, sia dalle evidenze materiali ancora riconoscibili sul terreno, tra cui in particolare i solchi di carro. Da Grugua era inoltre possibile raggiungere rapidamente il litorale di Cala Domestica attraverso il Gutturu Cardaxiu, confermando il ruolo dell’insediamento come nodo di raccordo tra l’interno minerario e gli approdi costieri. Nell’area sono attestati diversi indicatori di una presenza strutturata e di un certo rilievo: resti riferibili a impianti termali, una lastra fittile architettonica di tipo “Campana” con rappresentazione di un corteo dionisiaco, tegole bollate di età augustea e due aree funerarie, dalle quali provengono sei iscrizioni. Tra queste si segnalano due epigrafi di ambito militare e una menzione di un colonus. La disponibilità di potenti acquiferi, che rese possibile anche l’impianto di strutture termali, dovette costituire un fattore decisivo nella specializzazione dell’abitato. In questo quadro, Grugua appare connessa ad attività metallurgiche per il trattamento della galena argentifera, come suggerisce la presenza di consistenti accumuli di scorie di fusione ancora documentabili nell’area.
- San Nicolò Is Cumpingeddus – Buggerru. L’insediamento di San Nicolò Is Cumpingeddus, nel territorio di Buggerru, si colloca ai piedi dei rilievi montuosi e in prossimità della costa, in un’area non distante da miniere di galena argentifera certamente sfruttate in età romana, come Sa Marchesa, e dal sito di Carcinadas, da cui proviene una massa plumbea di età adrianea. Il sito risulta frequentato dalla prima età imperiale fino alla prima età moderna, sebbene la fase altomedievale resti ancora poco indagata. Oltre a una notevole quantità di reperti mobili, tra i quali si segnala un horologium, San Nicolò Is Cumpingeddus ha restituito strutture pavimentate a mosaico, canalizzazioni in piombo e un impianto termale. Dalla necropoli proviene inoltre l’epigrafe che menziona il centurione Surdinius, probabilmente da collegare a una presenza militare nel distretto minerario.
- Antas – Fluminimaggiore. Il santuario del Sardus Pater e il vicino villaggio tardoantico si collocano in un punto strategico del sistema vallivo del Fluminese, alla convergenza di diversi percorsi naturali di collegamento tra l’interno montano, il distretto minerario e il litorale. Il complesso sacro costituisce uno dei principali poli religiosi del territorio, con una lunga durata che, a partire dalle frequentazioni nuragiche e attraverso la fase punica, giunge fino alla monumentalizzazione romana del culto del Sardus Pater.
- Lungo il tratto finale del Flumini Mannu sono inoltre riconoscibili altre aree insediative e funerarie, che contribuiscono a definire la densità e l’articolazione del popolamento antico del comparto. Tra queste si segnalano Portixeddu, dove sono documentate canalizzazioni in piombo, mosaici e altri indicatori di strutture di un certo rilievo; Sa Colombera – Fluminimaggiore, da cui proviene la massa plumbea con cartiglio Caesaris Augusti, oggi conservata a Berlino e considerata il documento più antico sull’organizzazione delle miniere romane in Sardegna; Santa Lucia – Fluminimaggiore, con tracce di frequentazione, un’epigrafe e lacerti pavimentali in opus spicatum già pertinenti alla chiesa omonima; e Monte Cidrò/Sizzimurreddu – Fluminimaggiore, dove è attestata una piccola necropoli tardoantica.
Gli studi archeologici più recenti convergono oggi nel leggere Metalla come un distretto il cui più probabile centro direttivo, per le ragioni già presentate, è riconoscibile nell’area di Grugua-Buggerru. Più che una città, emerge dunque un paesaggio minerario integrato, costruito su relazioni tra luoghi diversi e complementari. Questa integrazione si riflette anche nell’organizzazione amministrativa. Le fonti sarde attestano la presenza di funzionari imperiali per questi distretti e, in particolare, di una figura come il procurator metallorum et praediorum, la cui competenza si esercitava entro confini territoriali definiti, che oggi siamo appena in grado di approssimare. Questa integrazione tra metalla e praedia trova un riscontro particolarmente chiaro nelle ricerche più recenti sul territorio del Sardus Pater, che evidenziano come nel Sulcis-Iglesiente le proprietà imperiali costituissero un sistema articolato tra sfruttamento minerario, gestione fondiaria e controllo, anche simbolico, del territorio. In questo quadro, il santuario di Antas non rappresenta un elemento isolato, ma si inserisce pienamente nelle dinamiche delle res Caesaris, la proprietà imperiale, contribuendo alla costruzione ideologica e religiosa del dominio imperiale su un distretto strategico. Il distretto era inoltre inserito in una rete infrastrutturale efficiente: le vie interne collegavano i diversi poli ai porti di Sulci, l’insula plumbaea oggi intitolata a Sant’Antioco, e Neapolis, fondamentali per l’esportazione dei metalli. In definitiva, Metalla non è semplicemente un luogo da localizzare, ma una chiave interpretativa per comprendere l’organizzazione dei paesaggi minerari romani: un distretto imperiale policentrico, in cui risorse, territorio e potere risultano profondamente intrecciati.