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Francesco Sartori

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Francesco Sartori

(Nasce a Legnago il 20 Maggio del 1874 - Muore a Ozzano (Bo) il 13 Agosto del 1941).

Francesco Sartori nacque a Legnago, in provincia di Verona, il 20 maggio 1874.

Laureatosi al Politecnico di Milano nel 1897, su suggerimento dell'ingegner Sollman Bertolio, suo docente d'Arte Mineraria al Politecnico e Ingegnere Capo del Corpo delle Miniere in Sardegna, giunse in Sardegna a lavorare nella miniera di Rosas, della quale, dopo appena un anno divenne vicedirettore.

Passato alla Monteponi, nel 1898, in breve si guadagnò la stima dell'ispettore generale Erminio Ferraris, e del direttore generale Roberto Cattaneo, succeduto nella direzione generale a Carlo Baudi di Vesme, che lo nominarono, nel 1907, direttore della miniera di Monteponi.

Socialista, instaurò un ottimo rapporto con le maestranze riuscendo ad ottenere incrementi di produzione anche in tempi di agitazioni sindacali. Stretto collaboratore del Ferraris gli propose di affidare a Livio Cambi, professore di chimica al Politecnico di Milano, che aveva progettato l'impianto elettrolitico di San Dalmazzo di Tenda, in Piemonte, anche lo studio dell'utilizzazione elettrolitica delle calamine limonitiche di Campo Pisano.

In previsione dell'impianto di zinco elettrolitico di Monteponi, partì come impianto sperimentale, quello di Vado Ligure. In questa località, però, si realizzava prevalentemente la metallurgia termica dello zinco in quanto, per il riscaldamento dei forni, poteva venire utilizzato il gas di cokeria che, in quanto sottoprodotto dell'industria del coke metallurgico, era molto conveniente.

In attesa della realizzazione dell'impianto elettrolitico, a Monteponi si continuò a produrre lo zinco, termicamente, con prove continue con differenti tipologie di forni al fine di conseguire rendimenti economici più soddisfacenti. Sotto la direzione del Sartori si realizzarono: gli stabilimenti elettrolitici di San Dalmazzo e vado Ligure, e la fonderia termica di Vado Ligure, e a Monteponi, la fonderia per il piombo, l'impianto per la produzione di ossido di zinco e, negli anni 1924-26 grazie alla stretta intesa col Ferraris e col Cambi, l'impianto dello zinco elettrolitico.

Il Sartori richiamò anche a nuova vita la miniera di Montevecchio e realizzò, negli anni 1934-36, la grande fonderia elettrolitica di Porto Marghera.

La rinascita di Montevecchio ebbe luogo grazie all'intervento della Monteponi e della Montecatini, che associatesi con pari apporto negli anni 1930-32, costituirono la "Nuova Montevecchio" che pur in un momento di crisi e d'autarchia, eresse la fonderia di San Gavino che trattò i misti piombo-zinciferi di Montevecchio arricchiti per flottazione.

Francesco Sartori morì nella sua villa di Ozzano, presso Bologna, il 13 agosto 1941.

Egli a detta del professor Livio Cambi, che ne scrisse il necrologio nella rivista "La Chimica e l'Industria", "…impersonificò quel profondo rivolgimento per cui, dal 1914 in poi, l'Italia si svincola dall'assoluta dipendenza dall'estero per i metalli non ferrosi pesanti e finalmente si afferma con una propria industria metallurgica con procedimenti, organizzazioni, tecnici esclusivamente italiani, rompendo così quel cerchio di dipendenza e di inferiorità per cui da decenni era esportatrice dei minerali di quegli stessi metalli che doveva importare per il proprio consumo…."

Nel 1920 in memoria del figlio primogenito morto dodicenne per una setticemia acuta, il Sartori aveva istituito, a Monteponi, "l'asilo Renzo", per i figli dei minatori.


Questa scheda è stata realizzata grazie al contributo ed alle ricerche del Prof. Paolo Amat di San Filippo.

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