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Storia mineraria della SardegnaLa Sardegna sotto i Savoia | I capitoli | |
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Nel periodo compreso tra la fine del 1600 e il primo decennio del 1700, l'equilibrio tra le grandi potenze europee si modificò in maniera irreversibile. L'entrata in crisi dell'impero spagnolo dopo la morte di Carlo II, avvenuta il 1 novembre del 1700, scatenò guerre sanguinose per la spartizione dei suoi immensi territori. L'impero spagnolo comprendeva, oltre alla Spagna, i Paesi Bassi, il Regno di Napoli, la Sicilia, la Sardegna, Milano, le colonie dell'America centrale e meridionale e le Filippine. La pace di Utrecht del 2 aprile 1713 e il Trattato di Rastadt del 6 marzo 1714 affermarono un nuovo quadro europeo e mondiale. Alla resa incondizionata della Spagna corrispose un'indubbia affermazione dell'Inghilterra che diveniva il vero arbitro dell'Europa. L'equilibrio tra Francia e Austria permise all'Inghilterra di imporre il suo controllo sui mari e sul commercio internazionale. Con la pace di Utrecht la Sardegna conobbe il governo dell'Austria. Esso durò pochi anni, perché già nel 1718 con i patti stipulati a Londra e firmati all'Aja nel 1720, venne stabilito che Vittorio Amedeo II di Savoia ricevesse la Sardegna in cambio della Sicilia. I Savoia furono riluttanti ad accettare la Sardegna, una terra che non volevano, e al posto della quale chiesero inutilmente la Toscana. Tentarono, inutilmente, di "barattarla" in qualche modo per avere in cambio altri territori o città come Venezia. Risultati vani questi tentativi, l'8 agosto del 1720 rinacque il Regno di Sardegna: il 2 settembre dello stesso anno Felice Pallavicino, barone di Saint Remy, venne nominato viceré. Nel 1720 la Sardegna era contraddistinta da una grande arretratezza economica, sociale e culturale. La società sarda era composta da agricoltori, pastori (proprietari e servi), artigiani che facevano parte della classe inferiore. I feudatari, i nobili, l'alto clero, i cavalieri e gli alti burocrati facevano parte della classe privilegiata, poco numerosa e raramente residente in Sardegna, ma detentrice dei più ampi poteri. Bisognava creare condizioni di base per lo sviluppo della Sardegna. Due erano i settori individuati: l'agricoltura e le miniere. | ||
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