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Dichiarazione di scoperta della miniera di Brecca

Estratto dalla Relazione Tecnica spedita al Corpo Reale delle Miniere nel 1893. Dichiarazione di scoperta

Nel 1893 pervennero nell'ufficio del Distretto minerario di Iglesias tre domande con dichiarazione di scoperta tra le quali una di queste è appunto la miniera di Genna Flumini della Ditta Johnson Matthey e C., in data 14 aprile, per minerali di piombo e argento nel comune di San Vito.

Questa miniera, già concessa per minerali di antimonio, è situata a 5 chilometri dal paese di San Vito, in una località essenzialmente scistosa attraversata da numerose dicche di porfidi. Nelle vicinanze dei lavori esistenti sui minerali d'antimonio, sulle due sponde del rio Brecca e all'altitudine media di 200 metri sul mare, furono praticati in quel periodo delle ricerche che come oggetto di studio avevano tre filoni N-S ed uno E-O incrociato e spostato dal N-S intermedio che sembra il più importante.

I filoni N-S, pressoché verticali, sono compresi entro i porfidi regionali e furono riscontrati, specie l'intermedio, mineralizzati da poca galena argentifera disseminata nella ganga costituita essenzialmente da baritina, fluorite e pirite, alle quali si associa il quarzo e raramente la calcite. Il filone E-O incassato pure nei porfidi fu riscontrato mineralizzato da lenti di argento nativo e solfuro d'argento quasi prive di galena, a ganga di barite, fluorite, quarzo, pirite.

I lavori di ricerca sul filone N-S intermedio consistono in varie gallerie di livello praticate in allungamento, scaglionate sui due fianchi del rio Brecca nel luogo detto Bruncu Sirigu. Sul fianco destro del rio avvi la galleria superiore detta Barbieri all'altitudine di 225 m sul mare, che esplora il filone da sud verso nord per metri 61 trovandolo poco mineralizzato a causa della sua vicinanza alla superficie, e quindi la galleria Cascata, 30 metri sotto, che lo seguitò per metri 114 riscontrandolo mineralizzato per 70 metri, e infine la galleria Santa Barbara, 20 metri sotto quella della Cascata che lo riconobbe mineralizzato per circa 100 metri.

Sul fianco sinistro del rio, il filone venne esplorato allo stesso livello della galleria Cascata per 50 metri nel suo ramo sud con la galleria Santa Caterina che lo riscontrò poco mineralizzato; 50 metri sotto con la galleria San Giuseppe, che seguendo verso nord lo riscontrò mineralizzato per 40 metri, ed infine a quest'ultimo livello con la galleria Santa Maria che lo esploro verso sud per 35 metri riconoscendolo mineralizzato solo con stelline e concentrazioni di galena.

Oltre a tali lavori sul filone intermedio furono esplorati per breve tratto con le gallerie Sant'Edoardo e Santa Adelaide i due altri filoni N-S a ponente ed a levante del filone principale.

Le ricerche fatte sul filone argentifero E-O sono a 500 metri a N-O, praticati sui filoni piombiferi e consistono in una galleria (Flumendosa) di metri 138 praticata in allungamento e con la quale si rinvennero due lenti di minerali di argento; in una seconda galleria, di ribasso alla precedente, ed in una terza intestata a pochi metri sul letto del Flumendosa e destinata a raggiungere in profondità tanto i filoni N-S quanto quello E-O ed a servire di galleria di carreggio per il futuro esercizio della miniera.

Con questi lavori, che si riassumono in un totale di 775 metri lineari di gallerie varie, venne riconosciuto il filone N-S intermedio per circa 300 metri in direzione, con una superficie mineralizzata che fu apprezzata in 3750 metri quadrati. Essendo il minerale alquanto argentifero povero in galena, all'atto della visita di ricognizione fu supposto un lavaggio meccanico poco sviluppato ed un trattamento per fusionie sul luogo; ed in questo caso la superficie di filone riconosciuta potrebbe fornire 650 tonnellate di piombo d'opera argentifera.

Si nota in proposito che le analisi fatte nel laboratorio chimico della scuola d'applicazione per gl'ingenieri in Torino diedero dei tenori medi di 0.84 per 100 di argento per i minerali argentiferi e 10 per 100 in piombo e 0.03 per 100 in argento per i minerali di piombo.


Questo documento mi è stato gentilmente fornito da Massimiliano Carboni, che ne ha consentito la pubblicazione.

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