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Ubaldo Millo

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UBALDO MILLO

L'avventura mineraria riguardo l'estrazione del carbone sardo iniziò nel 1851, allorchè il signor Ubaldo Millo, un mercante genovese con "scagno" in piazza Caricamento a Genova, in missione d'affari nell'isola, ottenne la concessione mineraria per la ricerca di carbon fossile nella zona di Bacu Abis, nei pressi di Gonnesa.

Nel Luglio di quello stesso anno..." scriverà il giornalista Giuseppe de Francesco in un "pamphlet", "...l'ingegnere delle miniere Poletti, assistito dai testimoni Francesco Riva, segretario delle Regie Miniere e Nicolò Massidda, proprietario terriero a Gonnesa, si recò in visita a Bacu Abis per verificare la dichiarazione di scoperta mineraria del signor Millo e lo stato dei lavori effettuati nella miniera di carbon fossile...", da qui, prenderà avvio l'avventura sarda dell'oro nero.

A seguito di quella scoperta, il 29 Maggio 1853, Ubaldo Millo insieme al socio Montani, anche lui genovese, costituirà la "Società Tirsi Po" per ottenere la concessione di sfruttamento delle aree minerarie interessate, a Bacu Abis, Funtanamare e Terras Collu, contando sulla possibilità di vendere il carbone alle vicine miniere metallifere di Monteponi, San Giovanni e alcune fonderie.

Le attività estrattive sarebbero iniziate l'anno dopo, nel 1854, mentre erano già state effettuate delle campionature, come ricorda sempre il de Francesco, "...perchè quel carbone di Bacu Abis venisse sperimentato dai principali industriali di Genova, ancora con buon esito se n'erano ripetute le prove a bordo del piroscafo Sardegna e sulla ferrovia Vittorio Emanuele e lo si era fatto usare nella ceramica di Oristano e in quella di Cagliari, nella fonderia di Domusnovas e nell'altra di Cagliari sorta presso il colle di Bonaria...".

Se il carbon fossile era ritenuto in quegli anni il simbolo della ricchezza della Nazioni, il fatto che nelle viscere ve ne potesse essere in buona quantità, veniva ritenuto un buon auspicio, un volano utile per dare ricchezza ad una terra che si riteneva condannata a un'eterna povertà.

Quei sogni di un possibile benessere si sarebbero peraltro ben presto ridimensionati, in quanto le produzioni sarebbero andate avanti su ritmi saltuari, mentre pochi anni dopo, nel 1865, la Tirsi Po sarebbe stata costretta a fermare le produzioni mettendo in "stand-by" le miniere e licenziando gli ultimi 15 operai.

I due soci, Millo e Montani, avevano dovuto constatare le molte difficoltà dell'impresa, sia per la modesta richiesta del mercato locale e per la complessità dei lavori di estrazione in un giacimento strutturalmente molto complicato; d'altra parte, quell'impresa mineraria aveva richiesto dei costosi investimenti che avevano inaridito il portafoglio dei due soci, impossibilitati peraltro a trovare altro credito in un ambiente locale ancora privo di istituti bancari.

Ora, se la Sardegna "mineraria" , con le ricchezze del suo sottosuolo aveva attirato l'attenzione di molti investitori e altrettanti speculatori, sopratutto dalla Liguria e dal Piemonte, non vi è dubbio alcuno che l'industria estrattiva era rimasta una materia del tutto sconosciuta ai nostri connazionali, privi di valide competenze e di esperienze nel settore, in Italia non vi era una scuola di ingegneria mineraria e i pochi tecnici in circolazione provenivano dalla Francia, dal Belgio o dell'Austria- Ungheria. Sarà questa una delle ragioni per quell'improvvisazione tecnico-gestionale che caratterizzerà molte delle imprese minerarie sarde del primo periodo, dal 1850 al 1880.

Intanto all'orizzonte era apparso un nuovo segnale positivo per la valorizzazione di quelle ligniti racchiuse nel sottosuolo di Bacu Abis. Quel segnale conteneva una motivazione "ferroviaria", legata cioè all'utilizzo come combustibile per le macchine a vapore delle locomotive tipo "Stephenson" che cominciavano a circolare anche sullo scenario isolano; infatti, nel 1870, il presidente della "Società di Monteponi", il Conte Carlo Baudi di Vesme, aveva assunto un giovane ingegnere piemontese, Anselmo Roux, con l'incarico di progettare e costruire un tronco ferroviario per collegare la miniera di Monteponi con un approdo sul mare, Porto Vesme, in modo da permettere l'imbarco dei minerali piombo-zinciferi per il porto di Carloforte.

Per il Roux, quelle ligniti potevano essere il combustibile ideale per muovere i convogli dei minerali. Ed è da questa considerazione che sarebbe partita la sua "bussines-idea", tanto da indurlo a cercare dei capitali per rilevare le concessioni della "Tirsi Po" e di trasformarsi in industriale minerario.

A Torino, mobilitando familiari, parenti, amici e alcuni banchieri, sarebbe riuscito a mettere insieme le 150 mila lire di capitale necessario per costituire la "Società Anonima Miniere di Bacu Abis", affidandone la presidenza al signor Carlo Paventa.

Testo estratto da: Sardegna Economica 2004 di Paolo Fadda.


Questa pagina è stata realizzata grazie al prezioso aiuto di Roberto Camedda, amministratore del Gruppo Facebook GAMS (Gruppo Archeologia Mineraria Sardegna).

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