La regione del Sarrabus è posta nella parte sud orientale della Sardegna. La sua specificità dal punto di vista minerario è la presenza sia di argento nativo che di minerali argentiferi, in una lunga fascia che si sviluppa in direzione SudOvest – NordEst per circa 35 km (dalle pendici del Monte Serpeddì fino agli abitati di San Vito e Muravera), e larga circa 15.
Partendo da Sud-Ovest si incontra la via dell’argento di Ponente con le miniere di Tuviois, Serra S’Ilixi, Nicola Secci, Tacconis, S’Arcilloni (tutte lungo il corso del Rio Ollastu),e poi la Via dell’Argento di Levante con Masaloni, Giovanni Bonu, Monte Narba, Baccu Arrodas (nelle pendici e gole dei monti che incoronano la parte occidentale dei territori di San Vito e Muravera).
Il periodo di piena attività di tutte queste miniere fu quello che va dagli ultimi tre decenni dell’Ottocento ai primi decenni del Novecento, ed ebbe un personaggio di spicco, soprattutto per quel che riguarda la sua valorizzazione, nell’ingegnere francese Leon Gouin, impegnato in una frenetica attività di ricerca, costituzione di società e diretto sfruttamento negli anni ’60-’80 dell’Ottocento.
La complessa genesi delle mineralizzazioni del Sarrabus va attribuita a numerosi eventi attivi lungo tutta la storia geologica della regione:
- Vulcanismo Ordoviciano-Silurianocausa della deposizione di solfuri e fosfati. I sedimenti ordoviciani si trasformano in rocce magazzino.
- Magmatismo Ercinico. Silicizzazione ad opera di fluidi idrotermali profondi e metamorfismo causato dai leucograniti Ercinici (ricchi in fluoro) che hanno rimobilizzato i metalli e li hanno riconcentrati nelle fratture, formando un filone lungo circa 5 km e profondo 500 metri.
- Ulterioririmobilitazioni e rideposizioni Cenozoiche.
I corpi mineralizzati sono caratterizzati da vene e lenti orientate soprattutto da Est verso Ovest, le più ricche delle quali si trovano nell’area della concessione di Monte Narba. In pratica il giacimento è impostato su due sistemi di fasci di filoni metalliferi dei quali uno con direzione generale Nord-Sud e l’altro Est-Ovest. I primi, che sono i più recenti e anche più numerosi e potenti, possono essere quarziferi (in genere sterili o con galena povera d’argento), oppure contenere barite, calcite, dolomite e fluorite. I più interessanti erano però i fasci di filoni disposti in direzione generale Est-Ovest, più antichi dei precedenti, meno numerosi e meno potenti, a matrice di fluorite, calcite, barite e quarzo, ma ad alta concentrazione di piombo e argento (1,5%-2% ed in qualche caso 5%).
Rio Ollastu
Il Rio Ollastu è un torrente del Sarrabus, regione sud orientale della Sardegna. Nasce sul Monte Tronu (m 926) col nome di rio Piccinnu. Si unisce al rio Cannas formando il rio sa Picocca. Infine sfocia a mare presso il villaggio di Quirra. La lunghezza complessiva del suo percorso raggiunge i 32 km.
Le miniere d’argento che sorgono lungo il Riu Ollastu occupano la parte occidentale del complesso filoniano che dai versanti orientali di Monte Tronu e di Punta Serpeddì si allunga in direzione Nord-Est fino a San Vito e Villaputzu.
Esse sono legate più di altre al nome dell’ingegnere francese Leon Goüin, personaggio molto attivo in quegli anni anche in altre zone della Sardegna. Egli, infatti, le scoprì, le valorizzò e per primo le sfruttò. Addentrandosi lungo il corso del torrente individuò per primi i giacimenti di galena argentifera di Serra s’Ilixi e di Nicola Secci, di cui ottenne la concessione il 18 maggio 1888.
Per sfruttare in maniera adeguata queste due miniere e le altre che si prospettavano, per iniziativa del Goüin nello stesso 1888 si era costituita a Parigi la Société De Mines du Riu S’Ollastu.
Alla morte del Goüin (1888) i diritti sulle due miniere passarono alla suddetta società . La concessione fu definitivamente rilasciata il 26 dicembre 1889.
La Société De Mines du Riu S’Ollastu avviò una serie di approfondite ricerche in tutta la zona individuando altri giacimenti interessanti dal punto di vista economico. Il giacimento di argento e piombo di S’Arcilloni, alla confluenza tra Riu S’Ollastu e Riu Brabaisu (24 maggio 1890, riconoscimento scoperta; 17 gennaio 1892, concessione di sfruttamento), e quello sempre di galena argentifera di Tacconis (25 aprile 1896, riconoscimento scoperta; 23 maggio 1896, concessione di sfruttamento).
Funzionale al diretto sfruttamento dei giacimenti fu la realizzazione di un’efficiente rete viaria, che collegava tutte le miniere alla S.S. 125 Orientale Sarda. La strada partiva dalla statale, all’altezza della cantoniera di Monte Acuto, là dove il Riu S’Ollastu si immette nel Riu Sa Piccocca, e risaliva il corso del torrente seguendone l’andamento meandriforme sino al cuile S’Angassua. Da qui abbandonava il torrente e si dirigeva a sud in direzione Burcei. Infine si ricongiungeva con la 125 all’altezza del valico di Campu Omu.
La carrareccia è ancora oggi percorribile, parte in automobile (meglio un fuoristrada), parte a piedi o bicicletta o motocicletta o cavallo. È consigliabile lasciare l’automobile all’altezza della confluenza del Riu Brabaisu nel Riu S’Ollastu (anche se la strada rimane percorribile in automobile, potrebbe essere difficile trovare un punto dove manovrare per tornare indietro). Da qui si risale il rio che si incunea sempre più strettamente nella valle, fino al ponticello che lo attraversa all’altezza del cuile S’Angassua. Qui la carrareccia diventa nuovamente percorribile in macchina (fuoristrada) sino a Burcei. Nei periodi di forte pioggia l’escursione completa è difficile se non impossibile, giacché la carrareccia (che diventa poi sentiero) guada per ben tre volte il torrente. È consigliabile infine dotarsi delle cartine IGM della zona, soprattutto se si raggiunge il Riu S’Ollastu da Burcei.
Monte Narba (San Vito-Muravera)
Le miniere d’argento che gravitavano attorno a quella principale di Monte Narba affrontavano il lungo Filone Argentifero del Sarrabus nella sua estremità orientale. Possono essere accorpate per tre motivi:
- sono situate nello stesso luogo geografico (la corona dei monti che stanno a sud-est di San Vito e Muravera);
- affrontarono in punti diversi la stessa vena di galena argentifera;
- appartennero alla stessa società (la genovese Società Anonima delle Miniere di Lanusei).
Da est a ovest si incontrano le seguenti miniere: Masaloni, Monte Narba (che comprende i cantieri di Baccu Giovanni Bonu, Monte Narba, Baccu s’Arenada), Omini Mortu, Baccu Arrodas.
Questa appena descritta può essere considerata la Via dell’Argento di Levante, mentre quella di Ponente era quella relativa al settore di Burcei, con le miniere di: Tuviois, Serra S’Ilixi, Nicola Secci, Tacconis e S’arcilloni.
Miniere correlate
Le miniere presenti in questa località sono strettamente collegate alla storia estrattiva del territorio. Esplora le schede correlate per approfondire luoghi, giacimenti e vicende minerarie della zona.
Punti di interesse
Musei, fonderie, geositi, siti archeologici industriali e altre testimonianze del patrimonio minerario e geologico della Sardegna collegate a questa località .