Gonnosfanadiga è un centro agricolo di circa 7500 abitanti situato sulle pendici orientali del Monte Linas (vedi la cartina). La zona fu abitata sin dal Neolitico, come dimostrano numerosi reperti e tracce di villaggi.

Il paese deriva dall’unione di due differenti insediamenti consolidatisi nel tempo, uno sulla riva destra del Riu Perd’e Pibera (Gonnos = “collina”), il secondo sulla riva sinistra (Fanadiga, nome derivante dal termine latino “fanum” = “luogo sacro”). Il villaggio subì le sorti di molti altri insediamenti della Sardegna: la dominazione di Roma, prima (III sec. a.C. – V sec. d.C.), di Bisanzio, poi (VI – VIII). Durante la dominazione bizantina forte fu la penetrazione dei monaci orientali, come dimostrano i resti di molte chiese campestri risalenti a quell’epoca. A questi ultimi è da far risalire l’introduzione della coltivazione dell’ulivo, che avrà un ruolo importantissimo nel futuro del paese.

La condizione periferica dell’isola rispetto al centro dell’impero bizantino la espose alle continue scorrerie saracene. L’isola si trovò nella condizione di dover organizzare da sola la propria difesa. È in questo contesto che si consolida l’organizzazione giudicale, che divise l’isola in quattro organizzazioni statali più o meno centralizzate chiamate giudicati (IX – XV). I due villaggi di Gonnos e di Fanadiga, sempre più integrati l’uno con l’altro, fecero parte del giudicato d’Arborea, che aveva Oristano come capitale.

Quando l’esperienza giudicale fu interrotta dall’invasione aragonese, il villaggio di Gonnosfanadiga e il suo territorio fu infeudato in vari feudi che si succedettero nel tempo. Questa fase si interruppe nei primi anni dell’800, anni in cui l’amministrazione sabauda con la “legge delle chiudende”, tesa a favorire la creazione della proprietà privata nelle campagne, pose fine all’organizzazione feudale che aveva retto le campagne sarde sin dall’arrivo degli spagnoli. È in questo periodo che si sviluppa enormemente la coltivazione dell’olivo, processo che dà alla campagna di Gonnosfanadiga l’aspetto attuale.

Tra ‘800 e ‘900 il paese si sviluppa lentamente sino alle dimensioni attuali. Il 17 febbraio 1943 Gonnosfanadiga viene coinvolta suo malgrado direttamente nel conflitto che sconvolgeva l’Europa e il mondo intero. Il paese, infatti, subisce un breve ma sanguinoso bombardamento da parte dell’aviazione alleata, che provoca un centinaio di vittime.
clicca per ingrandire la mappa che mostra la posizione delle miniere di Gonnosfanadiga

Lo sfruttamento dei piccoli giacimenti del territorio di Gonnosfanadiga avviene tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Di una certa importanza fu la miniera di Perd’e Pibera, che fu attiva sino agli anni ’60 del secolo passato.

Villacidro è un grande centro che sorge alle pendici Orientali del Monte Linas,  caratterizzato da un territorio ricco di bellezze naturali come le valli di Coxinas e Villascema, la foresta di Montimannu e le cascate di sa Spendula, di Piscina Irgas​, e Muru Mannu  la più imponente dell’Isola (alta 70 metri).

Dal punto di vista Geologico il Complesso del Linas è caratterizzato da rocce ignee e metamorfiche del Paleozoico; in particolare l’Unità Intrusiva di Villacidro attribuita al Carbonifero sup. – Permiano si divide in Microsienograniti a biotite (Facies di Punta sa Cresia), Microsienoleucograniti a biotite (Facies Gutturu Derettu) e i Leucosienograniti a biotite (Facies Monte Lattias). Al complesso Intrusivo è associato un complesso filoniano tardo-Ercinico costituito da porfidi granitici e basici e da filoni idrotermali quarzosi mineralizzati a barite, fluorite, calcite e solfuri metallici.

Il Basamento Metamorfico che affiora nel Massiccio del Linas è caratterizzato dalla Formazione delle Arenarie di San Vito (Cambriano medio – Ordoviciano inferiore) e la Formazione di Genna Muxerru (Siluriano inferiore).

 

 

 

 

Punti di interesse

Musei, fonderie, geositi, siti archeologici industriali e altre testimonianze del patrimonio minerario e geologico della Sardegna collegate a questa località.

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