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Figli di Miniera

L'intervista a Tarcisio Agus, Sindaco di Guspini

I temi dell'intervista a Tarcisio Agus

  1. Franco Farci
  2. Antonio Congia
  3. Giampiero Pinna
  4. Sandro Mezzolani
  5. Ilio Salvadori
  6. Sandro Putzolu
  7. Tarcisio Agus
  8. Daverio Giovannetti
  9. Gianfranco Bottazzi
  10. Giampiero Pinna (2)
  11. Peppuccio e Angelo
  12. Alessandra Fantinel
  13. Franco Esu
  14. Ricordi sparsi dei minatori di Buggerru

Come il destino del Parco si intreccia con quello dei lavoratori socialmente utili

Questa storia la voglio raccontare perché mi sembra una storia emblematica di disattenzione pubblica. Nel senso che la Regione Sardegna fa, giustamente, un piano di recupero ambientale, datato 1997, delle aree minerarie del Sulcis-Iglesiente e Guspinese. Uno studio stimato sui 1.000 miliardi di intervento finanziario, oggi grosso modo lievitato intorno a 1600 miliardi di vecchie lire. Quindi lavoro per vent'anni.

Quando attivammo il Parco Geominerario, al di là del fatto che molti non credevano a questa operazione, noi riuscimmo a fare accettare dal Ministero dell'Ambiente questo Accordo di Programma del '97. Quindi le aree del Sulcis-Iglesiente entrano così a far parte delle aree di interesse nazionale con obbligo di bonifica, fino al suo completo esaurimento. Tant'è che il Ministero stanziò nel 2001 i primi 60 miliardi di vecchie lire. Trance che si sarebbe dovuta ripetere nel 2002, 2003, 2004 e così via a seguire.

In questa operazione tentammo, visto la presenza dei lavoratori socialmente utili che si erano infiltrati appunto nel Parco Geominerario, nel sostenere la battaglia per il Parco Geominerario, tentammo di convincere la Regione Sardegna di stabilizzare i famosi 480 lsu, che avevano iniziato un'attività di recupero nell'area parco. Operazione che non ci riuscì perché venimmo tacitati di demagoghi, di persone che volevano intruppare all'interno delle file regionali una schiera di persone che… diciamo disoccupati di lunga data, comunque espulsi da attività produttive, e che non erano affatto minatori.

Tenuto conto però, che gli interventi di recupero ambientale non riguardava solo recupero delle vecchie gallerie, ma riguardava anche gli aspetti ambientali esterni, quindi discariche, immobili, cioè tutta una serie di attività entro le quali noi credevamo, io più che altro ero convinto, che quegli operai provenendo da esperienze diverse, avevamo carpentieri, avevamo certo operai di calzaturificio di Iglesias, ma c'era tutta una miriade di professionalità riutilizzabili o riqualificabili.

Questa operazione non venne accettata dalla Regione Sardegna, snobbandola appunto come operazione clientelare o, diciamo così, un'operazione tipica delle azioni del centrosinistra che vedevano nelle azioni di… populistiche, diciamo, la risoluzione dei problemi. Per cui ci venne, come detto, bocciata.

Fatto sta, crisi Regione Sardegna, il successore dell'allora presidente Pili, affiancato, appunto, dall'assessore Pirastu, venne sostituito da Mariolino Floris. Che portò a compimento la firma del Parco Geominerario, anche se noi amministratori non condividendo le scelte fatte dalla Regione Sardegna e dalla Provincia di Cagliari che impose un Consiglio di Amministrazione prettamente tecnico, facendo fuori tutti gli amministratori locali; comunque, visto e considerato che avevamo a che fare con la stabilizzazione di 400 operai (solo io ne avevo 33 di famiglie all'interno di questa operazione), se non avessi chiuso quell'accordo, pur tappandomi il naso, me li avrei trovati sotto il municipio. Quindi prevalse sicuramente l'aspetto umano rispetto al discorso Parco Geominerario, che comunque ci eravamo proposti di riprendere successivamente.

L'operazione quindi si chiuse con il riconoscimento delle aree minerarie dimesse all'interno del Piano di Risanamento Nazionale, con la stabilizzazione degli operai (gli lsu, ndr), ma non nella società Igea, bensì nelle società private, due società che erano appunto due società di Bari e una società sarda. Quindi l'allora presidente chiuse quest'accordo affidando tutti i fondi della bonifica ambientale del Sulcis-Iglesiente a questa Ati, quindi a questa associazione temporanea d'imprese che tutt'oggi governa questo processo. Processo che non va avanti perché l'Ati deve intervenire nelle aree regionali, che sono in capo a Igea. Igea che non ha voluto stabilizzare i lavoratori proprio perchè c'era il pericolo di crearne, appunto, una… un carrozzone politico, cosiddetto. E quindi è cominciato il conflitto tra Ati e Igea: Igea che non permette all'Ati di intervenire nelle sue proprietà e l'Ati che non può spendere quella prima trance già ormai del 2001.

  1. Come il destino del Parco si intreccia con quello dei lavoratori socialmente utili
  2. Un parco anomalo con pochissimi vincoli
  3. La rocambolesca nascita ufficiale del Parco
  4. Un parco al servizio dei piccoli comuni
  5. Il Parco come coordinatore e strumento della programmazione proveniente dai comuni
  6. Ancora sul Parco come strumento della programmazione dei comuni
  7. Cattiva gestione e "Buone Pratiche"
  8. Parco geominerario, Geoparco, "cabina di regia"
  9. Il Parco tra resistenze regionali e scetticismo di molti comuni
  10. Il Parco che sottrae risorse da gestire non piace alla Regione

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