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(Miniere di Monte Narba)
Miniera di Monte Narba

Miniera di
Monte Narba

  1. Fluminimaggiore
  2. Gonnosfanadiga-Villacidro
  3. Sardegna centrale
  4. Monte Narba (San Vito-Muravera)
  5. Salto di Quirra - Gerrei
  6. Nurra (Alghero) e Planargia
  7. San Vito - Villaputzu
  8. Rio Ollastu (Burcei)
  9. Arburese (Arbus)
  10. Iglesias-Gonnesa
  11. Iglesias-Marganai (Domusnovas)
  12. Monte Arci (Pau)
  13. Sulcis (alto e basso)
  14. Salto di Gessa (Buggerru)
  15. Barbagia - Alto Sarcidano
  16. Gerrei - Parteolla
  17. Monte Albo (Lula)
  18. Silius
  19. Ogliastra
  20. Orani - Nuorese
  21. Sassarese
  22. La Maddalena - Gallura

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Come raggiungere la miniera

Se arrivate a San Vito da Villaputzu, all'ingresso del paese troverete l'indicazione stradale verso sinistra, subito dopo il ponte sul torrente Flumini Uri.

Se arrivate a San Vito da Ballao, attraversate completamente il paese e svoltate a destra quando indicato, subito prima del ponte.

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Il villaggio minerario di Monte Narba sta sparendo, a poco a poco, inghiottito dal materiale delle discariche che la miniera stessa ha creato. Questa è la prima constatazione che afferra chi visita il luogo per la prima volta. Dalle discariche dei cantieri di Giovanni Bonu e da quelli adiacenti la laveria e il pozzo maestro, sembra essere calata una valanga di pietre fango e acqua che ha sfondato pareti ed è penetrata negli edifici riempiendoli di detriti. Il fenomeno riguarda principalmente gli edifici che stanno in basso, allo sbocco delle valli in cui si incanala l'acqua, mentre sono risparmiati quelli posti più in alto.

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Negli anni in cui la miniera è stata attiva, un sistema di piccole dighe e gallerie di scolo irreggimentava l'acqua che scendeva dalle due valli che sboccavano nel villaggio. L'abbandono e l'incuria hanno decretato la rovina di questo semplice ma efficace sistema. Le gallerie, infatti, sono entrambe invase dai detriti, e l'acqua ha ripreso a scorrere in superficie.

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Il vago sapore ottocentesco che si sente nel visitare i resti del villaggio minerario è ancora più intenso nella Villa Madama, residenza del direttore della miniera e consorte. La villa, composta di tre piani, presenta una facciata percorsa da una balconata in ferro battuto un tempo coperta,e racchiusa da due corpi avanzati ai lati. L'accesso alla villa era consentita da due bei cancelli, uno dei quali con vialetto attraverso un bel giardino.

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L'interno della Villa è in avanzato stato di abbandono, tuttavia sono presenti alcuni interessanti testimonianze delle comodità che erano assicurate al dirigente. Le fotografie mostrano un refrigeratore e una caldaia a legna o carbone per riscaldare l'acqua.

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La palazzina degli uffici tecnici presenta altre sorprese. La prima è rappresentata dalla stanza dell'ufficio geologico, in cui erano presenti, fino a qualche anno fa, i contenitori delle carte topografiche, delle mappe e dei documenti elaborati dagli ingegneri.

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La seconda sorpresa la regalano le decorazioni che ravvivano le pareti e i soffitti del piano superiore. Dal volume di Mezzolani e Simoncini (vedi bibliografia presente nella pagina dedicata alla storia della miniera) veniamo a sapere che:

"Durante la prima guerra mondiale Monte Narba ospitò un contingente di prigionieri austriaci: tra questi un maggiore, che presumibilmente nella vita civile faceva il pittore e che, mal sopportando la forzata inattività, affrescò con gusto le volte di Villa Madama e degli uffici tecnici."
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Il gusto tipicamente ottocentesco per il bello applicato anche agli oggetti più comuni è ravvisabile anche in questa bilancia scovata frugando tra le vere e proprie macerie dell'edificio che sta a ridosso degli uffici tecnici e delle due officine. Il fatto è che anche con questi particolari l'azienda dava di sé un'immagine di decoro, prosperità e pulizia.

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Le ultime fotografie illustrano ciò che resta della laveria e del Pozzo Maestro. Se volete fare un confronto con due immagini d'epoca potete consultare il volume di Mezzolani e Simoncini già citato.

Concludiamo dicendo che la bellissima miniera di Monte Narba risulta oramai abbandonata a se stessa, e ciò è dimostrato dai rifiuti che si incontrano qua e là occultati dentro i ruderi del villaggio; il custode da tempo non abita più qui ed anche le voci riguardanti facoltosi imprenditori d'oltralpe interessati all'acquisto di tale sito sembrano oramai solo leggende; ora la miniera è di proprietà privata, in particolare della Fam. Mancini (Cantine di Olbia).

Il cantiere di Giovanni Bonu

La miniera di Giovanni Bonu (o Giuanni Bonu) è raggiungibile dalla parte alta dei cantieri di Monte Narba, e più precisamente attraverso un sentiero che sale sopra le discariche minerarie, di fronte a quel che resta del Pozzo Maestro; dopo un trekking di una mezzoretta si arriva al versante di G. Bonu, individuabile dalla presenza di enormi discariche.

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Sono inoltre presenti diversi edifici, anche se in completo stato di abbandono; da questo cantiere è possibile godere di una panoramica del territorio, oltreché della sottostante miniera di Monte Narba.

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Altre piccole ricerche minerarie sono ubicate più a valle rispetto all miniera di Monte Narba; dalle foto sottostanti si scorgono le piccole gallerie di Sant'Antioco, Perdalonga (lungo il rio Pallavronis) e Sa Pirixedda ubicate alla periferia ovest di Muravera.

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Cartina IGM: 549, II

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