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Le miniere di Sulcis (alto e basso)

Le miniere di
Sulcis (alto e basso)

  1. Fluminimaggiore
  2. Gonnosfanadiga-Villacidro
  3. Sardegna centrale
  4. Monte Narba (San Vito-Muravera)
  5. Salto di Quirra - Gerrei
  6. Nurra (Alghero) e Planargia
  7. San Vito - Villaputzu
  8. Rio Ollastu (Burcei)
  9. Arburese (Arbus)
  10. Iglesias-Gonnesa
  11. Iglesias-Marganai (Domusnovas)
  12. Monte Arci (Pau)
  13. Sulcis (alto e basso)
  14. Salto di Gessa (Buggerru)
  15. Barbagia - Alto Sarcidano
  16. Gerrei - Parteolla
  17. Monte Albo (Lula)
  18. Silius
  19. Ogliastra
  20. Orani - Nuorese
  21. Sassarese
  22. La Maddalena - Gallura
clicca per ingrandire la mappa geologica del Sulcis clicca per ingrandire la mappa del Sulcis

Il Sulcis è una Sardegna tutta particolare. La sua storia è particolare. La sua storia geologica [sito esterno] e la sua storia umana [sito esterno]. Storie che si intrecciano e si incontrano nella ricchezza in minerali che questa particolare storia geologica ha determinato.

il nuraghe Monte Scorra il santuario pre-nuragico di Barrancu Mannu

I minerali, croce e delizia di questa regione e di tutta la Sardegna. I minerali hanno attirato genti nel Sulcis e nel contiguo Iglesiente a Nord, sin dal Neolitico. Le stesse popolazioni nuragiche, secondo alcune interpretazioni, non sarebbero un naturale sviluppo di popolazioni neolitiche sarde, ma potrebbero essere state attirate in Sardegna dalla fama del suo sottosuolo, e qui si sarebbero brillantemente stabilite, dando vita a quella peculiare civiltà di cui ancora così poco si conosce.

E poi i Fenici, e dopo di loro i Cartaginesi, e dopo di loro i Romani, e i Pisani. E se gli Spagnoli potevano permettersi di trascurare le miniere perché gli veniva più semplice razziare le miniere sud-americane, piuttosto che coltivare quelle sarde, ci penseranno i Piemontesi a fare del Sulcis e della Sardegna uno dei maggiori centri minerari dell'Europa della seconda metà dell'Ottocento.

Il Sulcis ha evidenti in sé i segni di questa storia tormentata, di continui flussi e riflussi di popolazioni e popolamenti, colonizzazione delle terre e spopolamento successivo, concentrarsi di interessi, progetti e investimenti e susseguente abbandono. E non si tratta solo dell'evidenza delle torri metalliche dei pozzi minerari di Carbonia, o delle discariche che punteggiano i versanti delle montagne, o degli edifici diroccati, o dei forni di calcinazione: di tutti i resti, insomma, di un recente passato industriale.

il Sulcis presso Santadi

Il modo in cui la popolazione "abita" il Sulcis non ha paragoni in Sardegna. Sono modi da zona di frontiera, da terra da ripopolare lentamente, quasi con riluttanza. Oppure con atto di imperio, perché c'è una nazione in guerra da rifornire di carbone. E cosģ, nella stretta pianura alluvionale del Sulcis costiero e nelle basse colline a ridosso delle antiche montagne convivono la città o il paese "artificiale" stile Carbonia, e il minuscolo villaggetto erede di un vecchio furriadroxiu [link esterno].

Il che significa anche dire che in questa regione sin dalla metà del secolo scorso hanno convissuto, poco comunicando e poco scambiandosi, la grande industria aperta al mondo, la cui prospettiva era comunque esterna all'orizzonte ristretto isolano, i cui destini erano pensati e programmati nelle stanze di un palazzo romano, o londinese, o parigino. E la piccola agricoltura e allevamento di autosussistenza, le cui esperienze avevano come orizzonte il mare da cui tenersi a debita distanza e le montagne alle spalle, fonte di alimento per gli animali, di legna per riscaldarsi e di protezione in caso di pericolo.

il Sulcis presso Villamassargia

Per secoli, sino all'incirca alla conquista del Nord Africa da parte di Napoleone, la Sardegna, ma il Sulcis in particolare, ha vissuto un vero e proprio assedio durato secoli e rappresentato dalle continue, ripetute e devastanti incursioni saracene. È soprattutto a questo lungo periodo, in cui il Mediterraneo sud-occidentale è dominio incontrastato dei saraceni nordafricani che praticano la pirateria e la razzia a livello di impresa, che bisogna riportare l'atavica diffidenza dei Sardi nei confronti del mare. Non dunque alle ripetute invasioni di popoli che però si insediano e legano in qualche modo il proprio destino a quello dell'isola, ma a circa quattro secoli di incursioni, razzie, saccheggi, rapimenti. Questo fenomeno è stato devastante non tanto nella intensità della singola incursione, ma nella ripetizione del fenomeno, e nella sua durata. Tutto ciò ha lasciato segni profondi anche nella personalità dei Sardi.

È soprattutto durante il XVII secolo che la regione del Sulcis comincia a essere ripopolata da pastori che si insediano nel territorio a gruppi di cinque o sei, mai isolati. Il persistente pericolo delle incursioni sconsigliava questa soluzione. E anche quando questo pericolo venne a cessare definitivamente, questo uso si mantenne. Ecco come Maurice Le Lannou, nel suo splendido studio risalente agli anni Trenta del secolo scorso sui pastori e i contadini della Sardegna, descrive il tipico furriadroxiu: "Questi edifici così sorprendentemente addossati l'uno all'altro evocano certe rozze abitazioni ai margini d'un deserto, organizzate per la difesa. Case d'abitazione ed edifici comuni formano un impasto molto compatto, di superficie irregolare, d'altezza anch'essa assai irregolare, con le case a più d'un piano che dominano i tetti più bassi delle casupole, ma le facciate danno sempre su un cortile interno, e verso l'esterno sono rivolti dei muri cechi. Niente è meno ameno alla vista di queste fortezze sospettose, ed è con una certa fatica che il viaggiatore inesperto riesce, attraverso un dedalo di camminamenti e per ripide scalinate, a trovare il padrone di casa." (M. Le Lannou, Pastori e contadini di Sardegna, Edizioni della Torre, 1979 Cagliari).

il Sulcis da Punta Sebera

In questo orizzonte piccolo, limitato, chiuso e diffidente, alla fine degli anni Trenta del secolo scorso si abbatte l'uragano Carbonia [link esterno]. Nel giro di pochi anni quelle pianure, percorse da secoli da poche bestie e ancor meno uomini, si popolano di un frenetico vai e vieni di genti e merci. Carbonia è stata una vera rivoluzione sociale e umana per il Sulcis. E con lei Bacu Abis, Cortoghiana, San Giovanni Suergiu, Portovesme. Di colpo il Sulcis comincia a popolarsi di minatori, di impiegati, di trasportatori, di meccanici, elettricisti, ingegneri. Gente che per vivere non dipende più dalla terra o dal gregge, ma da una azienda, da un "padrone". Gente che, ognuno con una funzione specifica, collabora tutta a un unico obiettivo: estrarre carbone. Migliaia di persone organizzate e disciplinate a un unico scopo. Che vivono concentrate vicino ai pozzi o ai posti di lavoro, che si legano secondo rapporti di solidarietà o si combattono per contrapposizione di interessi. Che sperimentano anche comodità che fino allora in quelle lande desolate non si erano mai viste, se non nella casa del dottore o del notaio: acqua calda, un bagno interno, una o più stufe a carbone per riscaldare gli ambienti. In quegli anni tra la gente di campagna si impone il detto "minadori, dottori".

Attualmente, l'esperienza industriale del Sulcis ha perso molta della sua energia, anche e soprattutto ideale, di apertura verso il futuro. Rimangono ancora aperte alcune prospettive legate al carbone. Le fonderie di Portovesme [link esterno], tra un annuncio di chiusura e l'altro, continuano a tirar fuori tonnellate di lingotti di zinco e piombo, e a dare lavoro a migliaia di persone. Pur tuttavia si tratta di ciò che rimane dopo che la grande ondata è rifluita. E con lei sono rifluite le speranze e la fiducia legate al progetto di fare del Sulcis un polo energetico e industriale che potesse svolgere il ruolo di volano per il tanto auspicato sviluppo industriale endogeno della Sardegna. Quello che resta per il Sulcis e le sue popolazioni, è il compito di pensare a un nuovo progetto per il futuro, che faccia meno conto sull'intervento esterno, e più sulle proprie risorse e capacità progettuali e realizzative.

  1. Rosas
  2. Isola di San Pietro (Capo Becco - Capo Rosso)
  3. Museo-Miniera di Serbariu
  4. San Leone
  5. S. Croce
  6. Bacu Abis
  7. Orbai
  8. Su Benatzu
  9. Miniere di Nuxis
  10. Barega
  11. Teulada
  12. Monte Tasua
  13. Santa Brą (o Santa Bra)
  14. Mont'Ega
  15. Giuenni
  16. Trubba Niedda e Mitza Sermentus
  17. Monte Spina
  18. Medau is Friagius - San Miali - Case Garanzeis
  19. Siliqua
  20. Domus de Maria-Pula
  21. Villamassargia
  22. Terras Collu
  23. Arcu su Linnarbu
  24. Monte Cerbus
  25. Su Seinargiu
  26. Serra Lurdagu

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